Un titolo provocatorio, volutamente controcorrente, per aprire un dibattito che secondo l’autore è rimasto troppo a lungo in secondo piano. Con Caccia agli uomini, l’avvocato Marra interviene nel confronto pubblico sulla violenza di genere sostenendo che, accanto alle giuste battaglie contro la violenza sulle donne, esista una dimensione spesso ignorata: quella delle violenze subite dagli uomini. Il libro nasce, spiega l’avvocato, non da un singolo episodio ma da una percezione maturata nel tempo. «Non c’è stato un momento preciso – racconta – ma una narrazione continua e distorta che a un certo punto mi ha fatto capire che non potevo non prendere una posizione».
Un clima percepito da anni
Secondo Marra, il disagio che molti uomini provano nel dibattito pubblico non è recente. «Questo clima esiste da diversi anni, ben prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin», afferma. Nel confronto con molti uomini, racconta, emergerebbero sentimenti di insofferenza, frustrazione e talvolta rabbia. La ragione, a suo avviso, risiede nella sensazione di essere giudicati collettivamente per i crimini commessi da altri. «Molti uomini non si riconoscono nella rappresentazione che li accomuna a figure come assassini, stalker o aggressori solo per il fatto di appartenere al genere maschile», spiega.
Un titolo volutamente provocatorio
Il titolo del libro, Caccia agli uomini, è stato scelto proprio per stimolare una riflessione. «Negli ultimi anni – sostiene Marra – la narrazione di un certo femminismo deviato ha teso ricondurre singoli episodi di cronaca a una colpa di tutto il genere maschile, a prescindere e senza distinzione, individuandolo come colpevole sempre». Per questo, dice, il libro assume toni polemici, ironici e irriverenti. L’obiettivo è attirare l’attenzione e spingere a interrogarsi su quella che l’autore definisce una narrazione sbilanciata.
Lo squilibrio nel dibattito pubblico
Alla domanda su dove sia più evidente questo squilibrio, l’avvocato non ha dubbi: «Nel mondo mediatico e politico è netto». In ambito giudiziario, invece, ritiene che qualcosa stia lentamente cambiando. Dopo casi di cronaca che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica, come quello di Giulia Cecchettin, il tema della violenza sulle donne è diventato centrale nel dibattito italiano. Marra però sottolinea un altro aspetto: «Ciò che mi è rimasto impresso è che agli uomini non era permesso intervenire nel dibattito. Per il solo fatto di essere uomini sono stati esclusi».
La “violenza dimenticata”
Uno dei temi centrali del libro riguarda quella che Marra definisce “violenza dimenticata”: quella subita dagli uomini. «Il fenomeno è più diffuso di quanto si pensi», sostiene. A suo dire molti uomini avrebbero vissuto almeno una volta nella vita un’aggressione o una violenza da parte di una donna, fisica o psicologica. Tuttavia, questi episodi emergerebbero raramente. La ragione principale sarebbe la vergogna. «Molti uomini fanno fatica ad ammettere di essere vittime», spiega. Tra gli episodi che più lo hanno colpito cita un caso di cronaca giudiziaria del vicentino: un uomo che, dopo aver denunciato ripetute aggressioni da parte della compagna, si è visto chiedere l’archiviazione della sua denuncia. «Se le parti fossero state invertite – commenta – probabilmente quest’uomo avrebbe già il braccialetto elettronico e la misura cautelare dei domiciliari ancor prima dell’accertamento dei fatti ».
Le difficoltà nel denunciare
Secondo l’avvocato, quando un uomo decide di denunciare una violenza incontra spesso ostacoli culturali. «C’è una tendenza a minimizzare, talvolta anche da parte delle istituzioni o delle forze dell’ordine», afferma. Non di rado, racconta, alle denunce seguirebbero reazioni di sorpresa o inviti a “lasciar perdere”. Un atteggiamento che renderebbe ancora più difficile far emergere il fenomeno. Alla base di tutto ci sarebbe, secondo lui, un tabù culturale ancora forte: «Sì, assolutamente. L’idea che anche l’uomo possa essere una vittima fatica ancora ad essere riconosciuta».
Femminismo e “integralfemminismo”
Nel libro Marra distingue tra ciò che definisce un femminismo equilibrato e quello che chiama “integralfemminismo”. Il primo, spiega, sarebbe orientato al dialogo e alla ricerca di una reale parità tra i generi. Il secondo, invece, a suo giudizio rischierebbe di sostituire un sistema di squilibri con un altro. «Il pericolo – sostiene – è passare dal patriarcato al matriarcato».Una posizione che, riconosce, può essere controversa e generare critiche.
“Non è una critica alle battaglie contro la violenza sulle donne”
Marra respinge però l’idea che il suo libro voglia mettere in discussione le lotte contro la violenza femminile. «Chi lo interpreta così non ha inteso il messaggio», afferma. Il problema, secondo lui, è che il confronto tra uomini e donne è diventato sempre più polarizzato.
Il dibattito sulle tutele giuridiche
Tra i passaggi più discussi del libro c’è anche una proposta provocatoria: introdurre il reato di “maschicidio” o, in alternativa, rivedere l’impianto normativo che riguarda il femminicidio. Secondo Marra, lo Stato dovrebbe garantire tutele equilibrate per tutte le vittime di violenza. «Se la nuova dottrina del diritto è quella di tutelare le persone in base al genere – sostiene – allora bisogna proteggere anche gli uomini quando sono vittime».
Le reazioni al libro
Le reazioni alla pubblicazione sono state diverse. «Molte donne storcono il naso già dal titolo», racconta l’autore, spesso senza aver letto il libro. « La cosa che più mi fa riflettere è che tra queste donne vi siano state anche quelle che in prima battuta si siano dichiarate dalla parte del buon senso, dell’equilibrio o ancor più delle ragioni degli uomini vittime ma che poi, seppur sollecitate, hanno preferito non esporsi in proposte o soluzioni». Tra gli uomini, invece, la risposta più frequente sarebbe stata una sola parola: «Finalmente!».
Il messaggio finale
Il punto centrale che Marra vuole trasmettere è semplice: «La violenza non ha genere». Secondo l’avvocato, il dibattito dovrebbe tornare a mettere al centro la persona, non l’appartenenza di genere, il diritto di difendersi deve poter esistere per chiunque, anche per l’uomo e anche se l’autrice di quella violenza è una donna. Solo così sarà possibile costruire un dialogo più equilibrato tra uomini e donne e affrontare davvero tutte le forme di violenza. « Sino a quando l’integralfemminismo vorrà eliminare gli uomini dal confronto, avremo sempre e solo una voce univoca di parte che ha quale obiettivo il prevaricare sugli uomini sino a porre gli stessi disequilibri, se non peggiori, di quelli di oggi» conclude.
Letteria Campanella
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