Il progetto di legge sullo “psicologo di base” presentato dal presidente della Regione Alberto Stefani finisce nel mirino dell’opposizione. A criticare duramente la misura è il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto, Carlo Cunegato, che definisce l’iniziativa «pura propaganda», contestandone soprattutto la copertura economica e l’impatto reale sul sistema sanitario regionale.

Secondo Cunegato, lo stanziamento da un milione di euro previsto nel testo «significa, nel migliore dei casi, venti psicologi per tutta la Regione: uno ogni 280 mila abitanti». Un rapporto che, sostiene, renderebbe impossibile offrire un servizio efficace: «Cosa può fare uno psicologo con 280 mila persone in carico? Poco o niente. Serve a fare notizia, non a curare i veneti». Il consigliere paragona la situazione a quella dei medici di medicina generale, che in Veneto hanno già «in media 1.526 pazienti a testa e sono troppi», ricordando che la Regione è «la seconda peggiore in Italia» per carico di assistiti per medico.

Cunegato estende poi la critica all’intero assetto della salute mentale veneta, definendolo «una Caporetto». Il Veneto, afferma, destina alla salute mentale il 2,4% della spesa sanitaria totale, «contro una media nazionale del 3%», e presenta dotazioni di personale inferiori agli standard italiani: «Abbiamo metà degli psichiatri rispetto alla media nazionale, 5 ogni centomila abitanti contro 10, e 2,5 psicologi ogni centomila abitanti contro una media di 4,5». In questo quadro, l’assunzione di una ventina di professionisti «e chiamarla riforma è socialwashing».

Pur riconoscendo che Stefani abbia ammesso le criticità del settore, Cunegato ritiene che la misura sia insufficiente: «Siamo passati dalla macchina della propaganda di Zaia, che si vantava di essere il migliore, a quella di Stefani, che almeno riconosce i problemi. Ma il riconoscerli non basta se poi le risorse non ci sono». E conclude sollecitando maggiori investimenti strutturali: «Stefani ha ragione quando dice che non c’è salute senza salute mentale. Ma se vuole essere credibile deve rifondare il sistema dalle fondamenta, non cercare la prima pagina». Per finanziare una riforma reale, sostiene, serve «il coraggio di chiedere di più a chi ha di più, con l’addizionale Irpef». In caso contrario, «continueremo a fare marketing sulla pelle di chi soffre.

di Redazione AltovicentinOnline

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