La guerra è in Iran, ma il conto arriva subito al distributore. Il petrolio non è ancora arrivato nelle raffinerie, ma il rincaro sì. E mentre i prezzi corrono, il governo continua a limitarsi a “monitorare”.

In Italia esiste una forma di teletrasporto energetico che la scienza non ha ancora studiato: basta una crisi nel Golfo Persico perché aumenti il prezzo della benzina al distributore sotto casa.

Ogni crisi internazionale ha i suoi effetti collaterali. Nel nostro Paese ce n’è uno che arriva con puntualità quasi scientifica: un prodigio tutto nostro. Nel giro di poche ore il prezzo della benzina alla pompa parte come un Patriot. È una rapidità sorprendente, considerando che il carburante venduto oggi deriva quasi sempre da petrolio acquistato settimane — spesso mesi — prima. Eppure il prezzo cambia immediatamente.

La spiegazione ufficiale è sempre la stessa: il cosiddetto costo di rimpiazzo. Tradotto: si vendono scorte comprate ieri rivalutandole al prezzo del panico di oggi. Ma il panettiere non aumenta il prezzo del pane perché teme che il grano l’anno prossimo costerà di più.
Un ristorante non raddoppia il prezzo della pasta perché tra due mesi potrebbe salire il pomodoro. Un costruttore non rivaluta le case già costruite perché immagina che il cemento salirà.

Nel resto dell’economia un meccanismo simile non esiste. Solo nel mercato dei carburanti questa logica diventa improvvisamente normale. Il rischio è ipotetico. Il profitto è immediato.

Il conto è certo: lo paga il consumatore.

Questa dinamica ha un nome semplice: rendita di crisi. Quando il petrolio sale, la benzina sale come un razzo. Quando il petrolio scende, la benzina scende come una piuma.

Gli economisti la chiamano rockets and feathers. Gli automobilisti italiani la chiamano più semplicemente presa in giro.

 

Ed ecco la seconda anomalia: la politica. Il governo convoca tavoli, annuncia monitoraggi e promette l’ennesima verifica. Nel frattempo la benzina aumenta. Il problema non è l’assenza di strumenti. È la mancanza di velocità. In un mercato che reagisce in ore, uno Stato che reagisce in settimane diventa irrilevante. Così il copione si ripete. Scoppia una crisi internazionale. I mercati reagiscono. Il prezzo dei carburanti si impenna. Quando arrivano i controlli, il rincaro è già stato assorbito dal mercato e il danno per il consumatore viene archiviato come un semplice incidente di percorso. Intanto i margini si allargano e il consumatore paga. La guerra avviene a migliaia di chilometri di distanza. Ma la rendita della guerra si materializza a pochi metri dal distributore sotto casa.

E mentre il prezzo della benzina sale, il Governo prende appunti. Un missile nel Golfo Persico.Un rincaro immediato alla pompa. Un governo che monitora. Il resto è la solita sceneggiata all’italiana.

mds

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