RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO da Pietro Veronese

A sancire il matrimonio tra le due aziende vi sono regole e prassi che lasciano veramente perplessi. Statuto e Convenzione prevedono infatti per la gestione della nuova azienda due Assemblee, quella ordinaria dei soci e quella per il controllo analogo congiunto. In quest’ultima i comuni soci partecipano suddivisi in “Comitati”, che ad oggi sono 4: quello degli Enti locali ex AVA srl, quello dei Comuni ex Soraris srl, quello degli Enti locali maggiori (maggiori non vuol dire “più grandi” … bisogna leggere la convenzione!) e quello, giustamente, ci mancherebbe, degli Altri Enti locali. Alla fine del percorso che porterebbe, fra un paio di anni, alla creazione di un’unica azienda per il bacino di Vicenza – questo è l’obiettivo dichiarato della fusione AVA-SORARIS – i Comitati potrebbero però essere il doppio, cioè 8, o forse di più. In questo groviglio una clausola risulta tranciante: il comune che nell’Assemblea ordinaria si oppone al parere approvato dalla maggioranza dell’ Assemblea per il controllo analogo, deve pagare agli altri comuni soci una penale pari al 10% del valore delle sue quote nel capitale sociale – Schio, per un parere contrario, pagherebbe una penale di almeno 80.000 € ! -. La norma di questo “Patto di sindacato” blinda così le decisioni che si prendono nell’ Assemblea per il controllo analogo. Spiegare di più e meglio qui non è possibile: vi invito a leggere lo Statuto e la Convenzione! Questa giostra, comunque, di comitati e assemblee e poi i tempi della loro convocazione, a me pare dicano una sola cosa chiara: una volta nominati il presidente della società e il consiglio di amministrazione, partita nella quale, con il sistema di voto approvato, i sindaci dell’Altovicentino avrebbero ben poco spazio , l’intricato palco non servirà che a blindare le volontà del consiglio di amministrazione. Il controllo reale non l’avranno certo i sindaci. Vi è però almeno un altro paradosso da sottolineare: i Comitati, quelli che compongono l’ Assemblea per il controllo analogo, deliberano, in modo vincolante per l’azienda, sul loro sistema di raccolta/gestione dei rifiuti: nella nuova ViAmbiente (50 comuni) ci sarebbero di fatto 4 sistemi in qualche modo diversi , essendo 4 i Comitati -; in quella futura, di bacino, (89 comuni), i sistemi di raccolta/gestione potrebbero essere anche più di 8 (essendo almeno 4 i Comitati perché 4 sarebbero le aziende da acquisire). Ha senso creare una sola azienda di bacino per raccogliere e gestire i rifiuti con 8 sistemi diversi ? Quanto ad economicità ed efficienza non mi parrebbe un risultato auspicabile!

Il valore economico assegnato ad A.V.A. s.r.l. e la mancata tutela del patrimonio altovicentino

La valutazione delle due aziende, alla fin fine, è il risultato di un compromesso fra i consigli di amministrazione di A.V.A. e SORARIS. Lo si potrebbe anche accettare un compromesso, e tuttavia due dati generano forti perplessità : l’intervento di efficientamento della sola prima linea dell’inceneritore e l’avvio della rete di teleriscaldamento (2016) sono costati oltre 40 milioni (e l’ammortamento dura 40 anni); il nuovo piano di ampliamento voluto e imposto dal presidente di AVA, dott. Cattelan – con una fretta malandrina perché mica si è premurato di pesare il parere del comune di Schio, socio di maggioranza, sul cui territorio insiste l’impianto! – prevede un impegno di spesa per più di 80 milioni di €. Se accostiamo la valutazione proposta per AVA (79 milioni) agli oltre 40 milioni spesi per l’ efficientamento e agli 80 milioni previsti per l’ampliamento, avvertiamo il disequilibrio: qualcosa non torna! Se poi in termini puramente commerciali, valutassimo pure le potenzialità di AVA e il suo contesto, i dubbi aumenterebbero. Infatti per la nuova società ViAmbiente l’impianto di incenerimento è più che indispensabile: nel Veneto esiste soltanto un altro impianto simile e le discariche sono oramai sature. Forse che i consigli di amministrazione di AVA e SORARIS han voluto e avallato una valutazione al ribasso, perché più vantaggiosa per i comuni che arriveranno e perciò utile a facilitare le fusioni e le acquisizioni prossime e venture? Ma perché mai il comune di Schio, per il quale l’impianto rappresenta un patrimonio considerevole e un “problema ambientale” certo non banale, e quello di Torrebelvicino avrebbero dovuto accettare di svendere l’inceneritore e di invischiarsi in una società governata con simili regole? E perché avrebbero dovuto fare propria la logica del sig. Cattelan, che considera l’impianto – si veda a proposito la proposta di ampliamento dell’inceneritore – uno strumento di puro business? Per quali fini infatti sarebbe urgente ampliare le capacità dell’impianto se già oggi l’inceneritore così com’è non solo copre le esigenze di tutta la provincia, ma brucia rifiuti che provengono pure da altre provincie venete? Perché quasi raddoppiare le capacità di incenerimento se le necessità ambientali presenti e future (vedi le previsioni della Regione Veneto per il 2030), impongono a tutti di ridurre la produzione di rifiuti, non di aumentarla per assecondare l’ampliamento di Ca’ Capretta? Che cosa ne guadagniamo? L’aria che respiriamo è già la più inquinata d’Europa! E perché non accettare subito la proposta di Schio e Torrebelvicino, che cioè i 32 comuni dell’ Altovicentino mantenessero la proprietà e la gestione dell’inceneritore? Il sig. presiedente Cattelan ha invece voluto tutto e subito, perché per raggiungere il vero obiettivo suo e dei suoi soci, doveva da subito ottenere la proprietà e la completa, libera, gestione dell’impianto di incenerimento. Questo obiettivo però, e la conseguente perdita di controllo sull’impianto, giustamente preoccupa sia Schio sia Torrebelvicino. E per converso, proprio questo stesso obiettivo ed i metodi usati per raggiungerlo rivelano pure quanto il valore di AVA appaia sottostimato.

Un patrimonio che gli altri esigono in dono o pretendono a suon di carte bollate

Di fusioni o acquisizioni, per arrivare all’azienda unica del bacino di Vicenza, ce ne saranno almeno altre 4. Il peso contrattuale del Comune di Schio, se fosse rimasto all’interno di ViAmbiente, la nuova società nata dalla fusione di AVA con SORARIS, sarebbe stato ridimensionato assai nel tempo: dal 23,74% al 21 % nella fusione in ViAmbiente, fino ad una percentuale che è ipotizzabile si sarebbe ridotta con le successive “fusioni” al 10-11% – . In verità bisognerebbe anche chiedersi se il valore della quota di oggi (23% = ca. 19 ml di €) sarebbe anche quello di domani (11% = 19 ml di €?) -. Ma non è questo il vero problema. Il punto è che se il presidente di AVA, Cattelan, e la maggioranza dei comuni dell’ Altovicentino hanno già a suo tempo ritenuto risibili le preoccupazioni di Schio e i suoi legittimi obiettivi, comune che pure ha pagato e paga dal punto di vista economico e ambientale più di tutti gli altri comuni dell’Altovicentino, a che pro Schio dovrebbe entrare in una compagine di 89 comuni, dove il suo 10-11% finale conterebbe meno di uno? E poi, a che pro continuare a mettere a disposizione di tutti gli altri comuni un patrimonio di almeno 19 milioni di € – cioè il 23,74% della valutazione di AVA -, se addirittura con due blitz, cinici e ben calcolati, fregandosene dei pareri e dei documenti prodotti, prima ti impongono quasi il raddoppio di un impianto che è in casa tua – e non in quella di Cattelan e soci -, e poi come azzeccagarbugli te lo scippano (cioè ti scippano di fatto 19 ml di euro!) perché fa gola il business che esso può garantire, con la scusa della necessità di creare un’unica azienda di bacino e di mantenerla in house, e con il ricatto che altrimenti rimarresti isolato nella fossa tra Scandolara e Summano? Non ci sarà nessun altro comune, nella tanto auspicata società di bacino, disposto ad accollarsi un investimento altrettanto oneroso! Tranne Thiene e Malo (11,33% e 5,97%), tutti gli altri comuni della nuova ViAmbiente han percentuali al di sotto del 5,70% (e 27 comuni non arrivano all’1% !) . Si dice che il comune di Vicenza, con i suoi 110 mila abitanti, sarebbe disposto ad impegnare nella partita della futura società di bacino non più di 3/4 ml di € … mentre Schio, con la sua percentuale al 21,84%, dovrebbe lasciarne lì 19, di milioni, non avendo di fatto nessuna possibilità di pesare davvero nel governo di una simile società, perché in assemblea la maggioranza si raggiunge non solo in base alla percentuale delle quote, ma anche in base al numero di cittadini che si rappresentano: Vicenza, per esempio, se entrasse nella futura società di bacino con un 4% di quote, con i suoi 110.000 abitanti peserebbe più del doppio di Schio, che di quote ne avrebbe almeno il 10%. Mancano forse ragioni per evitare di invischiarsi in un groviglio simile? E si valuti poi che, una volta entrati, davvero non sarà più possibile uscire: il furbo, lungimirante, presidente Cattelan, con i soldi di AVA (34.000 € che sono soldi anche di Schio!), non con i suoi, ha già impugnato di fronte al TAR la delibera con cui il Consiglio comunale di Schio nell’ottobre scorso ha negato il suo consenso alla fusione. Mentre nel frattempo i vari consiglieri comunali di opposizione, da Pd a FdI, da “Coalizione civica” a “Una nuova trama”, tutte queste ragioni nei loro interventi vari non hanno proprio per nulla voluto considerare. Proni di fatto anch’essi, come tanti sindaci dell’Altovicentino, al furbo, lungimirante, presidente Cattelan.

Pietro Veronese

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