Meno improvvisazione e più regole, per portare in tavola la selvaggina senza brutte sorprese. A Palazzo Balbi, sede della giunta regionale, nei giorni scorsi, si è acceso il confronto su un tema che riguarda sempre più da vicino cittadini, cacciatori e istituzioni: come gestire e consumare in sicurezza le carni di selvaggina.
Al tavolo gli assessori Dario Bond e Gino Gerosa, insieme ai tecnici della Regione e ai rappresentanti del mondo venatorio, in particolare della provincia di Belluno. L’obiettivo? Mettere nero su bianco regole chiare per chi porta a casa carne di animali selvatici, soprattutto per autoconsumo.
Più animali, meno cacciatori
Il punto di partenza è semplice: in Veneto la fauna selvatica è in aumento. Cinghiali, cervi e caprioli si moltiplicano, creando problemi all’agricoltura ma anche opportunità per chi pratica la caccia. Il problema è che i cacciatori sono sempre meno, e questo squilibrio complica la gestione del territorio.
“Servono regole chiare – ha spiegato Bond – per garantire sia la corretta gestione degli animali sia la sicurezza di ciò che finisce nei piatti”.
Il nodo sicurezza alimentare
Non è solo una questione di caccia. Quando si parla di carne di selvaggina, entrano in gioco aspetti sanitari delicati: controlli veterinari, modalità di macellazione, conservazione e consumo. Negli ultimi anni, anche a livello nazionale, si è acceso il dibattito sui rischi legati al consumo domestico di carne non controllata, come la possibile presenza di parassiti (ad esempio la trichinella nei cinghiali) o contaminazioni batteriche.
Per questo la Regione punta a linee guida semplici ma precise: indicazioni su come trattare la carcassa subito dopo l’abbattimento, regole per la conservazione ed eventuali controlli sanitari consigliati o obbligatori.
Buone pratiche uguali per tutti
Dal confronto è emersa una linea condivisa: servono regole uniformi in tutto il Veneto. Oggi, infatti, spesso le pratiche cambiano da zona a zona, creando confusione tra i cacciatori. L’idea è promuovere “buone pratiche” facili da seguire anche per chi non è un esperto, evitando rischi inutili e valorizzando una risorsa che, se gestita bene, può essere anche sostenibile.
Un tema che riguarda tutti
Quella della selvaggina non è più una questione di nicchia. Sempre più persone si avvicinano a questo tipo di carne, anche per motivi ambientali e di filiera corta. Ma attenzione: “naturale” non significa automaticamente “sicuro”. Senza controlli e procedure corrette, i rischi ci sono.
Per questo la Regione Veneto ha deciso di accelerare: nei prossimi mesi continueranno incontri tecnici e confronti con tutte le parti coinvolte, con l’obiettivo di arrivare presto a linee guida ufficiali.
Meno improvvisazione e più regole, per portare in tavola la selvaggina senza brutte sorprese.
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