Due anni a respirare un’aria che fa venire il voltastomaco. Due anni a chiudere le finestre, a sigillare le case come fossero rifugi. Eppure non basta. E’ il vissuto, è il racconto, dei residenti di S. Anastasia. Dicono che non si vive più. La puzza è una presenza costante. Invisibile, invasiva che arriva dal maxi pollaio di Zugliano.
“Non se ne può più”. Uno sfogo che palpa nell’esasperazione del non vedere una soluzione. “La situazione è ormai fuori controllo. Negli ultimi tre giorni si è arrivati a livelli assolutamente intollerabili”. Un’ondata nauseante che entra nelle abitazioni, si attacca ai muri, ai vestiti, alla quotidianità. Che non lascia scampo. “Questo non è più un semplice disagio: è un problema serio di qualità della vita” continuano ancora quei residenti che vivono in zona. “Ci svegliamo con la nausea. Non possiamo aprire le finestre. Siamo prigionieri in casa nostra”, continuano.Parole dure. Ma ancora più dura è la realtà che raccontano. Una realtà che, dicono, va avanti da oltre due anni. Due anni di segnalazioni, esposti, richieste rimaste, così denunciano, senza risposte concrete.

Il disagio non viene negato dal primo cittadino di Zugliano. “Sappiamo cosa stanno vivendo i residenti”. Ma i margini, spiega, sono stretti: “non abbiamo strumenti coercitivi oltre a quelli già utilizzati”.
E poi ci sono i dettagli tecnici. Come gli interventi che l’azienda doveva mettere in campo per mitigare l’aria malevola. Specie la pollina. Che sarebbero “non adeguati”, soprattutto l’impianto di nebulizzazione. Ci sono anche le analisi dell’aria, fatte da Arpav tra settembre e novembre scorsi. Due mesi nei quali una specifica centralina mobile ha ‘annusato’ l’aria attorno al maxi pollaio. Il risultato è scritto nero su bianco: “il disagio olfattivo esiste” continua ancora Maculan, spiegando che la relazione arrivata da Arpav il Comune l’ha consegnata anche al Comitato. Una relazione che finirà anche in tribunale.
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