Nel Vicentino torna a circolare una parola che spunta fuori ogni tanto, proprio come gli abiti fuori moda che qualcuno insiste a rimettere: fusione. Si parla di unire i Comuni, di cancellare confini, di far diventare tutto più grande perché “piccolo non funziona più”. Ma l’Unione Montana Alto Astico non ci sta a passare per l’ospite scomodo che deve per forza farsi adottare da qualcun altro.
I sindaci dell’Unione lo dicono chiaro: prima di buttare tutto all’aria, guardiamo cosa funziona davvero. L’Unione Montana non è un passatempo da amministratori annoiati. È un ente riconosciuto e premiato dalla Regione Veneto proprio perché mette insieme i servizi tra più Comuni. E non solo sulla carta: l’ente ha persino finanziato uno studio tecnico, affidato alla società Arvest, per capire come migliorare ancora di più l’organizzazione.
Il presidente dell’Unione, Marco Lorenzato, sindaco di Laghi, insieme al vicepresidente Diego Carotta, sindaco di Pedemonte, chiarisce la linea: «Non è una difesa del campanile. È una visione diversa. Concreta. Sostenibile. Mantenere le identità locali non è un vezzo romantico, è un principio che si sposa perfettamente con la logica dei fondi di confine, risorse che cinque dei nostri otto Comuni percepiscono. La vera sfida non è cancellare i confini sulle mappe, ma aggregare i servizi interni, quelli che il cittadino non vede ma che fanno funzionare la macchina. L’Unione lo sta già facendo. Così si salva la prossimità, si tutela l’identità territoriale, culturale e la tradizione delle nostre comunità».
E se qualcuno pensa che i piccoli Comuni siano un problema, l’Unione indica un esempio molto semplice: il Piemonte. Là i paesi di montagna sono tanti, piccoli, spesso minuscoli. Ma funzionano perché collaborano, non perché sono stati fusi a forza. «Guardiamo al Piemonte. Lì convivono decine di piccoli Comuni montani. Fanno rete, funzionano. Sarebbe il caso di prendere spunto da quel modello, invece di pensare che l’unica soluzione sia l’annessione», osservano i vertici.
Un sostegno arriva anche da Mosè Squarzon, presidente dell’Unione Montana Piccole Dolomiti e sindaco di Monte di Malo, che mette il dito nella piaga dei finanziamenti: «Sarebbe utile, e forse anche logico, che una parte dei fondi strategici regionali venisse utilizzata direttamente per le Unioni, per sostenere le forme associate di gestione. È lì che si fa l’efficienza vera».
Il succo è semplice, per queste Unioni montane, la fusione non è l’unica strada, e forse non è nemmeno la migliore. I Comuni dell’Alto Astico vogliono continuare a collaborare, a condividere servizi e a restare vicini ai cittadini, senza rinunciare alle loro storie e alle loro identità. Unire ciò che serve, sì.
Il dibattito sulle fusioni
Stampa questa notizia




