“A me pare che la pericolosità della situazione non sia stata minimamente compresa dalle istituzioni e tutti si stiano muovendo con una spaventosa superficialità che potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Un altro positivo a bordo di quell’aereo? E lo sappiamo solo ora? Io non so più cosa dire e cosa pensare. Dal Covid non abbiamo imparato niente“. A dirlo è Roberto Burioni, esperto virologo, che commentale ultime novità a proposito di casi di Hantavirus che si stanno diffondendo dopo gli iniziali tre decessi a bordo dell’Hondius Mv. L’Oms e le autorità italiane hanno più volte ribadito che la situazione è sotto controllo e che non ci sono rischi di pandemia. Continuano però a emergere casi nuovi. E quello che Burioni trova grave è la “superficialità“, dice, con cui è stato gestito il monitoraggio: come mai, si chiede l’esperto, si scopre ora che c’era un altro positivo a bordo di quell’aereo? Il volo è quello che dall’isola di Sant’Elena a Johannesburg: nelle ultime ore, si è diffusa la notizia di un cittadino inglese arrivato in Italia un paio di settimane fa (che ora si trova in isolamento all’ospedale Sacco) che aveva viaggiato su quel volo vicino alla paziente che poi è morta. Inoltre, nell’articolo citato da Burioni sui social, si parla anche di un altro passeggero che era sull’aereo e sarebbe risultato positivo.
IL CASO DEL PAZIENTE CHE ERA SUL VOLO CON LA MOGLIE
Il turista britannico, di cui la Gran Bretagna ha avvisato l’Italia nella giornata di ieri, viene considerato un contatto poiché ha viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg su cui si trovava la moglie della prima vittima, l’ornitologo Leo Schilperrord, morto sulla nave da crociera. Il turista inglese è stato rintracciato ieri ed è stata disposta per lui la quarantena all’ospedale Sacco di Milano. In aereo, era seduto vicino alla moglie di Schilperrord, Mirjam, morta il 26 aprile a Johannesburg dopo essere stata fatta scendere, il giorno prima, da un aereo in partenza per Amsterdam per le sue condizioni molto critiche (lo stesso su cui viaggiavano i quattro italiani che poi sono diventati ‘sorvegliati speciali’).
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