Non si è fatta attendere la risposta dell’Ulss 7 dopo la denuncia del consigliere regionale Carlo Cunegato e di Umberto d’Anna, da anni in prima linea nella difesa dei diritti delle persone con disabilità. La Direzione dell’Azienda sanitaria, insediata lo scorso marzo, ha riconosciuto apertamente le criticità dell’ingresso dell’ospedale di Santorso, soprattutto per quanto riguarda la lunga rampa esterna, difficile da affrontare in caso di pioggia o maltempo.
«Le difficoltà legate all’utilizzo della rampa esterna sono uno dei temi cui stiamo lavorando», ha spiegato la dirigenza dell’Ulss Pedemontana poche ore dopo la pubblicazione degli articoli di Altovicentinonline. «Stiamo valutando un percorso di accesso alternativo, più breve e soprattutto coperto. Sarebbe utile sia per le persone in carrozzina sia per le mamme con passeggini». Un’ammissione rara e apprezzabile, che dimostra un impegno concreto nel migliorare la qualità dei servizi.
A fronte di questa apertura, ciò che ha fatto più male sono stati i commenti comparsi sulla pagina Facebook del giornale. Parole cariche di leggerezza, sarcasmo e totale mancanza di empatia verso chi vive ogni giorno sulla propria pelle la dipendenza da una sedia a rotelle. Tra le frasi scritte, spiccano quelle di chi addirittura nega il problema. È un segnale amaro: in troppi trattano temi come l’accessibilità e i diritti delle persone con disabilità come se fossero opinioni soggettive o, peggio, argomenti su cui sfogare frustrazioni personali.
Eppure la disabilità non guarda il colore politico. Un figlio disabile può nascere tanto a una famiglia di sinistra quanto a una di destra. Una malattia può colpire all’improvviso chiunque, senza chiedere prima per chi vota o quale sia la sua idea del mondo. Per questo trasformare un tema così serio in terreno di scontro ideologico è una forma di egoismo che ferisce profondamente chi si trova già a combattere battaglie quotidiane enormi.
Strumentalizzare il dolore è facile; ascoltarlo e comprenderlo richiede invece maturità. Forse conoscenza e rigore nel parlare di qualcosa che non è semplice come appare. È questo il nodo: troppo spesso il dibattito pubblico si riduce a slogan, mentre dietro ogni richiesta di accessibilità c’è una persona che chiede semplicemente di poter vivere con dignità. Non privilegi, non vantaggi: soltanto diritti.
Chi ha commentato con cinismo forse non si rende conto del peso delle proprie parole. Chi ha addirittura negato il problema non meriterebbe neanche spiegazioni. Ma chi vive la disabilità le ha lette tutte, e ne è rimasto ferito. Anche per questo il passo dell’Ulss, che ha riconosciuto il problema e si è impegnata a risolverlo, merita rispetto. Perché migliora la vita delle persone, senza polemiche e senza propaganda. È così che si costruisce una comunità più giusta: con responsabilità, ascolto e umanità. Quella che non hanno dimostrato i leoni da tastiera, che non hanno tentennato nemmeno un attimo nel pigiare sulla tastiera e scrivere fesserie di cui dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa.
Evitiamo di riportarvi qui la vergogna di tutti i commenti, che lasciamo comunque visibili sulla nostra pagina facebook.
di Redazione AltovicentinOnline
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