Sabato 16 maggio, alle 6 del mattino, prenderà il via la Grande Rogazione di Asiago. Una preghiera in cammino, lunga 33 km, tra pascoli, strade bianche, capitelli e sentieri dell’Altopiano.
La tradizione vuole che il corteo si formi alle prime luci dell’alba. Poi il passo lento, le invocazioni, le soste. Un itinerario lungo e impegnativo che, anno dopo anno, continua a richiamare residenti, pellegrini e curiosi. Sull’Altopiano, la Grande Rogazione conserva un significato che va oltre l’aspetto religioso.

Il cammino e le sue soste
Il via alle 6 dal sagrato del Duomo di Asiago. La prima tappa conduce al Lazzaretto, luogo simbolico della tradizione religiosa altopianese. Qui viene celebrata la santa messa, officiata dai parroci dei Sette Comuni e, poi, sarà anche il momento di uno dei gesti più antichi e delicati della Rogazione: le ragazze donano ai ragazzi le tradizionali uova sode dipinte a mano, ricambiando così il ‘cuco’, piccoli fischietti di terracotta colorata, ricevuto il 25 aprile nel giorno di San Marco e della Festa dei Cuchi di Canove. Dal Lazzaretto il cammino riprende verso Kaberlaba, Canove e quindi Camporovere, dove i pellegrini arrivano intorno alle 13 per una nuova sosta e il pranzo al sacco. Nel pomeriggio la processione si rimette in moto. La parte più impegnativa arriva con la salita del Monte Katz, chiamato anche “Bi” per la forma del tracciato che ricorda la lettera dell’alfabeto. Dopo la discesa dal Monte “Bi”, il cammino prosegue verso la contrada Rigoni di Sotto e il bosco di Gallio, dove avviene l’ultima sosta della giornata. Qui i ragazzi ricambiano il dono delle uova decorate ricevute dalle ragazze offrendo corone intrecciate con ramoscelli di pino e fiori raccolti lungo il percorso. Infine, dopo circa tredici ore di cammino, la processione rientra al Duomo di Asiago accolta dal suono festoso delle campane, dove una messa solenne conclude la Grande Rogazione.
di Redazione AltovicentinOnline
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