Civitas Schio e Noi Cittadini con Cristina Marigo chiedono alla Giunta un mandato chiaro: continuità del servizio senza zone grigie, garanzie sul termovalorizzatore e tutela del patrimonio pubblico.
A Schio la questione rifiuti torna in Consiglio comunale, ma stavolta con una novità: la mozione non arriva dall’opposizione. La presentano Civitas Schio e Noi Cittadini con Cristina Marigo, due gruppi della maggioranza che sostiene il sindaco Cristina Marigo. E il messaggio alla Giunta è netto: trattare, sì, ma con paletti chiari e senza zone grigie.
Da dove nasce la mozione
Il punto di partenza è il recesso comunicato dal Comune di Schio il 30 dicembre 2025 dalla società Alto Vicentino Ambiente (AVA), all’epoca gestore in house. Secondo i proponenti, con l’uscita sarebbero venuti meno i presupposti giuridici dell’affidamento diretto e, quindi, i contratti di servizio collegati al rapporto societario non potrebbero proseguire senza un titolo valido. Per garantire la continuità di un servizio essenziale viene richiamata una proroga tecnica, limitata nel tempo e finalizzata esclusivamente ad arrivare a un nuovo affidamento. Ma la mozione sottolinea il rischio: se proroga e gara non vengono formalizzate e avviate, la prosecuzione del servizio si muove in una zona grigia che espone l’ente a contestazioni e possibili responsabilità.
Chi deve indire la gara
Secondo la mozione, il soggetto competente a indire la procedura a evidenza pubblica è il Consiglio di Bacino “Vicenza”. L’idea, spiegata in modo semplice, è questa: se non c’è più un affidamento in house legittimo, l’alternativa non è continuare per inerzia, ma attivare la strada del mercato. In parallelo, però, la maggioranza tiene aperto un secondo binario: la trattativa, purché coerente con la legalità amministrativa e senza pregiudicare l’obbligo di gara se i requisiti dell’in house non ricorrono.
Le condizioni poste da Schio
Il cuore dell’iniziativa sta nelle condizioni minime che, secondo i firmatari, devono essere garantite per rendere sostenibile e legittimo un eventuale riassetto. Primo: “l’ultima parola a Schio” sulle scelte strategiche legate al termovalorizzatore, con un potere d’interdizione o un parere vincolante o strumenti equivalenti. Secondo: separazione gestionale e contabile tra ramo raccolta (nel perimetro regolato da ARERA) e ramo smaltimento, con logiche industriali diverse. Terzo: obiettivi ambientali vincolanti, con riduzione del rifiuto urbano residuo e meccanismi di equità tariffaria e incentivazione dei comportamenti virtuosi. Quarto: riconoscimento di un ristoro ambientale strutturale, cioè un indennizzo stabile per il Comune ospitante. Quinto: tutela del patrimonio pubblico, con verifica tecnico-contabile e determinazione del valore della partecipazione come presupposto per qualunque accordo o decisione consapevole.
La linea politica della maggioranza
Sul piano politico, i gruppi consiliari ribadiscono la linea: la maggioranza dice di voler trattare in modo costruttivo, ma rifiuta l’idea di annullare il recesso senza garanzie, perché lo considera una resa che non tutela Schio. La mozione chiede inoltre che la Giunta riferisca periodicamente al Consiglio comunale e che qualsiasi eventuale accordo definitivo venga sottoposto preventivamente al voto dell’aula.
La chiusura che manca nei documenti, ma non nel problema
Resta però il vero nodo che la mozione sfiora ma non nomina: i patti parasociali. Perché qui il “controllo analogo” non è controllo, è obbedienza organizzata. C’è un patto di sindacato che impone ai Comuni di votare in assemblea come deciso a monte e, se qualcuno rompe la linea, scatta persino una penale: il 10% del valore della quota. Una clausola che tutti i sindaci hanno sottoscritto con disarmante leggerezza. In una società pubblica questo non si chiama governance: si chiama bavaglio. E finché quel bavaglio resta, parlare di “ultima parola a Schio” è solo propaganda.
di Redazione AltovicentinOnline
Stampa questa notizia




