Durante la trasmissione televisiva Ring di AntennaTre Nordest, andata in onda martedì sera, si è registrato un episodio che sta facendo discutere il Veneto e non solo. Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che ha aderito al movimento di Roberto Vannacci, rivolgendosi in diretta a Said Chaibi, esponente di Sinistra Italiana–AVS, gli ha urlato: “Torna a casa tua”. Parole pesantissime, rivolte a una persona che in Italia non solo vive, ma ci è nata e cresciuta. Said Chaibi, infatti, è cittadino italiano a tutti gli effetti. Proprio per questo, il caso sta assumendo una valenza che va ben oltre il normale scontro politico.
“Questo si chiama razzismo”
A denunciare con forza l’episodio sono stati i consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato ed Elena Ostanel, che in una nota congiunta hanno usato parole chiarissime: “Said Chaibi è nato in Italia, è cresciuto in Italia, e quindi è italiano. Quando il consigliere regionale Stefano Valdegamberi gli urla ‘torna a casa tua’ in diretta televisiva, non sta esprimendo un’opinione politica: sta dicendo a un connazionale che la sua casa non è quella di tutti gli altri. Questo si chiama razzismo”.
Secondo Cunegato e Ostanel, siamo di fronte a un salto di qualità nel linguaggio dell’odio: non una semplice invettiva, non una provocazione da talk show, ma un messaggio che colpisce il cuore stesso dell’appartenenza democratica, mettendo in discussione il diritto di un cittadino italiano a sentirsi “di casa” nel proprio Paese.
Il paradosso delle origini: “Neanche noi saremmo ‘del posto’”
Cunegato ha ricordato le stesse radici di Valdegamberi, sottolineando come l’argomento “etnico” possa facilmente diventare un’arma a doppio taglio: “Siamo di fronte al paradosso di una destra che non è più in grado di leggere la realtà. Valdegamberi è di origine cimbra e lo sono anch’io. I Cimbri sono una minoranza di origine germanica insediata da secoli sulle nostre montagne: siamo italiani, ma se dovessimo applicare il criterio etnico che ispira certe uscite, qualcuno potrebbe ricordarci che anche noi non siamo proprio ‘del posto’”.
Il ragionamento mette in luce l’assurdità di una visione “etnica” dell’italianità: se l’essere italiani comincia a dipendere da nome, cognome, tratti somatici o origini familiari, allora nessuno è davvero “puro” o “autoctono” abbastanza. Ed è proprio su questa contraddizione che l’opposizione punta il dito.
Chaibi, italiano a tutti gli effetti
Nel mirino c’è l’idea, implicita nelle parole “torna a casa tua”, che Said Chaibi sia in qualche modo “straniero”, “ospite”, o comunque meno legittimato di altri a partecipare alla vita pubblica del Paese. Ma i fatti sono semplici: Chaibi è nato in Italia, è cresciuto in Italia ed è cittadino italiano. La sua “casa” è la stessa degli altri milioni di cittadini che vivono, lavorano, studiano e fanno politica sul territorio nazionale.
Su questo punto Ostanel è netta: “Said Chaibi è nato e cresciuto in Italia. Forse, per Valdegamberi, è straniero chiunque non corrisponda alla sua visione etnica del mondo”.
E collega l’episodio al recente posizionamento politico del consigliere regionale: “Del resto, il consigliere è recentemente transitato dalla Lega Salviniana al partito di Vannacci, dove l’ossessione per i tratti somatici altrui, specie quelli delle pallavoliste olimpiche, è di casa”.
Un riferimento diretto al clima politico e culturale che, secondo i due consiglieri, alimenta uscite come quella avvenuta in diretta televisiva.
Dalla TV al tribunale: la querela e il ruolo delle istituzioni
La reazione non sarà solo politica, ma anche legale. Cunegato e Ostanel esprimono pieno sostegno a Said Chaibi e al circolo cittadino di Sinistra Italiana–AVS di Treviso, che ha annunciato querela contro Valdegamberi: “Siamo pienamente solidali con Said e con il circolo cittadino di Sinistra Italiana–AVS di Treviso, che fa bene a querelare Valdegamberi”. Il punto, spiegano, non riguarda soltanto un’offesa personale, ma la responsabilità pubblica di chi riveste un incarico istituzionale: “Le parole di chi ricopre incarichi pubblici hanno un peso, anche educativo. Chi usa uno studio televisivo per istigare all’odio su base etnica non sta facendo politica: sta compiendo un atto discriminatorio che dovrà spiegare a un giudice”.
Qui si tocca un tema cruciale: il confine tra libertà di espressione e incitamento all’odio. In uno spazio mediatico sempre più polarizzato, un’espressione come “torna a casa tua” rivolta a un cittadino italiano di origine straniera non è solo un insulto: rischia di legittimare, normalizzare e rafforzare pregiudizi già diffusi nella società.
Cognome, pelle, origini: cosa NON fa di un italiano un cittadino di serie B
Il comunicato dei due consiglieri si chiude con una frase che ribalta completamente la logica discriminatoria alla base dell’attacco: “Il cognome, le origini, il colore della pelle non determinano il valore di una persona né il suo diritto di chiamare questo Paese casa propria. Said lo sa bene, perché è un cittadino italiano e questa è casa sua”.
In queste parole c’è il cuore del caso: l’idea che l’italianità non sia un privilegio concesso a pochi, ma un diritto uguale per tutti coloro che ne hanno la cittadinanza e vivono la comunità nazionale, indipendentemente dalla storia familiare o dall’aspetto fisico.
L’episodio di Ring diventa così un simbolo di uno scontro molto più profondo: da una parte, una visione chiusa, etnica e gerarchica dell’appartenenza; dall’altra, un’idea di Italia come comunità plurale, dove essere “di qui” significa condividere diritti, doveri e destino, non avere il “cognome giusto” o il “colore giusto”.
Quello accaduto in diretta TV non è soltanto un brutto scivolone personale, ma il sintomo di un clima in cui certe frasi vengono pronunciate con sempre meno esitazione. Che un consigliere regionale, in uno studio televisivo, possa dire a un cittadino italiano “torna a casa tua” senza rendersi conto della gravità di quelle parole, indica una deriva che riguarda l’intero spazio pubblico. Al di là degli aspetti giudiziari, resta una domanda politica e civile: che tipo di Paese vogliamo essere? Uno in cui il colore della pelle o le origini famigliari possono ancora essere usate come arma per zittire un avversario, o uno in cui “casa mia” e “casa tua” coincidono, quando parliamo di Italia?
N.B.
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