Cammina tranquillo per le vie del centro, abbronzato, sorridente, disponibile con tutti. In pochi, a vederlo così, immaginerebbero che quest’uomo sia un supercampione del mondo imbattuto da 121 incontri, sommando più specialità di arti marziali professionistiche. Eppure è proprio così: Bruno Danovaro, colosso dello sport internazionale, ha scelto di passeggiare senza clamore per Schio, la “Manchester d’Italia”, portando con sé un bagaglio di successi, cultura e umanità raro nel panorama sportivo mondiale.

Dalla pesistica pro ai ring di mezzo mondo

La storia di Danovaro parte dalla Pesistica professionistica degli anni Novanta, dove il suo fisico statuario lo avrebbe facilmente relegato nello stereotipo del “forzuto brutale”. Ma Bruno ha fatto l’esatto contrario: ha cambiato l’immagine dell’uomo di forza, trasformandola in quella di un atleta colto, educato, capace di dialogare con i mass media e di presentarsi come un professionista moderno.

Dalla pedana ai ring, ha saputo imporsi anche nei combattimenti, costruendo un record impressionante e una carriera che ha attraversato discipline diverse e continenti, fino a diventare un riferimento per gli sport di forza e di contatto.

Il suo merito non è solo sportivo. In un ambiente spesso frenato da burocrazie pesanti e logiche di “orticello” federale, più attente alla gestione interna che al bene degli atleti, Danovaro è riuscito a scardinare vecchi schemi, portando i suoi sport in una dimensione organizzativa e mediatica paragonabile a quella degli Stati Uniti.

Mass media, sponsor, incontri di alto livello: il suo nome ha iniziato a circolare fuori dai confini nazionali, fino a varcare anche quelli della politica internazionale. Bruno Danovaro è stato infatti ricevuto da due Presidenti degli Stati Uniti, Bill Clinton e George W. Bush Jr., e negli anni Novanta è entrato nella classifica degli uomini più influenti al mondo stilata dal quotidiano Houston Journal: posizione numero 99, al primo posto proprio l’allora Presidente Clinton. Una vera e propria “gallina dalle uova d’oro”, capace di coniugare sport, affari e popolarità, senza mai smarrire la voglia di mettersi alla prova.

Una carriera infinita: ora la sfida della lotta senegalese

Nonostante un palmarès che pochi possono vantare, Danovaro non ha alcuna intenzione di fermarsi. A fine mese lo attende l’ennesimo match, questa volta in una disciplina che ancora manca nella sua collezione di titoli: la lotta senegalese, specialità affascinante e dura, molto radicata nella tradizione africana. Un tassello che potrebbe completare un mosaico sportivo già straordinariamente ricco.

La sua poliedricità e longevità agonistica hanno attirato anche l’attenzione del mondo medico-scientifico: il suo capo staff sanitario, il dottor Michele Bianchi, primario di cardiologia e medicina dello sport, lo segue da anni come vero e proprio “caso di studio” vivente, testimoniando come dedizione, allenamento e metodo possano spingere il corpo umano ben oltre i limiti comuni.

Il lato nascosto del campione: l’uomo

Ma forse il volto più sorprendente di Bruno Danovaro è quello che non sale sul podio e non finisce nei tabelloni degli incontri: il lato umano. Il campione ha scelto di restituire gran parte delle sue fortune agli ultimi, ai deboli, ai malati. Interviene in silenzio, senza proclami, “avendo tutto da perdere e nulla da guadagnare”, come dicono coloro che lo conoscono da vicino.

È presente dove c’è bisogno, lontano dai riflettori. Non insegue la visibilità a tutti i costi: vive una vita reale, concreta, distante dai social e dalla televisione urlata e rissosa. Preferisce il contatto diretto, lo sguardo negli occhi, la stretta di mano.

A Schio, tra cultura, tessile e ricordi biancorossi

Per questo la sua passeggiata a Schio racconta molto di lui. Danovaro si ferma a parlare con i curiosi, discute di cultura, si interessa al mondo tessile che ha reso famosa la città, ascolta, fa domande. L’omone che sui ring domina, in strada è un uomo che si emoziona.

Si commuove, ad esempio, quando ricorda un’immagine della sua infanzia: lo stadio, la folla, la maglia del Lanerossi Vicenza e le magie di Paolo Rossi con il pallone tra i piedi. Momenti che definisce “indimenticabili” e che, raccontati con gli occhi lucidi, lo rendono ancora più vicino, più umano, più simpatico.

Bruno Danovaro appare così: un campione intramontabile che non ha smarrito la capacità di emozionarsi. Un uomo che, pur avendo conosciuto vertici di potere, ricchezza, fama internazionale, sceglie di camminare per le strade di una città di provincia, di parlare con tutti, di mettersi ancora alla prova sul ring e, soprattutto, di usare la propria forza per dare una mano a chi ne ha meno.

di Redazione AltovicentinOnline

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