Nel dettaglio, la voce più pesante è quella degli investimenti ormai obbligati impianti di climatizzazione più efficienti, fotovoltaico, schermature e riqualificazione energetica degli immobili valutati tra i 2 e i 4 miliardi. Seguono i maggiori costi per l’energia, tra i 2 e i 3 miliardi, legati alla necessità di raffrescare più a lungo, e il calo della produttività del lavoro nelle giornate di caldo intenso, stimato tra 1,5 e 3 miliardi. Si aggiungono infine 1-2 miliardi di fatturato perso nei settori più esposti, dall’edilizia all’agricoltura fino alla logistica e al commercio ambulante. Il riscaldamento è sempre stato una delle principali voci di spesa energetica per le famiglie, a cui si aggiungono oggi i costi della climatizzazione estiva: si spendono in media circa 150 euro, cifra che potrebbe arrivare fino a 400 nel giro di pochi anni. Vanno inoltre considerati l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo idrico e le spese sanitarie legate allo stress termico. Il caldo rischia cosi’ di trasformarsi in una sorta di “nuova tassa climatica”, che grava soprattutto sui redditi medio-bassi e sulla popolazione anziana. Una dinamica simile riguarda anche le imprese: un bar o un negozio che oggi sostiene 3.000 euro l’anno per il raffrescamento potrebbe trovarsi a spenderne 5.000-6.000 in breve tempo, cui si sommano gli investimenti ormai indispensabili in impianti più efficienti e nella riqualificazione energetica degli immobili, un vero e proprio ostacolo di capitale per le microimprese.

Edilizia, agricoltura e logistica i settori più esposti

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