A Thiene esplode il dibattito sul razzismo, sulla piazza virtuale di Facebook tramite le poche parole, ‘L’Italia è razzista’ scritte dal consigliere comunale di Avs Alaeddine Kaabouri. Un post lapidario che nel giro di poco ha suscitato commenti da chi, come lui, siede in consiglio comunale ma tra i banchi dell’opposizione.

Busin: “una generalizzazione ingiusta”
Tra i primi a intervenire è il consigliere della Lega Andrea Busin, che contesta quella che ritiene una generalizzazione ingiusta. “Dire che “l’Italia è razzista” abbassa di molto il livello del tuo giudizio -scrive l’esponente del Carroccio-È un’affermazione ingenerosa e offensiva verso una nazione che “ti ha accolto” e che, anche a livello personale, ti ha dato molto. E offende anche me e tutti quei concittadini che ti hanno sempre rispettato e considerato parte della nostra comunità. Il razzismo, quando c’è, va condannato senza esitazioni. Ma accusare un intero Paese e un intero popolo è una generalizzazione che non rende giustizia alla realtà e nemmeno alla tua storia personale”.
Kaabouri replica definendo il commento “l’esempio perfetto di un certo paternalismo” e ribatte con fermezza all’espressione “una nazione che ti ha accolto”. “Invece di chiederti perché una persona razzializzata arrivi a scrivere che l’Italia è razzista, preferisci spiegarmi perché dovrei essere grato a un Paese che, a tuo dire, “mi ha accolto”. Però vorrei ricordarti che l’Italia non mi ha accolto. Io sono nato qui, a Thiene, all’ospedale Boldrini”, scrive il consigliere di Avs.

Ci si chiede se la frase “ti ha accolto” sia forse un pochino infelice, ma questa è un’opinione che è giusto che si facciano i lettori.

E’ scontro con Mojentale: “torna al Paese dei tuoi antenati”
Ma è il commento del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Federico Mojentale ad accendere davvero la polemica. “Io, se fossi in te, ritornerei al paese dei tuoi antenati. Là il razzismo non esiste”, scrive. Una frase che sposta immediatamente il confronto dal terreno politico a quello personale e identitario. La risposta di Kaabouri arriva poco dopo ed è senza mezzi termini: “”Io se fossi in te ritornerei al paese dei tuoi antenati” è una frase razzista. Punto. Non è un’opinione politica, è un modo di dire a una persona nata e cresciuta qui che non appartiene a questo Paese. Da chi sostiene Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Thiene non mi aspettavo una riflessione costruttiva, ma un invito del genere conferma esattamente il problema di cui sto parlando”.

Uno scambio insomma, che, nel giro di poche ore, ha acceso il confronto sui social, trasformando un post in un caso politico destinato a far discutere ben oltre la bacheca di Facebook. A distanza di qualche ora, Kaabouri è tornato sull’argomento con un nuovo lungo intervento, spiegando le ragioni che lo avevano portato a scrivere ‘L’Italia è razzista’.
“Non l’ho scritto perché penso che tutti gli italiani siano razzisti, ma perché in Italia esiste ancora un problema profondo di razzismo che riguarda non solo gli insulti o i gesti di pochi estremisti, ma anche le istituzioni, il linguaggio e la politica”, scrive il consigliere di Avs, ricordando di essere nato e cresciuto a Thiene e di aver ottenuto la cittadinanza italiana soltanto al compimento dei 18 anni. Nel post cita anche la vicenda di Fakir, sostenendo che “il razzismo non è solo l’atto finale, ma il clima che lo rende possibile”, e conclude: “dire che l’Italia ha un problema di razzismo non significa odiare questo Paese, ma volerlo cambiare. E se una frase come ‘L’Italia è razzista’ provoca più indignazione del razzismo che molte persone subiscono ogni giorno, forse dovremmo chiederci il perché”.

La replica di Mojentale
“Accettare le critiche e la dialettica politica fa parte del gioco, ma tacciare di ‘razzismo’ chiunque la pensi diversamente è un’arma spuntata usata solo per evitare il merito delle questioni. Non ho nulla contro nessuno per la sua origine, ma pretendo che si possa discutere dell’Italia, dei suoi pregi e delle sue criticità, senza che ogni punto di vista contrario debba trasformarsi in una crociata ideologica o in una vittima a prescindere. Rispetto le opinioni di tutti, ma chiedo lo stesso rispetto per chi ama questo Paese e vorrebbe sentirne parlare anche con un pizzico di gratitudine e costruttività. Discutere le posizioni politiche del Consigliere Kaabouri non significa essere razzisti, significa fare dialettica. Ridurre qualsiasi confronto a un’accusa di discriminazione serve solo a spostare l’attenzione dai veri problemi. Il rispetto è un dovere reciproco, così come lo è l’amore per il Paese in cui si sceglie di vivere e fare politica-conclude Mojentale-Grazie per darmi l’opportunità di ribattere ad un video di sola propaganda politica. Negli ultimi tempi mi sono un po’ defilato dalla dialettica e dallo scontro ideologico con la giunta e con ha idee diverse dalle mie, ma solo perché alle parole preferisco i fatti. Credo in una politica più costruttiva e pratica che ideologica e dialettica”.

M.L.

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