Una serata da ricordare, fatta di emozioni, risate e tanta umanità, quella vissuta venerdì sera da Michael, Luca e Thomas, tre baldi giovani del progetto sociale e formativo “Abilmente” di ENGIM Veneto.

Ad accompagnarli all’Este Music Festival è stato il Cavaliere Pietro Caretta, che ha voluto condividere con loro l’esperienza dello spettacolo “Din Don Down – Alla ricerca di (D)io”, che è stato portato in scena da Paolo Ruffini nella splendida cornice del Castello Carrarese di Este, con la partecipazione degli attori della Compagnia Mayor Von Frinzius.

“Din Don Down – Alla ricerca di (D)io” è uno spettacolo che sa divertire, ma che offre tanti spunti di riflessione. Sul palco Paolo Ruffini lascia spazio agli attori della Compagnia Mayor Von Frinzius, che con spontaneità, ironia e sincerità accompagnano il pubblico in un viaggio tra domande, emozioni e piccoli grandi insegnamenti sulla vita. Quello che offrono non è un racconto sulla disabilità, ma sulle persone, sui loro sogni, sulle loro paure e sulla capacità di guardare il mondo con occhi diversi.

I giovani di Abilmente sono stati ospiti di Valerio Simonato, titolare e fondatore della DuePunti Eventi di Thiene, l’agenzia che ha organizzato la serata. L’imprenditore thienese, nonostante tutto l’impegno che una macchina organizzativa di questa portata prevede, è riuscito a dedicare a questi ragazzi tempo, riguardo ed attenzioni. Un gesto semplice, ma dal grande valore, che ha regalato ai tre giovani un’irripetibile occasione di svago, condivisione e crescita.

Per Michael, Luca e Thomas è stata una serata speciale, un’esperienza vissuta con entusiasmo dall’inizio alla fine. Hanno seguito ogni momento dello spettacolo con attenzione, lasciandosi coinvolgere dalle battute, dalle emozioni e dall’energia contagiosa che arrivava dal palco. I loro sorrisi e gli applausi spontanei hanno raccontato più di tante parole quanto quella serata sia stata apprezzata.

Momenti come questo dimostrano quanto il teatro e la cultura possano essere strumenti straordinari di incontro e inclusione. Occasioni che permettono di creare relazioni, condividere emozioni e portare con sé ricordi straordinari, destinati a rimanere nel cuore, resi possibili grazie anche alla collaborazione di persone che credono nel valore dell’inclusione e nel diritto di tutti di vivere esperienze che arricchiscono e fanno stare bene.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, dove sempre più spesso vediamo prevalere egoismi, indifferenza ed arroganza, dedicare le nostre attenzioni all’altro, donare a chi ne ha bisogno, regalare emozioni e felicità, sarebbe certamente una medicina che servirebbe più a chi dona, perché, in fondo, il bene che si dona finisce quasi sempre per fare ancora più bene a chi lo compie, che a chi lo riceve.

Fabrizio Carta

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