Crescono sì gli incassi della Pedemontana, ma non abbastanza e così la Regione Veneto, per coprire il canone di disponibilità,  stacca un altro assegno da 1o milioni di euro, oltre ai 42 già stanziati.

Il grande paradosso della Pedemontana
Nel 2024 i pedaggi avevano portato nelle casse regionali circa 100 milioni di euro. Nel 2025 sono saliti a 113 milioni. Dunque la strada viene utilizzata di più e incassa di più. Il problema arriva quando si guarda dall’altra parte del bilancio, quando tra le pieghe del conto economico spunta l’affitto, il canone di disponibilità, a Sis che dai 164milioni di euro del 2025 quest’anno sarà di 172milioni.

Quando il rischio non rischia più
È proprio questo uno dei punti messi sotto osservazione dalla Corte dei Conti. Il procuratore regionale Paolo Crea ha evidenziato come il meccanismo del canone di disponibilità sia stato introdotto per riequilibrare il piano economico-finanziario del concessionario rispetto a previsioni di traffico rivelatesi troppo ottimistiche. Il risultato è un sistema nel quale una parte del rischio economico dell’opera finisce sulle spalle della Regione. E qui arriva il passaggio più pesante: secondo Crea, il meccanismo non solo riduce il rischio del concessionario, ma può comportare anche ulteriori oneri legati alla manutenzione ordinaria. Insomma, la strada è dei veneti, il pedaggio lo pagano gli automobilisti e quando i numeri non tornano il portafoglio della Regione si apre.

Una strada da 2,2 miliardi
La Pedemontana Veneta è costata circa 2,2 miliardi di euro e si sviluppa per circa 94 chilometri, da Spresiano a Montecchio Maggiore. L’idea originaria era quella di un’opera capace di sostenersi attraverso i propri flussi di traffico e i relativi pedaggi. Le previsioni, però, si sono rivelate meno generose della realtà. E così, mentre i veicoli aumentano e gli incassi migliorano, il meccanismo finanziario continua a richiedere l’intervento pubblico.

Il conto non finisce al casello
I nuovi fondi da 10 milioni di euro arriveranno dall’avanzo di gestione regionale e saranno inseriti nell’assestamento di bilancio previsto a settembre. E non è detto che siano gli ultimi, perché il vero interrogativo è proprio questo: quanto costerà ancora alla Regione colmare la distanza tra ciò che la Pedemontana incassa e ciò che il contratto impone di pagare? La Corte dei Conti ha ricordato che la Regione non rischia il dissesto per queste cifre. Ma ha anche sottolineato un aspetto politicamente molto più interessante: sono soldi che, una volta destinati alla Pedemontana, non possono essere utilizzati per altre politiche regionali.

di Redazione AltovicentinOnline

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