a cura di Nicola Perrone

Gestire e amministrare bene una città basta per fare buona politica? E’ il tema al centro del nuovo saggio di Filippo Rossi, ‘Pensare la città. Viterbo immaginaria: leggere il futuro’ (Rubettino editore).  Rossi, scrittore e giornalista, da sempre si batte a livello politico e intellettuale per l’affermazione di una destra liberale, europea e antipopulista, fondata sulla responsabilità e qualità delle classi dirigenti e sul primato della politica.

La destra di Vannacci? “Un grave problema per l’Italia” risponde Rossi nella videointervista all’agenzia Dire. Tornando al tema del suo libro, secondo Rossi “se amministrare si riduce al gestire l’ordinaria amministrazione credo che la politica tradisca se stessa. Perché la politica ha obiettivi di più largo respiro, anche quando amministra una città quello di creare un’identità collettiva, il racconto collettivo di una città. Parto da Viterbo perché è la mia città, la città dove vivo, la città che amo, però ovviamente il libro è una metafora è un grande gesto d’amore verso la politica con la P maiuscola, cioè con la politica della responsabilità e decisione”. La prossima primavera tante amministrazione comunali andranno al voto… il tuo saggio è un manifesto politico che reclama per la politica anche una ‘visione’…

“Certo, per me visione è cercare di darsi obiettivi. Io mi sono reso conto a Viterbo, ma anche in tantissime altre città italiane e forse anche nella politica nazionale, che molte volte – non sempre, ovviamente, non è un libro pessimista, anzi è un libro pieno di speranze – la politica rincorrendo il presente non riesce a darsi degli obiettivi. Degli obiettivi strategici, che possono essere anche da qui a sei mesi, da qui ad un anno… e così nel momento in cui ci sono fondi da spendere, in cui ci sono decisioni da prendere, tutto sembra molto casuale, non c’è la strategia di fondo”.

Le critiche, rivela Rossi, quelle di non presentare delle soluzioni: “Ma io- spiega Rossi- non volevo dare soluzioni, io volevo dare una risposta politico-culturale su cosa deve essere la politica in una città media, di provincia, come Viterbo e come tante altre città d’Italia. Se la politica non si interroga su cosa è e su cosa deve fare, poi le soluzioni pratiche non solo lasciano il tempo che trovano, ma possono essere paradossalmente controproducenti”.

Dopo più di quattro anni della premier Giorgia Meloni, come valuti questa destra di governo? “Sinceramente, e anche con un pizzico di autocritica, la valuto meglio di quello che avevo a suo tempo previsto… non c’era la guerra in Ucraina, non c’era il disastro della politica internazionale. Devo dire che di Giorgia Meloni solo il fatto che ha tenuto botta nella sua posizione internazionale vale un giudizio positivo, soprattutto oggi quando a destra della destra nasce un Vannacci filoputiniano. Poi è chiaro: stare al governo di un Paese come l’Italia non è come governare la città, è molto più complesso, lo so benissimo, e le soluzioni non sono dietro l’angolo. In una città invece, paradossalmente, la politica potrebbe fare molto di più ma invece non lo fa. Però io credo che, appunto, almeno nella politica internazionale Giorgia Meloni si è dimostrata molto migliore di quello che io stesso pensavo, evidentemente sbagliando”.

Il generale Vannacci rivendica: “Sono io la vera destra”… “Io continuo ad essere in disaccordo con Giorgia Meloni e con i teorici di Fratelli d’Italia, ma è un disaccordo culturale, non è un disaccordo strategico. Per me ci sono più destre: esiste una destra populista, una destra elitaria, una destra liberale e liberista… Vannacci ne è la dimostrazione. Il che non vuol dire che sono contento perché nasce il partito di Vannacci, perché è un grave problema per l’Italia un partito di destra estremista, populista e putiniano”.

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