Secondo un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore, basata sui dati diffusi dall’Istat nel rapporto sulle migrazioni interne e internazionali, nel 2025 l’equilibrio demografico dell’Italia è stato mantenuto quasi esclusivamente grazie ai flussi migratori provenienti dall’estero.
Come riportato dalla testata economica, il saldo migratorio con l’estero – comprensivo degli ingressi regolari e delle successive regolarizzazioni – avrebbe raggiunto +296 mila persone, in aumento rispetto alle +263 mila del 2024. Tale incremento compenserebbe quasi integralmente il saldo naturale negativo, determinato da 355 mila nascite a fronte di 652 mila decessi, pari a circa -296 mila unità.
Di conseguenza, la popolazione residente italiana sarebbe rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi a 58,9 milioni di abitanti, con una riduzione di appena 636 residenti nell’arco di un anno.
Il contributo dell’immigrazione
L’analisi de Il Sole 24 Ore evidenzia come il saldo migratorio degli stranieri sia risultato positivo per 348 mila persone, mentre quello degli italiani sia rimasto negativo per 53 mila unità. Secondo il quotidiano, questi dati confermano il ruolo determinante dell’immigrazione nel compensare il calo demografico naturale del Paese.
Cambiano i Paesi di provenienza
Sempre secondo quanto riportato dalla testata, il Bangladesh sarebbe diventato il principale Paese di provenienza dei nuovi ingressi, con circa 37 mila arrivi, in crescita del 22% rispetto all’anno precedente.
Il Marocco avrebbe invece registrato la crescita più marcata tra i principali Paesi di origine, raggiungendo 36 mila ingressi, pari a un incremento del 48,4%.
L’articolo segnala inoltre una forte crescita dei flussi provenienti dall’Asia, con aumenti per Pakistan (+20%), India (+22,7%) e Perù (+15,7%), mentre si sarebbero ridotti gli arrivi da alcuni tradizionali Paesi europei, tra cui Ucraina (-33,9%) e Romania (-18,8%).
La riduzione dei flussi dall’America Latina
L’indagine richiama anche il calo degli ingressi dall’America Latina (-15,7%), collegandolo agli effetti del Decreto-Legge 36/2025, convertito nella Legge 74/2025, che ha modificato le modalità di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (ius sanguinis), incidendo in particolare sulle richieste provenienti da Brasile e Argentina.
Espatri italiani: diminuiscono, ma resta il saldo negativo
Secondo Il Sole 24 Ore, nel 2025 gli espatri degli italiani sarebbero scesi a 109 mila, con una diminuzione del 22,7% rispetto ai 141 mila del 2024.
L’articolo precisa tuttavia che il dato del 2024 era stato influenzato dalle nuove sanzioni per la mancata iscrizione all’AIRE, introdotte con la Legge 213/2023, che avevano incentivato molti italiani già residenti all’estero a regolarizzare la propria posizione anagrafica.
La diminuzione registrata nel 2025, sottolinea il quotidiano, non rappresenterebbe quindi un’inversione di tendenza dell’emigrazione italiana.
Un saldo migratorio decennale ancora negativo
L’elaborazione riportata da Il Sole 24 Ore indica che tra il 2015 e il 2025 circa 1 milione e 249 mila cittadini italiani avrebbero lasciato il Paese, mentre i rientri sarebbero stati 607 mila, determinando un saldo negativo di 642 mila persone.
Nello stesso periodo, il saldo migratorio della popolazione straniera sarebbe risultato positivo per circa 2,78 milioni di unità, contribuendo a compensare la perdita della componente italiana.
I movimenti dei cittadini naturalizzati
L’articolo evidenzia inoltre che il 33,9% degli espatri italiani riguarda cittadini italiani nati all’estero.
In particolare, i trasferimenti verso Brasile e Argentina sarebbero composti quasi interamente da persone nate fuori dall’Italia, mentre una parte dei cittadini naturalizzati utilizzerebbe la cittadinanza italiana come strumento di mobilità verso altri Paesi europei.
Tra gli italiani nati in Africa, il 43,9% sceglierebbe la Francia come destinazione, mentre tra quelli nati in Asia il 59,9% si trasferirebbe nel Regno Unito.
Le nuove destinazioni degli espatri
Secondo la ricostruzione della testata, nel 2025 la Spagna sarebbe diventata la principale destinazione degli espatri italiani, rappresentando il 12,2% delle partenze.
Il cambiamento sarebbe dovuto soprattutto alla diminuzione dei trasferimenti verso Regno Unito (-38,5%) e Germania (-36,8%), più che a un aumento dei flussi verso la Spagna.
Il Mezzogiorno continua a perdere giovani laureati
L’analisi riportata da Il Sole 24 Ore segnala che tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno avrebbe perso circa 150 mila laureati italiani nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni.
La componente più rilevante della perdita sarebbe dovuta alla migrazione interna verso il Centro-Nord (122 mila persone), mentre 28 mila giovani laureati si sarebbero trasferiti all’estero.
Il Nord Italia avrebbe invece registrato un saldo positivo, compensando le perdite verso l’estero grazie all’arrivo di laureati provenienti dalle regioni meridionali. La Lombardia guiderebbe la classifica con un saldo positivo di 40 mila giovani laureati, mentre la Campania registrerebbe la perdita più elevata (42 mila).
Riprende la mobilità interna
L’articolo riferisce che nel 2025 i trasferimenti di residenza tra comuni italiani sarebbero saliti a 1 milione e 455 mila, con un incremento del 5,1% rispetto all’anno precedente.
La crescita sarebbe trainata soprattutto dalla popolazione straniera: i trasferimenti degli stranieri aumenterebbero del 14,8%, contro il 3% degli italiani.
Pur rappresentando circa il 9,4% della popolazione residente, gli stranieri sarebbero responsabili del 19,5% della mobilità interna, un dato che, secondo l’interpretazione riportata dal quotidiano, evidenzia una maggiore flessibilità territoriale della forza lavoro immigrata.
Le aree più attrattive
Tra le regioni, l’Emilia-Romagna risulterebbe la più attrattiva in termini di saldo migratorio interno, mentre Basilicata e Calabria continuerebbero a registrare le perdite maggiori.
Infine, Il Sole 24 Ore ricorda che i dati relativi al 2025 sono ancora provvisori e saranno consolidati successivamente attraverso il riallineamento con il Censimento permanente dell’Istat. Tuttavia, secondo la lettura proposta dalla testata, il quadro evidenzia una tendenza ormai consolidata: la stabilità demografica dell’Italia dipende sempre più dall’immigrazione, mentre persistono sia l’emigrazione della popolazione italiana sia il trasferimento di giovani qualificati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord.
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