C’è un’Italia in cui il telefono smette di funzionare proprio quando potrebbe servire di più. Sono le cosiddette ‘zone morte’ della telefonia mobile: aree montane, borghi, strade isolate, sentieri e territori rurali dove chiamare, inviare un messaggio o collegarsi a internet può diventare impossibile. Il problema non è soltanto tecnologico. In determinate circostanze può trasformarsi in una questione di sicurezza. A rilanciare la mappatura delle aree prive di copertura è Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani. L’obiettivo è raccogliere nuove segnalazioni dai cittadini e dagli amministratori per individuare con precisione i punti in cui la rete mobile non garantisce il servizio.
Quando il telefono diventa inutile
Un incidente lungo una strada secondaria. Una caduta durante un’escursione. Un malore in un rifugio. Un automobilista fermo in una zona isolata. In situazioni del genere, la possibilità di comunicare può fare la differenza. Ma se sul display compare soltanto l’assenza di campo, la tecnologia che normalmente accompagna ogni momento della giornata diventa improvvisamente inutile. È questo uno degli aspetti più delicati evidenziati da Uncem: la mancanza di copertura non riguarda soltanto la possibilità di telefonare o navigare, ma può avere conseguenze sulla sicurezza pubblica. Non significa che ogni area senza segnale sia automaticamente teatro di emergenze, né che una chiamata ai soccorsi sia sempre impossibile. Significa però che esistono territori nei quali le comunicazioni possono essere fortemente limitate e che, in presenza di un’emergenza, questa vulnerabilità può diventare particolarmente grave.
La mappa delle aree isolate
Il modulo predisposto da Uncem chiede di indicare il Comune interessato e, soprattutto, la posizione precisa della zona senza copertura: un borgo, una strada, un’area, un rifugio o persino coordinate GPS. Viene inoltre richiesto di specificare quale operatore non sia presente e quanto sia importante quell’area per residenti, imprese, turismo e sicurezza. È un dettaglio fondamentale. Dire semplicemente che “in quel paese non prende” non basta: l’obiettivo della mappatura è individuare con maggiore precisione i punti critici. La raccolta delle segnalazioni nasce da un problema che Uncem aveva già affrontato con una precedente mappatura. Secondo l’organizzazione, alcune delle criticità segnalate negli anni precedenti sono state successivamente risolte, mentre altre rimangono aperte.
Un’emergenza che corre lungo strade e montagne
Il rischio più inquietante è quello delle aree dove alla distanza dai centri abitati si aggiunge l’assenza di comunicazioni. In montagna, per esempio, pochi minuti possono diventare preziosi dopo un incidente. Ma lo stesso problema può riguardare una strada provinciale, un tratto ferroviario, una zona turistica o un piccolo centro abitato. È qui che il “digital divide” assume un significato diverso: non riguarda più soltanto la velocità di una connessione o la possibilità di utilizzare un servizio online. Riguarda la possibilità stessa di comunicare.
La richiesta alle istituzioni
Uncem chiede un intervento coordinato tra istituzioni e operatori per colmare le aree ancora scoperte. Nel modulo ricorda anche gli investimenti già programmati e la necessità di intervenire dove il mercato privato non riesce a garantire una copertura adeguata. La domanda, in fondo, è semplice: può un territorio essere considerato pienamente sicuro se in alcuni suoi punti un cittadino non riesce neppure a comunicare? La risposta passa dalla mappa delle zone senza segnale. E dalle segnalazioni di chi quelle zone le vive ogni giorno. Perché quando arriva un’emergenza, la differenza tra avere campo e vedere sullo schermo una sola parola “nessun servizio” può diventare molto più importante di quanto sembri.
di Red@azione AltovicentinOnline
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