Ciao Varenne.

Varenne, il Capitano, Varenne il figlio del vento, il più grande trottatore di tutti i tempi, ha finito la sua corsa terrena; ora è lassù tra le stelle trasformato in leggenda immortale.

Ha vinto tutto ciò che era possibile vincere lanciando il suo cuore grande e generoso oltre l’ostacolo e sfidando le leggi della fisica. Era un cavallo straordinario che ha fatto battere il cuore di milioni di persone durante le sue gare negli ippodromi di mezzo mondo.

E stato “amato”, coccolato, accudito, curato con tutti gli onori e le attenzioni che si riservano ad un principe…per questo è riuscito a vivere 31 anni, molto al di là dell’aspettativa di vita dei suoi simili.

Ma è tutto oro quello che luccica? Ogni medaglia ha il suo rovescio…

L’essere umano per sua natura raramente ama nel vero significato del termine qualcuno (a parte rare eccezioni) senza avere un tornaconto personale.

In questi giorni i social sono letteralmente inondati di messaggi di ringraziamento e di affetto commoventi nei confronti di Varenne ma inevitabilmente ci sono anche le accuse di sfruttamento da parte del mondo animalista che punta il dito su un settore ( non l’unico purtroppo), l’ippica che per fare profitti costringe gli animali a ritmi forzati che causano zoppie, ulcere e il rischio di macellazione o abbandono una volta persa la competitività.

Una veterinaria sul web ha scritto che per Varenne non si può parlare di sfruttamento; “protetto dentro una bolla d’oro che gli ha permesso di avere una vita lunga e dignitosa…è stato semplicemente un’atleta che ha fatto il suo lavoro…” Ma nel momento in cui dice che si è salvato la vita, evitando probabilmente il macello perché la sua straordinaria dote di corridore ha azzerato quel piccolo difetto alla zampa anteriore sinistra, per cui rischiava di essere scartato, dà di fatto ragione agli animalisti. E qui casca letteralmente l’asino…se non avesse superato quel suo difetto fisico che fine avrebbe fatto Varenne? La fine che fanno gli altri cavalli che “non rendono”….

Per cui mettiamo da parte l’ipocrisia, se non si vuole parlare di sfruttamento, si può dire almeno che sia stato “usato” per fargli vincere una montagna di soldi durante la sua carriera di trottatore e dopo per il suo seme, una vera miniera d’oro sia per il suo mantenimento (che costava dai 2500 ai 3000 euro al mese…) sia per ottenere figli campioni come lui che potessero far girare continuamente la macchina dei soldi? Questo si può dire?

E perché non parliamo degli altri cavalli meno fortunati di Varenne? Quelli delle altre discipline dell’ippica ad esempio costretti a saltare ostacoli e ad adottare comportamenti contrari alla loro natura, quelli che quando non sono “competitivi” finiscono la loro breve vita negli orrori dei macelli (come denuncia Animal Equality), quelli dei pali e delle corse clandestine che rischiano ogni momento infortuni e conseguente abbattimento, quelli costretti a trainare nelle città roventi sotto la candela dei 40 gradi botticelle piene di bipedi senza cervello, fino a stramazzare al suolo? Oppure di quelli che vivono liberi in natura e vengono massacrati dagli umani perchè sono “troppi”? E che dire dei poveri asini costretti a portare pesi disumani sulla loro groppa? Se veramente avete voluto bene a Varenne, un bene vero però, disinteressato, dovreste fare qualcosa di più che scrivere sui social, dovreste scendere in piazza a milioni come quando andavate a vedere lui che correva negli ippodromi di tutto il mondo facendovi emozionare, per chiedere basta sfruttamento, basta violenza nei confronti di creature indifese che come Varenne sono esseri senzienti, portatori di diritti, capaci di provare gioia, paura, dolore, tristezza, angoscia. Sarebbe il miglior modo per onorare questo straordinario campione! Ma quando noi “animalisti rompiscatole” siamo in piazza per chiedere una vita migliore e dignitosa per tutti gli animali sfruttati dall’uomo, voi dove siete???

Non so cosa ci sia dopo la morte ma mi piace pensare che ora Varenne sia lassù a correre nelle piste sconfinate tra le stelle, senza briglie, senza finimenti, senza morso…vai Varenne ora sei finalmente libero di correre solo per te stesso!  Buon viaggio Capitano.

  Marta Frigo

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