È bastata una parola, “indecoroso” , per riaccendere una polemica che da mesi attraversa la sanità veneta. A pronunciarla è stato l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, riferendosi alla necessità per i cittadini di rivolgersi al Centro unico di prenotazione per fissare visite ed esami. Una definizione che ha provocato la reazione del Partito Democratico e riportato al centro del dibattito il futuro del CUP e, più in generale, la gestione delle liste d’attesa in Veneto.
La Regione sta lavorando a una revisione del sistema di prenotazione. L’idea sostenuta da Gerosa è quella di spostare una parte della procedura direttamente negli studi dei medici di medicina generale: il medico, una volta prescritta una visita o un esame, dovrebbe poter verificare le disponibilità e prenotare direttamente la prestazione per il paziente. Un cambio di prospettiva che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe rendere più semplice il percorso del cittadino, evitando telefonate, attese e rimbalzi tra diversi canali. Il progetto prevede anche l’utilizzo di strumenti tecnologici per consentire al medico di individuare più facilmente la disponibilità nelle agende. Ma è proprio qui che si concentra la critica dell’opposizione.
“Il problema non è chi telefona”
Il Pd contesta infatti che la modifica del sistema di prenotazione possa essere presentata come una risposta al problema delle liste d’attesa.
La consigliera regionale Chiara Luisetto ha replicato alle parole di Gerosa sottolineando che, soprattutto per le visite di controllo, il problema non sarebbe stabilire chi effettua la prenotazione, ma riuscire a trovare una prestazione disponibile. La domanda sollevata dai dem è quindi molto concreta: se nelle agende delle strutture sanitarie non ci sono appuntamenti, che sia il cittadino o il medico di famiglia a cercarli cambia poco. Una posizione già espressa nei mesi scorsi, quando il Pd aveva contestato la cosiddetta “rivoluzione del CUP”, chiedendo invece interventi strutturali sulla capacità del sistema sanitario di offrire prestazioni, sul personale e sulle risorse.
Il nodo delle visite di controllo
Uno dei punti più controversi riguarda proprio il modo in cui vengono considerate le liste d’attesa.
Secondo il Pd, i dati utilizzati per descrivere il fenomeno non restituirebbero completamente la situazione vissuta dai cittadini, perché una parte delle rilevazioni riguarda le prime visite mentre rimarrebbero meno visibili le difficoltà legate ai controlli successivi, spesso fondamentali per chi è già in cura. È su questo terreno che lo scontro tra maggioranza e opposizione diventa più ampio: da una parte la Regione rivendica i risultati ottenuti nella gestione delle liste e punta a rendere più efficiente il sistema; dall’altra il centrosinistra sostiene che il problema non possa essere risolto intervenendo soltanto sulle modalità di prenotazione.
Medici di famiglia, un’altra polemica
La proposta di Gerosa ha incontrato critiche anche sul fronte del carico di lavoro dei medici di medicina generale. Per Alleanza Verdi e Sinistra, affidare loro anche la prenotazione delle prestazioni rischierebbe di aggiungere nuovi compiti burocratici a una categoria già sottoposta a forti pressioni. La posizione dell’opposizione è che il rafforzamento della sanità territoriale debba passare soprattutto da personale e servizi, non da ulteriori incombenze amministrative. Nel dibattito è comparsa anche una terza ipotesi: quella della reinternalizzazione del CUP nelle Ulss. La proposta, avanzata dalla consigliera Sonia Brescacin, punta a riportare direttamente sotto la gestione delle aziende sanitarie il servizio di prenotazione.
Una discussione che va oltre il CUP
Dietro lo scontro sul Centro unico di prenotazione c’è dunque una questione più grande: come affrontare le liste d’attesa della sanità veneta. Per la Regione, cambiare il sistema di accesso può contribuire a rendere più efficiente il percorso del paziente e a valorizzare il ruolo del medico di famiglia. Per il Pd e le altre forze di opposizione, invece, il rischio è intervenire sul meccanismo della prenotazione senza affrontare fino in fondo il problema della disponibilità delle prestazioni.
Il punto, in definitiva, è semplice quanto difficile da risolvere: rendere più facile prenotare una visita serve a poco se quella visita non è disponibile. Ed è proprio su questa differenza di approccio che il confronto politico è destinato a proseguire. Il CUP, da semplice strumento per fissare un appuntamento, è diventato così uno dei simboli dello scontro sulla sanità veneta: da una parte la Regione che vuole cambiare il modello, dall’altra l’opposizione che chiede di concentrarsi prima di tutto su ciò che manca nelle agende.
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