Per la prima volta la mosca orientale della frutta (Bactrocera dorsalis) è stata riscontrata in Veneto. La presenza dell’insetto, classificato dall’Unione europea come organismo nocivo da quarantena prioritario, è stata individuata dal Servizio Fitosanitario regionale nel corso delle attività di monitoraggio svolte nel comune di Venezia, nella zona di Favaro Veneto.

Un ritrovamento che ha fatto immediatamente scattare le procedure previste dalla normativa europea. La Regione del Veneto ha avviato le attività di controllo e delimitazione dell’area interessata e ora rafforza ulteriormente l’azione con un progetto biennale realizzato insieme al Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, con l’obiettivo di verificare l’effettiva presenza e consistenza della popolazione dell’insetto, monitorarne l’eventuale diffusione, ricostruirne l’origine e individuare le aree maggiormente esposte al rischio.

“Abbiamo riscontrato per la prima volta la presenza di questo organismo in Veneto a fine 2025 e ci siamo mossi immediatamente, come previsto dalle disposizioni europee per gli organismi nocivi da quarantena prioritari – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond -. Non è il momento di creare allarmismi, ma nemmeno di sottovalutare il fenomeno. La Bactrocera dorsalis può colpire numerose specie frutticole e orticole e la prevenzione, in questi casi, è la prima forma di tutela per il nostro patrimonio agricolo. Per questo abbiamo attivato subito il monitoraggio e ora mettiamo in campo un protocollo ancora più avanzato, che unisce il controllo sul territorio alla ricerca scientifica e alle nuove tecnologie di analisi”.

La Bactrocera dorsalis, conosciuta come mosca orientale della frutta, è un insetto di origine tropicale e subtropicale (in particolare dal SudEst asiatico) considerato tra i fitofagi più dannosi per le produzioni agricole. La sua pericolosità è legata alla capacità di svilupparsi a carico di un elevato numero di specie di piante ospiti, comprese colture frutticole e orticole. Le larve si sviluppano all’interno dei frutti, provocandone il deterioramento e compromettendone la commerciabilità, ed è così che è arrivata in Veneto.

La specie è già stata rinvenuta in Italia in Campania ed Emilia-Romagna. In Veneto, gli esemplari sono stati individuati nell’ambito del monitoraggio svolto nel 2025 a Favaro Veneto. Le catture sono state registrate tra il 17 luglio e il 18 novembre e le indagini hanno evidenziato una dinamica compatibile con il susseguirsi di quattro generazioni, con una diffusione stimabile in un raggio di circa 10 chilometri.

Il nuovo piano regionale per il biennio 2026-2027 concentrerà l’attenzione sull’area del focolaio e sui principali punti potenzialmente esposti all’introduzione dell’organismo, come porti, aeroporti e centri agroalimentari.

Attorno al luogo del ritrovamento verrà individuata una potenziale zona infestata con un raggio di 500 metri, accompagnata da una zona cuscinetto di 7 chilometri. Nell’area interessata saranno intensificate le attività di trappolaggio, cattura massale e campionamento, mentre il monitoraggio proseguirà sull’intero territorio regionale.

“Dobbiamo capire con precisione e nel più breve tempo possibile se siamo di fronte a un’introduzione occasionale oppure alla presenza di una popolazione che sta tentando di insediarsi stabilmente – prosegue Bond -. E per farlo non basta individuare un insetto in una trappola: dobbiamo seguirne la dinamica, analizzarne l’origine, conoscere le condizioni che potrebbero favorirne la diffusione e intervenire sulle aree più esposte”.

Accanto alle attività sul campo, il progetto prevede infatti un’importante componente scientifica. Gli esemplari eventualmente catturati saranno sottoposti a caratterizzazione genetica, con analisi molecolari finalizzate a confrontare le popolazioni venete con quelle già presenti in altre aree italiane e internazionali. L’obiettivo è ricostruire le possibili vie di introduzione dell’insetto e individuare eventuali collegamenti tra i diversi focolai.

“La collaborazione con l’Università di Verona ci permette di aggiungere un livello scientifico fondamentale al lavoro del Servizio Fitosanitario regionale – conclude Bond -. Vogliamo arrivare prima della diffusione, non rincorrerla. Ogni cattura dovrà trasformarsi rapidamente in un’informazione utile per capire cosa sta accadendo e decidere dove intervenire. E’ un lavoro di prevenzione che tutela direttamente i nostri agricoltori, le produzioni venete e un comparto che non possiamo permetterci di esporre a nuovi rischi”.

Il progetto avrà una durata fino al 31 dicembre 2027 e un costo complessivo di 132 mila euro: 120 mila euro saranno messi a disposizione dalla Regione del Veneto, con 60 mila euro per il 2026 e altrettanti per il 2027, mentre 12 mila euro saranno a carico dell’Università di Verona. L’accordo tra Regione e Università consentirà di integrare le attività di monitoraggio previste dalla normativa fitosanitaria con strumenti avanzati di diagnostica molecolare, caratterizzazione genetica e modellazione del rischio, per verificare se la presenza rilevata nel territorio veneziano sia riconducibile a un episodio occasionale o rappresenti l’avvio di un possibile insediamento della specie.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia