Ogni volta che esco dalla Conca e mi dirigo verso il Bosco dei Preti, dopo la curva compare il nuovo palazzetto dello sport intitolato a Tommaso Assi, impreziosito dal grande murale dedicato ad Arturo Ferrarin. È una struttura che valorizza la città: moderna, a consumo energetico quasi nullo e utilizzata da numerosi gruppi sportivi.
Eppure, proprio percorrendo quel tratto di strada, c’è un particolare che non può non attirare l’attenzione: sulla facciata della palestra è stata realizzata una parete per l’arrampicata, colorata e dotata di numerose prese e attrezzature.
Ogni volta che la guardo mi pongo alcune domande.
Perché una parete destinata all’arrampicata, collocata all’interno dell’area della palestra e quindi non liberamente accessibile, è stata realizzata all’esterno, senza una copertura che la protegga dalle intemperie?
Quanto vale quell’attrezzatura e quanto rischia di deteriorarsi con il passare del tempo?
E soprattutto: perché non sembra essere utilizzata?
L’arrampicata sportiva non è più da tempo un’attività per pochi appassionati. È diventata disciplina olimpica e negli ultimi anni ha visto crescere notevolmente il numero dei praticanti. Basta osservare la frequentazione delle falesie del nostro territorio per rendersene conto.
È inoltre uno sport che può offrire molto, non soltanto dal punto di vista fisico. Per i giovani può significare fiducia in sé stessi, autonomia e capacità di affrontare le difficoltà; per gli adulti e le persone più anziane può rappresentare movimento, socialità e benessere. Esistono anche esperienze che ne hanno evidenziato possibili benefici in percorsi rivolti a persone anche patologie neurodegenerative come il Parkinson.
Per una volta non si tratta di costruire una nuova struttura o di impegnare nuove risorse per realizzarla: la struttura c’è già. Si tratta piuttosto di capire come recuperarla, proteggerla e metterla a disposizione della città, magari coinvolgendo le associazioni sportive e gli appassionati del territorio.
Nell’attesa degli esiti del bando per l’aggiudicazione della gestione della struttura, si può fare in modo che quella parete diventi finalmente una struttura sportiva utilizzabile dai cittadini?
E’ un peccato vedere deteriorarsi un’attrezzatura già realizzata e, soprattutto, perdere un’opportunità che potrebbe arricchire ulteriormente l’offerta sportiva del palazzetto; sarebbe un modo concreto per dare ancora più valore a un impianto che già rappresenta un importante investimento per la città.
Alessandro Manzardo
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