La notizia è arrivata nel tardo pomeriggio e un po’ in sordina (ma solo per i non bene informati), con un comunicato stampa apparso sul sito del Quirinale dal titolo ‘Il Presidente Mattarella ha adottato tre provvedimenti di clemenza individuale’. Dietro al giuridichese del Colle, però, si nascondeva una notizia vera, destinata a far rumore: tra i tre beneficiari dell’atto del Capo dello Stato c’è infatti Guido Gianni, il 66enne gioielliere di Nicolosi condannato per l’uccisione di due rapinatori. Un caso che presenta fortissime analogie con una vicenda balzata nei mesi scorsi agli onori delle cronache: quella di Mario Roggero, il commerciante piemontese finito in carcere la scorsa estate per duplice omicidio.

LA VICENDA

I fatti risalgono al 18 febbraio del 2008. Tre persone fanno irruzione nella gioielleria gestita da Guido Gianni e dalla moglie Mariangela Di Stefano nel centro di Nicolosi, in provincia di Catania. I malviventi impugnano una pistola giocattolo priva del tappo rosso — quindi impossibile da distinguere da un’arma vera — e la puntano contro la donna.

IL PROCESSO

La vicenda processuale si è giocata interamente sui confini della legittima difesa. La Procura ha sostenuto fin dal principio che il pericolo fosse cessato nel momento in cui i rapinatori avevano voltato le spalle per scappare, rendendo l’uso delle armi sproporzionato e penalmente perseguibile. La difesa ha invece puntato sullo stato di grave turbamento e terrore provato dal commerciante durante l’aggressione alla moglie.

In primo grado, la Corte d’assise ha condannato Gianni a 13 anni di reclusione per omicidio (a fronte di una richiesta del pm di 17 anni), riconoscendo le attenuanti generiche. La pena è diventata poi definitiva con un leggero sconto a 12 anni e quattro mesi, aprendo per l’uomo le porte del carcere.

LA BATTAGLIA POLITICA

Fin dai primi gradi di giudizio la vicenda è diventata un terreno di scontro politico, rinfocolato dalle prese di posizione del centrodestra e di Matteo Salvini. Nel giugno del 2022, dopo il passaggio del marito ai domiciliari per motivi di salute, Mariangela Di Stefano ha rivolto un appello diretto al Quirinale promuovendo una petizione: “Ha difeso me, la sua vita e la nostra attività. Non può pagare per la malvagità dei suoi assalitori”.

L’atto di clemenza firmato oggi da Sergio Mattarella estingue tre anni e due mesi di reclusione, a fronte di una pena già espiata da Gianni pari a cinque anni e tre mesi. Con questa riduzione, il residuo di pena scende al di sotto dei quattro anni, soglia che consentirà al Tribunale di sorveglianza di valutare l’affidamento in prova al servizio sociale. Il provvedimento di grazia non cancella la condanna né ne rivede il merito processuale, ma interviene sull’esecuzione penale tenendo conto delle precarie condizioni di salute dell’uomo e del percorso rieducativo già svolto.

La differenza con il caso Roggero

“Se il ladro scappa e tu gli spari, è ancora difesa?” – AltoVicentinOnline

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