Una società permeata di violenza, dove la violenza è diventata normale e dove i primi a dare la colpa all’assenza di limiti, rispetto alla deriva degli adolescenti, sono proprio gli adulti che di limiti non se ne pongono nessuno e passano la giornata sui social. È questa l’analisi dello psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e autore del volume ‘A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni’ che tratta proprio della difficile fase dell’adolescenza tra emozioni, dialogo con adulti e social. Lancini è stato intervistato questa mattina a Radio 24 sul tema del disagio giovanile prendendo spunto dalla grave vicenda della minicar di Roma, dove due ragazzini hanno confessato di aver fatto cadere nel traffico delle persone spingendole (tra loro l’attore Davide Jacopini che rischia la vita) e hanno detto di averlo fatto “per noia”. Si è scatenato un ampio dibattito e molti hanno puntato il dito contro i social e contro i videogame. Ma quella di Lancini è una lettura molto diversa.

“GLI ADULTI NON TOLLERANO LE EMOZIONI DEI RAGAZZI”

“Mi pare che questa storia del troppo amore, dell’aver dato tutto ai figli e dare la colpa ai social sia un po’ un lavacoscienza di una società che da una parte ha promesso ascolto alle nuove generazioni- ed è vero che ascoltiamo di più i figli, e anche gli studenti- ma poi in realtà non tolleriamo emozioni che ci disturbano come paura, tristezza e rabbia. E poi uno sdoganamento della violenza non dei trapper dei videogiochi ma della violenza reale, dei morti, dei cadaveri, dell’individualismo che ha reso oggi praticamente normale attaccare l’altro”. Secondo lo psicoterapeuta, c’è stato un grande cambiamento nella società, che oggi è permeata di violenza. “Vorrei far vedere come è cambiata la società. Oggi se un bambino spinge un altro, quel bambino è visto come violento. Una volta il bimbo che aveva spinto veniva invitato a casa dall’altro ed era visto come un bambino in difficoltà. Le guerre sono sotto gli occhi di tutti, c’è una crisi di valori. Fatico sempre a sentire che il problema sono i limiti: i limiti non se li pongono gli adulti, gente che sta tutto i giorno sui social a parlare male sui social e a dire che i social hanno fatto male ai ragazzi. C’è un problema di mancata legittimazione delle emozioni che oggi stanno esplodendo in adolescenza, e non è stata la pandemia, sono 10 anni che vediamo questo tema”.

“OGNI COMPORTAMENTO È SDOGANATO, SI TOGLIE SOLO AI GIOVANI”

Il tema dei no e dei limiti? Per lo psicoterapeuta Lancini il primo vero problema è la totale assenza di limiti per gli adulti, non per i ragazzi. “Da 35 anni tutti provvedimenti presi in Italia, che siano educativi politici psicologi hanno sempre previsto di togliere qualcosa ai giovani e aggiungere solo agli adulti, mai il contrario. Oggi sento dire, anche a ministri, che il modello educativo è stato l’asso. Quindi il problema è che li abbiamo ascoltati di più? L’asso è stato il comportamento degli adulti, noi facciamo quello che vogliamo, è sdoganato qualsiasi comportamento, non è una giustificazione ma dovremmo smettere di dire che è un problema che abbiamo amato troppo, dato troppi social”.

“I RAGAZZI PARLANO DI SUICIDIO E VIOLENZA, MA GLI ADULTI SANNO ASCOLTARE?”

E quanto ai giovani, Lancini osserva che le loro emozioni troppo spesso non sono realmente tollerate, in parte anche per un’incapacità degli adulti di accoglierle o di affrontare alcuni argomenti. Ecco le sue parole: “Abbiamo costruito una società in cui abbiamo promesso ascolto, ma a patto che non rompessero mai le scatole, non è buonismo, è il contrario. Sarebbe ora di rendersi conto che abbiamo generazioni – e lo dicono tutti i dati – che avrebbero molti motivi per fare un conflitto generazionale, i ragazzi al di là dei terribili fatti di cronaca non cercano mica solo lo psicologo. Se incontrano insegnante o un dirigente che li ascolta, raccontano cose che noi non avremmo mai detto ad un adulto. Ma gli adulti sanno stare su queste emozioni? Sanno parlare del suicidio e della violenza? Oppure troveranno un ragazzo che si è ucciso sull’AI e daranno la colpa a internet invece di domandarsi perchè, invece che sequestrare il cellulare a casa e famiglia, non parliamo di suicidio?”

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