di Andrea Mari

“È schiattato ah”, dice un agente al collega, che risponde: “C… me ne frega a me”. Questo è uno dei dialoghi tra i due poliziotti che il 19 luglio scorso hanno immobilizzato a terra Abderrahim Fakir nel rione Pilastro di Bologna. Queste frasi, registrate dalla bodycam di uno dei due agenti, sono state pronunciate proprio durante l’intervento per bloccare Fakir, morto poco dopo, e sono riportate nella parte introduttiva della relazione sull’autopsia depositata ieri dai consulenti della Procura di Bologna.

Nella lunga trascrizione sono riportate altre frasi simili. Ad esempio, quando una persona presente sul posto (indicata come ‘voce indistinta’) chiede se Fakir stia respirando, uno dei due poliziotti le risponde: “Per me può essere pure schiattato”. Lo stesso agente, mentre erano in corso i soccorsi, dice, rivolgendosi al collega: “Se schiatta ci divertiamo”. Quest’ultimo, sempre durante i soccorsi, chiede: “È schiattato?”, e il collega replica: “Ancora non si sa”, prima di chiedere a uno dei soccorritori: “Andato?” e di commentare: “Piatto proprio ok” alla risposta affermativa del soccorritore.

LEGALE FAMILIARI FAKIR:”NELLE FRASI DEGLI AGENTI C’È QUALCOSA DI DISUMANO”

“Un uomo era a terra, in condizioni gravissime, e attorno a lui, mentre qualcuno chiedeva se stesse ancora respirando, si pronunciavano quelle frasi. Fatico a trovare le parole per descrivere ciò che provo leggendo queste trascrizioni: c’è qualcosa di profondamente disumano nell’atteggiamento di chi sembra considerare la possibile morte di una persona un fatto di cui ridere o di cui non preoccuparsi”. Lo scrive, in un post su Facebook, l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Abderrahim Fakir, che commenta così le frasi registrate dalla bodycam di uno dei due poliziotti che il 19 luglio a Bologna bloccarono a terra il 42enne, che morì poco dopo. Le frasi in questione- “Se schiatta ci divertiamo”, “È schiattato, ah”, “C… me ne frega a me”- sono riportate nella relazione sull’autopsia di Fakir depositata dai consulenti della Procura di Bologna, e secondo Anselmo “restituiscono un quadro agghiacciante del comportamento di chi, in quel momento, indossava una divisa dello Stato”. Una divisa che, scrive il legale, “rappresenta lo Stato, la sua autorità e il dovere di tutelare la vita e la dignità delle persone, anche quando vengono fermate o arrestate”. Da parte sua, Anselmo si chiede “se sia questo lo Stato italiano che vogliamo”, dichiarando di voler sapere “che cosa ne pensa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi” e di voler “conoscere il pensiero della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, perché davanti a parole come queste credo che le istituzioni abbiano il dovere di prendere posizione”. La giustizia, conclude Anselmo, “farà il suo corso nell’accertamento delle responsabilità per la morte di Abderrahim Fakir, ma il peso di queste parole resta”.

ANSELMO: “I CONSULENTI DEI PM HANNO SCRITTO COSE DIVERSE DA QUELLE DETTE IN RIUNIONE”

“I consulenti del pm non sono riusciti ad escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir, il pomeriggio del 19 luglio a Bologna, sulla sua morte. Tuttavia il nostro consulente, il professor Vittorio Fineschi, dopo aver preso atto della forte discrasia tra quanto da loro argomentato nella riunione conclusiva tenutasi a Padova e quanto, viceversa, scritto in consulenza, redigerà una propria relazione che nei prossimi giorni sarà mia cura depositare alla Procura di Bologna”. A dirlo è l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Abderrahim Fakir, dopo il deposito della relazione dei consulenti della Procura sull’autopsia del 42enne, morto nel rione Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti.

Nella loro relazione, i consulenti hanno scritto che la causa del decesso “è ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia ischemica in coronaropatia trivasale”. E alla morte, dovuta ad ipossia, “hanno contribuito- si legge nel documento- l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia (effetto dell’intossicazione acuta da cocaina), nonchè la posizione prona”. Il quadro complessivo “appare coerente con una compromissione respiratoria primariamente riconducibile all’estesa emorragia alveolare correlata all’intossicazione acuta da cocaina”, scrivono i consulenti, secondo cui “la successiva permanenza in posizione prona… può ragionevolmente essere considerata un ulteriore fattore concorrente di entità verosimilmente minore… e non autonomamente letale”.
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