La sicurezza personale non è soltanto una questione di forza fisica, ma soprattutto di consapevolezza, prevenzione e capacità di affrontare le situazioni difficili. È questo il principio che guida il lavoro di Roberto Catania, 61 anni, nato e cresciuto a Schio, istruttore di difesa personale con oltre 35 anni di esperienza e formatore internazionale di Krav Maga. Un percorso professionale e umano che lo ha portato a dedicarsi in modo particolare alle donne, aiutandole ad acquisire strumenti concreti per proteggersi e, soprattutto, a recuperare fiducia nelle proprie capacità.

La sua esperienza nasce durante gli anni trascorsi nella Polizia, quando, accanto alla formazione professionale per gli interventi operativi, avverte la necessità di approfondire le tecniche di difesa personale rivolte anche a chi non indossa una divisa. La scelta ricade sul Krav Maga, un sistema di difesa che comincia a praticare con costanza, inizialmente come allievo, fino a diventare formatore riconosciuto anche a livello internazionale. «Già intorno al 2000 mi resi conto che le donne avrebbero potuto migliorare notevolmente il proprio livello di sicurezza seguendo un percorso guidato da persone con le giuste competenze e specializzazioni», racconta Catania. Un’intuizione maturata in tempi in cui il tema della prevenzione della violenza e della sicurezza femminile non aveva ancora l’attenzione che riceve oggi.

Negli anni, il lavoro di Catania ha incontrato l’interesse di numerose amministrazioni comunali, che lo hanno coinvolto nell’organizzazione di iniziative rivolte alla cittadinanza. Una collaborazione nata dall’esigenza di rispondere a un bisogno concreto del territorio e rafforzata dai riscontri positivi delle persone che hanno partecipato ai corsi. Le lezioni introduttive non hanno la pretesa di insegnare in poche ore un intero sistema di difesa personale. Il loro obiettivo è fornire le prime conoscenze, far comprendere che esistono strategie per affrontare situazioni potenzialmente pericolose e stimolare la volontà di approfondire l’argomento attraverso un allenamento continuativo. «I corsi hanno permesso alle partecipanti di migliorare la propria sicurezza personale e di innalzare considerevolmente i livelli di autostima», spiega l’istruttore. Un risultato che va oltre l’apprendimento di una tecnica: conoscere le proprie possibilità può cambiare il modo di muoversi, di relazionarsi con gli altri e di affrontare le situazioni che generano paura. La difesa personale, infatti, non consiste necessariamente nel confrontarsi fisicamente con un aggressore. Significa anche imparare a riconoscere i segnali di rischio, mantenere una distanza adeguata, valutare rapidamente le alternative e scegliere la risposta più sicura. In alcuni casi, la decisione migliore può essere semplicemente allontanarsi e chiedere aiuto.

A frequentare i corsi di Roberto Catania sono donne con storie, esperienze ed esigenze differenti. La più giovane allieva che ricorda è Emma, una ragazzina di appena 12 anni; la più anziana è Francesca, che ha iniziato il percorso all’età di 73 anni. Un dato che dimostra come la sicurezza personale non sia una necessità legata a una particolare fase della vita. C’è chi desidera sentirsi più tranquilla mentre cammina per strada o aspetta l’autobus, chi vuole imparare a gestire situazioni impreviste e chi arriva dopo aver attraversato esperienze dolorose. «Molte donne si avvicinano a noi perché hanno vissuto situazioni drammatiche. Altre sono ancora vittime di violenze verbali o fisiche, anche quotidiane. Ci sono poi persone che vogliono semplicemente migliorare la propria sicurezza in relazione al luogo in cui vivono e a ciò che accade intorno a loro», riferisce Catania. Dietro ogni partecipante, dunque, può esserci una motivazione diversa. Per alcune il corso rappresenta uno strumento di prevenzione; per altre diventa una tappa importante di un percorso personale più complesso.

Tra le esperienze che hanno segnato maggiormente l’istruttore c’è quella di una donna, indicata con le iniziali E.Z., vittima di una violenza domestica particolarmente grave. Dopo ore di sevizie, la donna trovò la forza di fuggire lanciandosi da una finestra, riportando 18 fratture in diverse parti del corpo. Fu soccorsa dal personale sanitario dopo che un passante la trovò priva di sensi sul ciglio della strada. «È stato difficile, ma anche estremamente motivante poterle dare una speranza e, soprattutto, nuove certezze», ricorda Catania. Dopo un lungo percorso, la donna è riuscita a ricostruire la propria vita, beneficiando anche delle misure di protezione predisposte dalle istituzioni, compresa una nuova identità. Una storia che restituisce la dimensione più delicata del suo lavoro: non soltanto insegnare a reagire, ma accompagnare le persone nella riconquista della propria autonomia, senza dimenticare il ruolo fondamentale delle istituzioni e dei servizi di supporto alle vittime.

L’efficacia della formazione si misura anche nella capacità di affrontare gli imprevisti. Catania ricorda il caso di Paola, che si è trovata in una situazione di pericolo alla fermata dell’autobus a Padova, dove alcune persone hanno tentato di derubarla. La donna è riuscita a mettere in pratica alcune delle azioni apprese durante gli allenamenti, evitando di essere aggredita, allontanandosi e avvisando la Polizia di Stato, intervenuta successivamente. Episodi come questo mostrano quanto sia importante prepararsi non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche sotto il profilo emotivo. Di fronte a una minaccia, infatti, non tutte le persone reagiscono allo stesso modo: c’è chi si blocca, chi si lascia sopraffare dalla paura e chi, al contrario, rischia di reagire in maniera sproporzionata. «Non parlerei tanto di errori, quanto di condizioni emotive che possono impedire di fare la scelta giusta», sottolinea l’istruttore. Gli allenamenti servono proprio a riconoscere le proprie reazioni e a sviluppare una risposta più consapevole, senza affidarsi esclusivamente all’istinto. Anche la forza fisica, secondo Catania, ha un’importanza relativa. Il metodo punta a evitare lo scontro diretto con l’avversario, privilegiando strategie e movimenti essenziali che possano consentire di uscire dalla situazione di pericolo. Per acquisire queste capacità, tuttavia, occorrono pratica, costanza e un percorso adeguato alle caratteristiche di ciascuna persona.

Uno degli aspetti più significativi dell’attività di Catania è il cambiamento che osserva nelle persone durante gli allenamenti. Alcune arrivano con evidenti segnali di disagio, insicurezza e scarsa autostima. La postura, lo sguardo e il modo di rapportarsi agli altri possono raccontare una condizione di fragilità che non sempre viene espressa a parole. Con il tempo, l’apprendimento e la condivisione dell’esperienza con il gruppo possono contribuire a modificare questo atteggiamento. La difesa personale diventa così anche un’occasione per riscoprire le proprie capacità, sviluppare maggiore sicurezza e costruire relazioni di fiducia.

Il rapporto con gli allievi, inoltre, non si esaurisce necessariamente con la fine delle lezioni. Catania racconta di essere rimasto in contatto con molte persone che, per motivi di studio o di lavoro, hanno interrotto la frequenza, mantenendo nel tempo un legame di amicizia e solidarietà. «Il nostro motto è essere uno strumento per chi può avere bisogno di noi», afferma. Una frase che sintetizza la filosofia alla base della sua attività: creare una comunità nella quale le persone possano sentirsi sostenute e consapevoli di non essere sole.

Roberto Catania porta avanti la propria attività in quattro sedi del territorio vicentino. Gli appuntamenti si svolgono a Schio, il mercoledì dalle 19 alle 20 presso la palestra del Pasini; a Thiene, il sabato dalle 9 alle 10 nella palestra delle scuole Scalcerle; a Vicenza, il martedì e il giovedì dalle 19.30 alle 20.30 presso la palestra dell’A.S.D. Personal Medical Fitness; e ad Altavilla Vicentina, il martedì dalle 19 alle 20.

A chi vorrebbe iniziare ma è frenata dalla paura, Catania rivolge un invito semplice: concedersi la possibilità di provare. Spesso, spiega, il timore di non essere all’altezza o di non possedere la forza necessaria rappresenta il primo ostacolo da superare. «Se le donne sapessero quanto è possibile migliorare la qualità della propria vita, l’autostima, la sicurezza e la serenità, probabilmente si chiederebbero perché non lo hanno fatto prima. Noi possiamo offrire una spalla, un supporto per iniziare un percorso di miglioramento».

Il messaggio finale è chiaro: imparare a difendersi non significa vivere nella paura, ma acquisire maggiore consapevolezza per affrontare la quotidianità con più serenità. La sicurezza personale si costruisce attraverso la conoscenza, l’allenamento e la capacità di riconoscere i propri limiti e le proprie risorse.

Letteria Cavallaro

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia