Chi legge il secondo libro di Umberto D’Anna ha la sensazione che l’autore sia una specie di Leopardi, che affonda la penna nel male del suo dolore fisico dovuto alla sua disabilità e a quel malessere dovuto ad esperienze di vita, che si è concesso. Nononostante le sue stampelle, che lo hanno messo a contatto con le delusioni e con chi non si è comportato proprio bene con lui.
In realtà, basta andare avanti nelle pagine per arrivare al messaggio positivo che la sua ultima fatica vuole trasmettere al lettore: ‘Alla fine il bene prevarica il male e vince’.
D’Anna nel suo libro affronta temi fondamentali della vita di ognuno. Fede, politica, mafia, e ancora il valore del silenzio, ma anche il custode del dolore che quando tutto tace si acuisce e dilania. Il libro è scritto sotto forma di dialogo. Un uomo ed una donna, che parlano col sottofondo della vita che si ferma mentre tutti dormono. Il male, spesso fisico che contamina inevitabilmente tutto, compresa l’anima, si annida in quelle ore di buio.
Ma il male, secondo D’Anna, si può annidare ovunque e lui l’ha visto personalmente insidiarsi nel mondo della politica, nella Chiesa, ma anche nelle sue piccole esperienze di vita quotidiana, dove l’alternarsi ‘del bianco e del nero’ è una costante. L’uomo è bilico continuamente, ma è una proficua e concreta conoscenza di quello che si imparerà a distinguere e a scegliere per il trionfo del bene.
Umberto D’Anna preferisce non sbilanciarsi troppo sui contenuti del suo libro, scritto dopo la delusione della sua piccola, ma intensa esperienza politica a Thiene.
Venerdì 15 maggio presenterà la sua opera letteraria nel salone delle Opere Parrocchiali, dove è prevista la partecipazione di un folto pubblico, incuriosito dai contenuti del libro che per l’autore è : ‘una passeggiata fra i chiaroscuri del bene e del male in un mondo fatto di tante domande e qualche risposta’.
N.B.
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