Le multinazionali dovranno pagare. Dopo anni di battaglie, silenzi, carte bollate e rabbia, il Consiglio di Stato mette un punto fermo sul caso Pfas: saranno Mitsubishi, Eni Rewind e il gruppo ICIG a dover sostenere i costi della bonifica dell’area ex Miteni. Una sentenza pesante. Storica: ottantacinque milioni di euro il costo stimato degli interventi. Ma chi pagherà moralmente e politicamente per ciò che è accaduto?

“Per i nostri territori è un’ottima notizia”, commenta sui social  il comitato Mamme No Pfas dopo la decisione del Consiglio di Stato”La provincia di Vicenza aveva individuato le multinazionali responsabili della bonifica dell’ex sito Miteni, che naturalmente hanno fatto ricorso al Tar del Veneto perdendo. Hanno quindi fatto appello al Consiglio di Stato, che ha confermato la condanna in sede amministrativa. Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Provincia di Vicenza che ha individuato i responsabili dell’inquinamento da Pfas provocato dal sito produttivo ex Miteni a Trissino nelle aziende Mitsubishi, Eni Rewind e il gruppo Ici”.

Al fianco delle Mamme No Pfas interviene anche Rifondazione Comunista. Dalla segreteria vicentina arriva una presa di posizione durissima: “diciamo subito la verità: questo risultato lo hanno strappato le Mamme No Pfas e i comitati cittadini, non le istituzioni. A tutti loro, le mamme no PFas e i comitati, va la nostra totale solidarietà, piena e incondizionata. Gli uomini che hanno gestito Miteni, però, sono liberi. Gli otto manager escono indenni: assolti in sede penale, ora scagionati anche sul fronte amministrativo. Hanno saputo che la gente beveva veleno. Hanno aspettato. Non pagano nemmeno per questo. Il diritto borghese funziona esattamente come è stato costruito: protegge i potenti e scarica i costi sulla collettività. I profitti erano privati. I danni sono collettivi. La bonifica da 85 milioni è ancora sulla carta, i tempi incerti. Il presidente della Provincia, Nardin, promette partecipazione. Lo terremo a mente: le Mamme No Pfas e i comitati non vanno convocati per applaudire decisioni già prese. Devono poter decidere. E non accetteremo che si spacci la messa in sicurezza per bonifica. Per decenni intere comunità vicentine hanno bevuto acqua avvelenata mentre le multinazionali incassavano profitti. Finché chi ha preso quelle decisioni passeggia indisturbato, la battaglia non è finita. Con le Mamme No Pfas. Con i comitati. Fino in fondo”.

Intanto la politica regionale prova a intestarsi la fase successiva. I consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Dalla Pozza e Chiara Luisetto parlano di “sentenza di enorme importanza” e chiedono alla Regione Veneto di garantire massimo supporto tecnico e sanitario affinché la bonifica possa finalmente partire.”La sentenza chiude finalmente un capitolo oltre il quale deve aprirsi la fase operativa degli interventi, che ci auguriamo si realizzi nel modo più efficace e nei tempi più rapidi”, spiegano. Dalla Pozza e Luisetto chiedono inoltre che la Regione sostenga gli enti territoriali nelle attività di tutela sanitaria e ambientale: “sarà fondamentale procedere con speditezza per risolvere i nodi ancora aperti e fare in modo che questa sentenza rappresenti davvero un punto di svolta per un’area che ha pagato a carissimo prezzo questo disastro”.

di Redazione AltovicentinOnline

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