Si è alzato come tutti gli anni alle 2.30 del mattino ad addobbare con fiori e campane le sue 50 vacche per la tradizionale transumanza di San Michele, ma quest’anno il malgaro Romeo Zigliotto di Zugliano, per la prima volta dopo 40 anni, non ha guidato il corteo dei bovini lungo il tradizionale percorso.

Quello che, partendo da Caltrano, passa per Cesuna e attraversa il Costo, Centrale, Carrè e Chiuppano, tra gli eventi più attesi del ‘settembre chiuppanese’, previsto per il 30 settembre, ed ora annullato.

Troppe le insicurezze di una strada pericolosa come la provinciale del Costo, troppi i ‘paletti’ dettati dalla Provincia per salvaguardare la sicurezza stradale, limiti destinati a permettere un passaggio fluente e senza pericoli di animali e persone. Il corteo di bovini è dunque partito sabato scorso da malga Carriola, in territorio di Caltrano, e si è concluso a Zugliano, scendendo dal monte di Calvene e costeggiando il torrente Astico, lungo l’antica strada delle malghe, percorsa anche dai militari durante la grande guerra.

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‘Mi dispiace tantissimo – ha detto Zigliotto – erano 40 anni che festeggiavamo la transumanza per quel percorso, perché la transumanza è una vera e propria festa per noi, una giornata che aspettiamo con gioia tutti gli anni. Mi dispiace per i cittadini di Carrè e Chiuppano in particolare, che ogni anno ci accoglievano con grande allegria, ma le restrizioni sulla sicurezza erano davvero troppo onerose, comprese quelle sulla pulizia delle strade’.

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Il corteo è comunque stato accolto con entusiasmo dai cittadini e dagli amministratori di Zugliano, e questo ha rinfrancato Zigliotto. ‘Siamo entrati in paese in un clima di festa – ha raccontato ancora il malgaro – e le mie vacche erano comunque addobbate come tutti gli anni, e quest’anno avevano anche delle collane di fiori di carta colorati. Mi sento in dovere di ringraziare tutti quelli che ci hanno dato una mano, ed in particolare il gruppo alpini di Zugliano, Caltrano e Calvene, sempre presenti ed attivi per proteggere le nostre tradizioni, sempre più difficili da sostenere’.

Marta Boriero

 

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