La 15ª edizione della Trans d’Havet incorona i vincitori delle tre gare tra sentieri, creste e dislivelli delle Piccole Dolomiti. A firmare l’impresa nella prova regina, la Ultra80 chilometri, sono stati lo scledense Simone Vigolo e la vicentina Veronica Maran, protagonisti di due prove di altissimo livello.
È un sole che scotta già per bene sul bianco lastricato del centro storico di Valdagno quello che ha accolto alle 10.10 di oggi i primi finisher della Trans d’Havet numero 15, con lo scledense Simone Vigolo a confermare il pronostico della lunga Ultra da 80 km, davanti ad Andrea Paladin e Mirko Marchi. Nella estenuante prova rosa non trattiene le lacrime all’arrivo un’altra vicentina, Veronica Maran, che mette dietro tutte le avversarie e dopo 4 vittorie in casa Ultrabericus, adesso sale in quota e si porta a casa il primo meritato trionfo sulla 50 miglia delle Piccole Dolomiti. Chiudono dietro di lei Cindy Pirocca e Sara Lana.
Lunghezza dimezzata, ma valore tecnico immutato, nella Recoaro Marathon con i suoi 42 km e 2.700 mD+ il geometra bresciano Diego Angella si mette in tasca il quinto successo, dopo quelli messi a segno ininterrottamente tra il 2021 e il 2024, per poi concedersi, lo scorso anno, un’incursione nella Ultra che gli è valsa comunque un undicesimo piazzamento. Sul finale stacca di 5’ abbondanti Edoardo Rossano, lasciando a Daniel Vinco il terzo gradino del podio di giornata.
Al femminile gara in solitaria anche per la veronese Sofia Toniolo che sigilla la propria vittoria su Maddalena Carolo, tra le maggiori favorite della giornata, ed Elisa Habicher.
Last but not least, sulla grintosa Montefalcone Half Marathon (24km 1.500 mD+) Filippo Embrinati, passato dallo sterrato su due ruote all’off-road tutto da correre, vince davanti a Giovanni Pezzelato e Mattia Ceola. A favorire la classifica finale anche alcune squalifiche patite da alcuni concorrenti per mancanza del materiale obbligatorio fissato dal regolamento di gara. Tra le donne svetta la valdagnese Giulia Bruttomesso che chiude in 03:05:09, davanti a Maria Vittoria Bertolini e Chiara Dal Santo.

Sul più lungo dei tre tracciati proposti dall’Ultrabericus Team, parte guardinga la prova con un gruppetto di testa composto da Paladin, Ferretto, Vigolo, Guzzonato, Bernardi, Martinelli, Marchi che passano al primo check-point di Passo Xomo a intervalli minimi. Una scavigliata ferma però Ferretto nel corso della notte e lo costringe ad alzare bandiera bianca. A Campogrosso Paladin e Vigolo sono avanti, staccati di 2’ e mettendo il naso all’insù verso la “cima Coppi” del Rifugio Fraccaroli è il trevigiano a cercare di allungare, ma Vigolo governava la salita per poi riprendere il diretto avversario nella picchiata di Campobrun e, rosicchiando secondi e metri a spron battuto, al passaggio di Campodavanti era lui a fare la lepre con un distacco cresciuto a 10’. Sulla discesa da Cima Marana, confident con i terreni che scendono, Vigolo sfruttava allora appieno le proprie doti e costruiva quella barriera dietro di sé che gli consegnava la vittoria sulla finish line di Valdagno con un tempo di 10:10:47, a 12’ da Paladin e quasi mezz’ora da Mirko Marchi.
Veronica Maran partiva già con il favore dei pronostici e una expertise sulle scalate delle Piccole Dolomiti che in poche potevano contenderle. Così è stato che sono serviti pochi chilometri per vederla allungare. A Campogrosso il distacco dalla seconda (Sara Lana) era di oltre 20’ e le verticalità di Bocchetta Fondi altro non facevano che acuire il divario. A Campodavanti solo il rischio di cadere in discesa poteva mettere fine ad una galoppata incredibile. E allora Veronica non perdeva la sua lucidità, con papà Stefano a tallonarla e sostenerla, cacciava la discesa su Valdagno a tutta e sul traguardo non poteva che dare sfogo alle lacrime di gioia. Per lei il cronometro si fermava a 12:07:35. Seconda Cindy Pirocca in 13:21:00 e terza Sara Lana in 13:23:13.

Tolta una bella fetta di percorso da liquidare al chiaror delle stelle, la Marathon vedeva fin dalla partenza di Recoaro Terme un Diego Angella in grande spolvero. Con la precisione del bravo geometra, dopo ben 4 vittorie, il bresciano portacolori della ASD Sicurlive Sport Team, ormai conosceva ogni singolo centimetro della gara, skill fondamentale per sapere come impostare ogni chilometro di giornata. Dietro di lui Rossano e Vinco non avevano però voglia di cedere facilmente e così hanno tenuto bene in vista il fanalino di coda, senza mai però riuscire a trovare quell’abbrivio che avrebbe potuto avvicinarli e impensierire Angella. Piccoli tira e molla sulle pendenze tra Campogrosso e Campodavanti, ma Angella non cedeva e sul traguardo, con un quinto successo in una stessa gara in 6 anni, cosa probabilmente mai vista in Italia, concedeva la medaglia d’argento al battagliero Rossano e quella di bronzo al tenace Daniel Vinco.
Quella di Sofia Toniolo è stata una gara sempre in testa a tutti i passaggi di controllo, ben governata sul fronte del ritmo. E se a Campogrosso i distacchi dalle dirette avversarie potevano ancora lasciare spazio a rimonte, la selezione della salita al Fraccaroli non perdonava. A Montefalcone lo stacco dalla Carolo era di oltre 15’, quasi 30’ dalla Zamboni. Solo quest’ultima si doveva guardare le spalle da una Habicher in risalita che proprio sui chilometri finali le soffiava il terzo posto.

Il vero matador della giornata sulla “corta” Half Marathon sembra invece essere stato il regolamento che al controllo materiali finale costringeva i giudici federali a non consentire la vittoria a Michele Dallavalle, assegnandola invece a Filippo Embrinati, alla prima esperienza in una gara di corsa off-road, dopo anni in sella alle ruote grasse. Dietro di lui chiudevano Giovanni Pezzelato e Mattia Ceola.
Tanta è stata la contentezza della local Giulia Bruttomesso, in forze al team Facerunners, che con tanta determinazione ha tenuto la testa sempre davanti fino al traguardo in cui fermava il crono sul tempo di 02:38:19. Dietro di lei finivano a 03:12:41 Maria Vittoria Bertolini e a 03:41:57 Chiara Dal Santo.
Con il caloroso tifo del pubblico valdagnese, la gara continua così a scorrere, macinando arrivi su arrivi, mentre il sole piano piano cala sul centro laniero e i 450 volontari messi in campo dall’Ultrabericus Team proseguono nel loro prezioso lavoro di “portare tutti a casa”.
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