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Valdastico Nord. Veneto snobba i ‘suoi’ sindaci. Salta incontro a Trento

Valdastico Nord. Nonostante le tante rassicurazioni, nell’aria c’era. Il Veneto dà forfait all’incontro coi propri sindaci di Posina, Valli del Pasubio, Arsiero e Laghi. Salta l’incontro richiesto a gran voce da quattro mesi, per un tavolo tecnico in cui essere ascoltati. Spiegando cosa accadrebbe, nel territorio che ruota attorno al sacro monte Pasubio, con l’avanzata delle ruspe per fare l’arteria. Anche se, solo una settimana fa, Fugatti in barba a tutto e tutti se ne era uscito che per lui il collegamento si farebbe tornando indietro. Da Pedemonte, giù e sotto l’altopiano dei Fiorentini e l’alpe Coe, puntando verso Rovereto Sud.

Niente trasferta a Trento a Palazzo Dante quindi, non solo per Andrea Cecchellero e Armando Cunegato, i due primi cittadini dell’alto vicentino. Ma anche per i loro colleghi trentini di Vallarsa, Terragnolo e Trambileno. Cinque paesi, racchiusi nei ‘5 Comuni del Pasubio’. Incontro che, successivamente, era stato esteso anche ad Arsiero e Laghi: i due paesi più colpiti dal ‘T5’. A poche settimane dall’elezione del neo presidente della provincia di Trento, chiesero chiarimenti all’assessore regionale veneto de Berti, a Fugatti ed al ministro delle infrastrutture Toninelli. Prendendo ‘carta e penna’ e denunciando quanto catastrofico potesse essere quel tracciato ‘T5’, voluto da Fugatti stesso.

Da allora sono passate settimane. Mesi. Sulla Valdastico Nord nel frattempo sono accadute vicende che hanno fatto fibrillare, veneti e trentini. Chi osteggiando una soluzione, la T5 appunto, considerata non solo uno scempio ambientale, ma anche inutile rispetto agli obiettivi principali del tratto finale dell’A31. Chi invece non vede l’ora che venga fatta, permettendo di aumentare, ed agevolare, quel traffico commerciale che ora ripiega, tra Veneto e Trentino, sulla Valsugana.
A mettere una pietra tombale intervenne anche il Consiglio di Stato, con due sentenze, che di fatto cassò il tratto vicentino, da Piovene Rocchette a Besenello. Poi l’incontro a Roma, alla corte del Mit, che impose a Veneto e Trento di fare i bravi, presentando un progettario unitario e condiviso. Se l’eco di Zaia ‘io l’autostrada la porto sino a Besenello e Trento faccia quello che vuole’ è andato perduto in non si quale ben precisata vallata, dall’altra parte Fugatti non ha mai smesso di battere i pugni. “La voglio a Rovereto sud”. Per portarcela gli starebbe bene anche prendere ad esempio un progetto, fatto nemmeno lui sa con quanta ironia, da due architetti vicentini. Quell’unica galleria che tornerebbe indietro da Pedemonte, passerebbe sotto l’altopiano dei Fiorentini, tuffandosi nella pancia del monte Maggio e scavando sotto l’Alpe Coe. Un ‘biscione’ che continuerebbe la sua strada solcando la valle di Terragnolo tra Serravalle di Ale e Marco. Il tutto poi per dirigersi verso l’A22, sboccando a Rovereto Sud.

Veneto abbandona i ‘suoi’ sindaci?
Tutto tace a Palazzo Balbi. A Venezia di ufficiale dicono nulla sulla Valdastico Nord. Impellente la scadenza messa dal Mit. Per oggi, 15 aprile, andava portato a Roma quel progetto unitario. Quantomeno le verifiche di fattibilità, sulle quali il ministero affiderebbe poi la progettazione a Serenissima. Ad oggi, di carte inviate, sarebbero solo quelle di Fugatti.
La De Berti da Venezia non si sarebbe mossa. Un’ora prima dell’incontro ha fatto chiamare i sindaci dalla sua segretaria. “L’assessore non potrà esserci, ha avuto un impegno improvviso”. Saltato quindi l’incontro, con “data da destinarsi”.  A Trento Fugatti comunque c’era ad aspettarli. Ma visto che lui i ‘suoi’ primi cittadini li aveva già sentiti lo scorso 9 aprile, quando lanciò l’idea dell’unica galleria che da Pedemonte piegherebbe verso la vallata di Terragnolo, a che pro per i sindaci veneti salire sino a Trento, restando privi del proprio interlocutore regionale?

Paola Viero