C’è chi preferisce fare le pulizie piuttosto che accudire un anziano e se non avessimo le risorse straniere nel Nord Est d’Italia, le famiglie non ce la farebbero.
Assistere un familiare anziano e non autosufficiente sta diventando sempre più complicato. In Veneto diminuisce il numero di colf e badanti regolarmente assunte, mentre aumentano le difficoltà delle famiglie, strette tra la carenza di personale e le lunghe liste d’attesa per accedere alle strutture residenziali.
Secondo i dati dell’Osservatorio Inps, i lavoratori domestici sono passati da 64.178 nel 2023 a 61.360 nel 2025, con una perdita di quasi 3 mila unità in due anni. Un calo che interessa tutte le province venete, con le flessioni più marcate registrate a Rovigo e Belluno. A fronte di questa diminuzione, però, la domanda di assistenza resta elevata: in Veneto si stimano circa 180 mila over 65 non autosufficienti e oltre 9 mila persone sono in attesa dell’impegnativa di residenzialità per entrare in una struttura.
Per molte famiglie le alternative sono poche: assumere una badante, con costi sempre più difficili da sostenere, oppure attendere un posto in una residenza assistenziale. Quando nessuna delle due soluzioni è praticabile, spesso è un familiare, nella maggior parte dei casi una donna, a lasciare o ridurre il proprio lavoro per garantire l’assistenza.
A pesare è anche la difficoltà nel reperire personale. Come spiega Maria Luisa Gnecchi, già vicepresidente dell’Inps, il lavoro di badante è particolarmente impegnativo dal punto di vista fisico ed emotivo e molti preferiscono orientarsi verso altri settori, come quello delle pulizie, che offre retribuzioni più alte e maggiori tutele. Secondo gli esperti, inoltre, il calo dei lavoratori regolari potrebbe essere accompagnato da una crescita del lavoro sommerso.
La maggior parte degli assistenti familiari continua comunque a essere composta da lavoratori stranieri: nel 2025 erano oltre 44 mila su un totale di poco più di 61 mila.
Sul fronte degli aiuti alle famiglie, Gnecchi propone di rafforzare gli incentivi fiscali, aumentando la detrazione per le spese sostenute per colf e badanti, oggi ferma al 19% e soggetta a limiti di reddito. Ricorda inoltre che esistono strumenti ancora poco utilizzati, come il congedo biennale retribuito per l’assistenza ai familiari con disabilità, che può rappresentare un importante sostegno nei momenti di maggiore difficoltà.
Serve subito un Piano straordinario per la non autosufficienza”
“I numeri pubblicati sui quotidiani nei giorni scorsi fotografano una realtà che migliaia di famiglie venete conoscono già fin troppo bene: 3.000 badanti in meno in appena tre anni e circa 9.000 persone in attesa di un posto in RSA. Dietro questi dati non ci sono statistiche, ma volti, storie, figli costretti a rinunciare al lavoro, coniugi anziani lasciati soli e persone fragili che aspettano risposte”. Lo dichiara Rossella Cendron, capogruppo Le Civiche Venete, intervenendo nuovamente in merito al tema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.
“Il Veneto – prosegue Cendron – continua a essere una delle regioni più longeve d’Europa, ma la gestione dell’invecchiamento della popolazione non va considerata e trattata come fosse un’emergenza improvvisa. È necessaria una nuova programmazione a supporto delle famiglie venete, che si trovano sempre più sole davanti a costi insostenibili e servizi insufficienti perché la diminuzione delle badanti è solo un campanello d’allarme, ma gravissimo”.
“Senza un adeguato sostegno economico, senza percorsi di formazione e senza politiche che valorizzino il lavoro di cura, diventa inevitabile che molte persone scelgano altri impieghi. Il risultato – commenta Cendron – si traduce inevitabilmente in un aumento del carico assistenziale in capo alle famiglie, soprattutto sulle donne, che ancora oggi sono le prime a sacrificare lavoro, carriera e qualità della vita per assistere un genitore e/o coniuge”.
“Anche il tema delle RSA, richiede un deciso cambio di passo – commenta Cendron – e le liste d’attesa sono ormai incompatibili con i bisogni reali della popolazione. È giusto valutare accordi con strutture private accreditate, purché vengano garantiti standard elevati e piena tutela della qualità dell’assistenza ma questa scelta può essere solo una risposta per rispondere tempestivamente ai bisogni immediati. Serve una rete territoriale più forte, con assistenza domiciliare realmente capillare, servizi di prossimità e un sostegno concreto ai caregiver familiari”.
“È arrivato il momento di costruire un vero Piano regionale per la non autosufficienza, – la consigliera rilancia quindi una proposta politica – con risorse adeguate e obiettivi misurabili. Un piano che metta insieme sanità, sociale, Comuni e Terzo settore, superando la logica degli interventi frammentati. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. Una società si misura da come tratta le persone più fragili, e gli anziani non sono un costo da contenere, ma una parte fondamentale della nostra comunità. Ogni famiglia lasciata sola rappresenta una sconfitta delle istituzioni. Come gruppo consiliare Le Civiche Venete continueremo ad incalzare la Giunta affinché questo tema diventi una priorità assoluta dell’agenda regionale. Il Veneto merita un sistema di welfare all’altezza della sua storia e delle sfide demografiche che ci attendono. Non possiamo più perdere tempo”, conclude Cendron.
di Redazione AltovicentinOnline
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