Un anno di pressioni, messaggi, profili falsi. Un anno che aveva trasformato la vita di una 19enne in un vero e proprio incubo. Un incubo che ha il volto di un 22enne di Isola Vicentina finito in manette e portato in carcere dai carabinieri su ordine del Tribunale di Vicenza. Le accuse parlano chiaro: atti persecutori, diffamazione via social, minaccia aggravata nei confronti dell’ex.
Tutto ha inizio con la denuncia della giovane. Ai militari dell’Arma racconta del calvario che vivrebbe a causa del giovane di Isola Vicentina. L’indagine che scatta, passo dopo passo, ricostruisce un’escalation che non aveva mai fine. Nemmeno il 13 aprile scorso, quando scattano le perquisizioni. In casa del ragazzo vengono trovati uno storditore elettrico e uno spray anti-aggressione non conforme. Parte la denuncia, per detenzione abusiva di armi, insieme al divieto di avvicinamento alla vittima e ai suoi familiari. Ma non solo. Al 22enne viene applicato anche il braccialetto elettronico.
Un provvedimento che doveva arginare le intenzioni del giovane, affinché la smettesse di perseguitare la 19enne. Ma così non è stato, perché, secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, il giovane avrebbe continuato a molestare la ragazza attraverso la rete dei social. Instagram, profili falsi, identità costruite ad arte. Negli ultimi giorni emergono nuovi account riconducibili a lui, utilizzati secondo l’accusa per pubblicare contenuti diffamatori e sessualmente degradanti, accompagnati dai dati della ragazza e dei suoi familiari.
Un’ossessione che ha convinto il magistrato al passo ulteriore. Nella serata di martedì 5 maggio, infatti, i carabinieri bussano alla porta della sua abitazione e, dopo le formalità di rito, lo hanno portato in carcere a Vicenza.
di Redazione AltovicentinOnline
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