La parola contaminazione torna ancora una volta al centro del dibattito del consiglio regionale del Veneto. A Palazzo Ferro Fini, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra ha depositato una mozione sui Pfba, sostanze appartenenti alla famiglia dei Pfas legate ai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta. “I veneti hanno già vissuto il disastro, in cui 400 mila persone hanno bevuto per anni acqua contaminata: Non possiamo permetterci di ripetere quell’errore” dichiarano i consiglieri Carlo Cunegato e Elena Ostanel.
Il precedente che pesa
Il riferimento è a una delle più gravi emergenze ambientali italiane. E non solo veneta. Un caso che ha segnato profondamente il territorio e la percezione pubblica del rischio chimico. Ora, il timore è che la stessa famiglia della possa aprire un altro fronte di incertezza.
Il nodo scientifico
“In commissione congiunta Sanità e Ambiente i tecnici della Regione hanno sottolineato le differenze col caso Miteni: i Pfba sono Pfas a catena corta, che non si ritrovano nel sangue. Ma gli stessi tecnici hanno aggiunto che il Pfba non risulta cancerogeno ‘allo stato attuale delle conoscenze’ e che sia necessaria ‘una base di dati più robusta’ per valutare il rischio-spiegano Cunegato e Ostanel-Del resto, la valutazione tossicologica dell’EPA americana dimostra che i Pfba si accumulano nei tessuti di fegato, tiroide e reni e sono nocivi per gli animali, mentre la tossicità per l’essere umano non è ancora esclusa. La stessa relazione tecnica ISPRA-ARPAV del luglio 2025 richiama esplicitamente la classificazione dell’Agenzia chimica europea ECHA, secondo cui i Pfba sarebbero ‘probabilmente rispondenti ai criteri per la cancerogenicità, mutagenicità o tossicità riproduttiva di Categoria 1A o 1B’. L’incertezza scientifica non è un motivo per abbassare la guardia: è esattamente il motivo per alzarla”.
La mozione in sette punti
Da qui, una mozione articolata in sette punti che punta a stringere il perimetro della prevenzione: più ricerca scientifica, monitoraggi estesi ai siti di deposito delle terre da scavo, bonifiche a carico dei responsabili. E ancora: il controllo dei pozzi privati nelle aree a rischio e il potenziamento dei collegamenti alla rete acquedottistica pubblica per le utenze non servite, insieme alla realizzazione di uno studio epidemiologico sulle popolazioni esposte. Tra le richieste anche un nuovo impulso al livello europeo per arrivare al divieto degli acceleranti cementizi contenenti Pfas, già oggetto di iniziative a Bruxelles grazie all’azione dell’eurodeputata Cristina Guarda, e un piano strutturato di campagne informative rivolte ai cittadini. “Serve continuità nell’informazione e nella tutela delle comunità locali” concludono.
Il tempo della politica
Sul fondo, resta il tema che attraversa tutto il dossier: il tempo. Quello della scienza, che procede per gradi. E quello della politica, chiamata a decidere prima che i dati diventino certezze definitive.
di Redazione AltovicentinOnline
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