È difficile immaginare il Vicenza senza il Menti, così come è difficile immaginare il Menti senza il popolo biancorosso. Ma rispettare la storia non significa necessariamente rimanere fermi al passato. Ed è qui che nasce una delle discussioni più sentite tra i tifosi biancorossi: il Menti può ancora rappresentare il futuro del Vicenza, oppure è arrivato il momento di immaginare qualcosa di diverso?
La domanda non è affatto banale. E soprattutto non può essere liquidata con la contrapposizione tra chi vuole conservare il Menti, e chi sogna uno stadio nuovo. Perché il vero punto della questione non è soltanto lo stadio. Il vero punto è capire che tipo di Vicenza vuole essere Vicenza nei prossimi venti o trent’anni.
Per molti tifosi la risposta è semplice: il Menti deve rimanere lì, nel cuore della città, vicino al centro, dentro quel tessuto urbano che negli anni ha reso lo stadio un elemento quasi imprescindibile per il popolo biancorosso. Il rapporto tra il Lane e il suo stadio è qualcosa che va oltre la semplice comodità logistica.
Il problema, però, è che il calcio è cambiato. E continua a cambiare. Sono cambiate le esigenze di sicurezza, gli standard di accoglienza, i servizi, la fruibilità, gli spazi commerciali, le aree hospitality, le esigenze televisive, l’accessibilità, le modalità di ingresso e uscita degli spettatori. Uno stadio moderno non è più soltanto un insieme di gradinate e un campo da calcio.
È una struttura che deve funzionare sette giorni su sette, possibilmente non soltanto per le due ore della partita, così come vorrebbe la famiglia Rosso.
Il Menti, con tutta la sua storia e il suo fascino, deve inevitabilmente confrontarsi con i limiti di una struttura concepita durante l’epoca fascista.
Ciò che la piazza oggi chiede a gran voce, è un cambio di passo radicale. Non servono più interventi tampone, ma un investimento strutturale e importante da parte della famiglia Rosso. La proprietà ha le capacità e la visione per restituire a Vicenza una casa moderna, sicura e completamente fruibile. Investire in modo serio e definitivo sul Menti non è solo un atto di rispetto verso la storia e i tifosi biancorossi, ma il passo fondamentale per sostenere qualsiasi ambizione di rilancio sportivo.
C’è poi un altro aspetto che i tifosi sottolineano da tempo: la capienza.
Nel febbraio 2026 la riapertura della Curva Azzurra ha restituito 730 posti alla tifoseria, un intervento importante che ha consentito di arrivare a una capienza omologata superiore ai 12 mila spettatori. È stato un passo avanti. Ma è sufficiente? La risposta, osservando la passione che circonda il Vicenza, è probabilmente no. E non perché uno stadio debba necessariamente essere enorme.
Il punto è un altro: quanto pubblico potrebbe realmente ospitare il Vicenza in un impianto adeguato alle proprie ambizioni? La risposta arriva anche dai numeri.
Il 29 marzo, nella partita che sancì la promozione in Serie B, il Menti registrò 11.509 spettatori. Quasi l’intera capacità disponibile. E non stiamo parlando di una finale di Champions League o di una partita di Serie A tra due grandi club. Stiamo parlando di una squadra che, dopo anni difficili, è riuscita a riaccendere entusiasmo nella propria città. Il dato più importante, quindi, non è soltanto quanti posti ci siano oggi.
È quanti posti vengono richiesti dal territorio quando il Vicenza torna a vivere momenti importanti. E la risposta sembra abbastanza chiara.
La domanda di calcio a Vicenza esiste. Ed è una domanda che non dovrebbe essere sottovalutata.
Il ritorno del Vicenza in Serie B ha cambiato inevitabilmente la prospettiva.
Quando una squadra milita in categorie inferiori, uno stadio da poco più di diecimila posti può sembrare sufficiente. Ma quando la società guarda alla Serie B e, perché no, prova a immaginare nel lungo periodo un ritorno stabile ai massimi livelli, il discorso cambia.
E allora la domanda diventa: Vicenza può permettersi di pensare in piccolo?
Una città importante, una provincia economicamente forte, una tradizione calcistica enorme e una tifoseria che ha dimostrato innumerevoli volte il proprio attaccamento ai colori biancorossi meritano forse un progetto più ambizioso. Non necessariamente domani. Non necessariamente con la demolizione del Menti. Ma almeno attraverso una visione. Perché il rischio più grande non è avere uno stadio vecchio, il rischio è non avere un progetto per il futuro.
Il calcio moderno chiede qualcosa di più. Oggi andare allo stadio dovrebbe essere un’esperienza, non soltanto una partita.
Chi acquista un biglietto dovrebbe trovare servizi adeguati, ingressi comodi, servizi igienici moderni, punti ristoro, accessibilità per tutti, visibilità ottimale, coperture adeguate, spazi per famiglie e bambini, aree dedicate alla socialità e strutture capaci di rendere piacevole la permanenza prima, durante e dopo la partita. È questo il modello verso cui si è mosso il calcio italiano ed europeo. E non è soltanto una questione di lusso. È anche una questione economica. Rosso più volte ha chiesto un aiuto alle attività produttive del territorio, ai soci, agli sponsor, all’entrata di nuovi imprenditori. Per riammodernare il Menti ci vogliono 100 milioni, ma la proprietà, tra le più ricche d’Italia, dice che ha bisogno di un aiuto economico, perché lo stadio deve essere di Vicenza e dei vicentini. Tutto chiaro, quindi?
La lungirimiranza di un imprenditore come Mister Diesel, dovrebbe portare, però, ad un ragionamento più costruttivo. Dal nostro punto di vista, ma anche dei tifosi, uno stadio moderno permettebbe alla società di sviluppare maggiormente le proprie entrate: hospitality, sponsorizzazioni, attività commerciali, eventi, merchandising, ristorazione, attività durante la settimana. Attorno al campo deve esserci un ecosistema, proprio come l’idea che ha sempre portato avanti Mister Diesel. Ma allora perché non si avvia un progetto con l’amministrazione comunale per far diventare il Menti più efficiente e moderno?
Se il Vicenza vuole costruire un futuro importante, dovrebbe poter contare anche su questo. Un sogno dei 20 mila posti.
Il Menti non merita di essere lasciato invecchiare lentamente. Ma non merita nemmeno di essere cancellato senza una riflessione. Merita una scelta.
Una scelta coraggiosa, sostenibile e soprattutto lungimirante. Se il futuro è una profonda riqualificazione, si inizi a progettare seriamente.
Se il futuro è un ampliamento, si valuti concretamente quanto può essere realizzato. Il calcio moderno corre. E Vicenza non può permettersi di guardare gli altri andare avanti mentre continua a discutere soltanto di quanti posti aggiungere alla prossima curva.
La tifoseria biancorossa ha dimostrato di meritare qualcosa in più. Che si faccia avanti la proprietà. I vicentini vogliono fatti concreti.
N.B.
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