«Mentre gli esponenti politici della destra, da Vannacci a Tajani, si esibiscono in dichiarazioni che sviliscono le donne, fatte oggetto di banalizzazioni e sessismo, la realtà ci dice che il fenomeno della violenza di genere è sempre più drammatico. E che le istituzioni non possono concedere alcuno spazio a provocazioni che alimentano stereotipi».

La presa di posizione è delle consigliere regionali del Partito Democratico, componenti della commissione Politiche Sociali, Chiara Luisetto (vicepresidente), Monica Sambo e Anna Maria Bigon. Al centro, la relazione al Consiglio regionale sull’attività svolta in materia di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, gennaio – dicembre 2025.

«Si tratta di una panoramica dalla quale emerge un incremento significativo dei contatti e delle richieste d’aiuto, a fronte però di ritardi burocratici che rischiano di frenare i servizi sul territorio. I numeri evidenziano la gravità del fenomeno: nel 2024 i Centri Antiviolenza (CAV) veneti hanno registrato 8.366 contatti e hanno seguito 4.761 donne, mentre 2.327 hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza (dato più alto dal 2019). Crescono anche le chiamate al 1522. Un quadro che da un lato mostra il grande e crescente lavoro della rete antiviolenza sui territori, ma anche la necessità di sostenere centri e sportelli, di agire sulla prevenzione e sull’accoglienza in emergenza ancora fragile. Un dato pesante, che ci indica una strada ancora lunga, è che il circa il 75% delle violenze continua a non essere denunciato».

«Al tempo stesso – denunciano le consigliere – la risposta istituzionale presenta ancora ombre. La rete dei servizi è disomogenea sul territorio e la stabilità dei 25 CAV e delle 42 case rifugio è condizionata dall’ennesimo rinvio dei requisiti nazionali nell’intesa Stato-Regioni prorogata al 2029. Inoltre, assistiamo a un netto ritardo nell’impiego delle risorse: oltre 1,9 milioni di euro destinati a nuovi CAV, sportelli e case rifugio hanno subito uno slittamento a causa di questa incertezza nell’intesa».

Perplessità riguardano anche la prevenzione: «la campagna regionale “Sicura” ha raggiunto appena lo 0,5% di giovani tra i 18 e i 24 anni, rivolgendosi per il 90% a un pubblico di follower già acquisiti. Allo stesso modo, il piano di formazione per operatori ha raggiunto solo metà dell’obiettivo prefissato (1.065 formati su 2.000 previsti). Abbiamo chiesto di focalizzare le azioni e le risorse sull’indipendenza abitativa delle donne che denunciano, sulla tempestiva accoglienza in situazioni di emergenza e su una formazione che sia sempre più capillare. Agire in modo coordinato e sinergico può salvare vite e garantire libertà a donne e minori che chiedono di uscire da situazioni violente».

«Il fatto che chi ci governa si occupi – concludono Luisetto, Sambo e Bigon – della lunghezza di una gonna, mostra quanto la più becera cultura maschilista rallenti e distragga dagli obiettivi e dai numeri veri: dalla costruzione di una cultura che riconosce e sostiene la libertà e l’autodeterminazione femminile. Dalle istituzioni ci aspettiamo rispetto, risposte concrete e investimenti seri nell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Su questo non faremo passi indietro».

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