Il silenzio della montagna, il ricordo dei caduti e quelle parole che arrivano dritte, senza sconti: “sapremo fare quello che fecero allora quei giovani?”. A Cima Valbella, sull’Altopiano di Asiago, il 20° Pellegrinaggio Cremisi dei Bersaglieri ha riportato alla memoria uno dei momenti più drammatici e decisivi della storia della Grande Guerra. Due giorni, il 29 e 30 agosto, sulle tracce dei Bersaglieri Eroi. Un percorso fatto di monumenti, cippi, corone d’alloro e luoghi che ancora oggi custodiscono le ferite e la memoria di quel conflitto.

L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri, Sezione di Vicenza e dal Comune di Gallio, con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza, della Città di Vicenza e dell’Unione Montana ‘Spettabile Reggenza dei 7 Comuni’, si è svolta nel 190° anniversario della fondazione del Corpo dei Bersaglieri. Sabato il programma ha condotto i partecipanti sulle tracce dei militari caduti. Dalla visita al monumento al 7° Battaglione Bersaglieri Ciclisti di Treschè Conca, all’omaggio floreale al Cippo dei Bersaglieri al Parco Crocetta e alla Chiesetta della Madonna della Salute di Gallio. Poi la deposizione della corona al monumento dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare Tenente Guido Maifreni, all’imbocco della Val Miela, accompagnata dallo scoprimento di una fotografia. La giornata si è conclusa con la visita al Museo della Guerra ‘La Battaglia dei Tre Monti’, a Sasso di Asiago.

Ma è stata domenica mattina, sulla cima a 1.314 metri, che il pellegrinaggio ha assunto il suo significato più profondo. Alle 7.30 l’ammassamento al piazzale delle sciovie Valbella. Un’ora più tardi l’inizio del pellegrinaggio. Alle 9 la manifestazione e la Santa Messa a Cima Valbella. Ed è qui che il presidente nazionale dell’associazione Bersaglieri, generale Tota, ha invitato tutti a fermarsi e ad ascoltare il silenzio. Non un silenzio vuoto, ma quello capace di far emergere il ricordo dei 20 mila giovani caduti nel periodo della guerra e, in particolare, la memoria della Battaglia dei Tre Monti, combattuta nel gennaio 1918 dopo la ritirata di Caporetto.

“Questa società ci ha abituato alla comodità, all’assenza di confini, a una solidarietà senza rispetto, alla cessione di spazi e alla rinuncia alla nostra civiltà-ha commentato l’europarlamentare Elena Donazzan, presente alla cerimonia- Sapremo fare quello che fecero allora quei giovani? Magari senza cultura, con un titolo di studio basso, ma amavano la loro terra, la loro famiglia, non volevano disonorare il cognome del loro padre, erano fieri di partire, loro giovani, al posto dei loro vecchi. Questa è una società che sembra avere dimenticato tutto questo, ma grazie al ruolo delle associazioni combattentistiche d’arma, di quei non più giovani che da giovani fecero il servizio militare, rispondendo a un obbligo, fecero il loro dovere”.

Da Cima Valbella, quindi , il ricordo dei soldati è diventato anche una riflessione sul presente. Una memoria che oggi viene affidata anche alle associazioni combattentistiche e d’arma, chiamate a mantenere vivo il legame tra le generazioni e una storia che rischia di diventare soltanto una pagina sui libri. Dopo la cerimonia, il pellegrinaggio è proseguito a Gallio. Alle 11 il ritrovo nella piazzetta dei Giardini, accanto al Comune, per la sfilata dei Bersaglieri accompagnata dalla Fanfara ‘Luigi Imelio’ di Marostica, la deposizione delle corone d’alloro e il tradizionale sfilamento a passo di corsa. Una corsa che, più che una semplice tradizione, ha chiuso una mattinata costruita attorno alla memoria. Perché salire fino a Cima Valbella, oggi, significa anche questo: fare fatica, fermarsi e ricordare.  In cima, prima della sfilata e delle fanfare, è rimasto il silenzio. Quello che, per qualche minuto, ha dato voce a chi ha dato la propria vita per il Paese.

di Redazione AltovicentinOnline

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