Nel cuore del Myanmar, nel sud est asiatico più impoverito, il nome di Nicola Michelon resterà nella memoria.

A capo del progetto di introduzione di tecniche e pratiche sostenibili nella Dry Zone, ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita e della sicurezza alimentare.

Il progetto sostenuto dalla onlus Terre Des Hommes ha visto impegnato per tre anni Nicola, agronomo con laurea in produzione e difesa dei vegetali, originario di San Giorgio di Perlena che proprio nel suo paese natio ha voluto portare la testimonianza della sua esperienza in Myanmar. “Il progetto di sviluppo fatto in Myanmar parte da lontano – ha spiegato Nicola – Parte soprattutto dalle precedenti esperienze che mi hanno fatto crescere, imparare e insegnato a condividere”.

Mentre scorrono le foto alle sue spalle, Nicola spiega cosa ha trovato al suo arrivo in IMG_1033Myanmar: un popolo con una forte voglia di sviluppo, ma che fino a pochi anni fa è stato limitato dalla dittatura e da un nemico incontrollabile, la stagione di ‘secca’, che da novembre a maggio condannava il paese ad una agricoltura quasi impossibile, con la popolazione che si nutriva principalmente di riso. Il lavoro intrapreso da Nicola in Myanmar ha avuto come elemento vincente l’acqua, sfruttando la stagione delle piogge, accumulata in bacini e canali scavati a mano direttamente dalla gente del posto coadiuvata, per arrivare allo scopo principe del progetto: aiutare a migliorare le condizione di vita dei gruppi più vulnerabili delle zone rurali del Myanmar, diversificando e aumentando la produzione agricola attraverso l’acqua accumulata e introducendo tecniche agronomiche eco-sostenibili adeguate al contesto.

Dove c’era aridità, ora ci sono serre e orti che garantiscono la produzione di più di trenta varietà di ortaggi, contro le tre iniziali. “Per ottenere tutto questo, che è stato un progetto condotto con la massima serietà, abbiamo proceduto per passi – ha continuato Nicola – Il primo passo ci ha visti impegnati a dialogare e lavorare con i gruppi del posto, per far capire alle persone l’importanza dell’aiuto che volevamo offrire”.

IMG_1038Il passo successivo era aumentare la disponibilità dell’acqua nell’arco dell’intero anno e non solo durante la stagione delle piogge, ottenuta con la creazione dei bacini, creando di pari passo al progetto iniziale un’opportunità di lavoro per le persone, non più obbligate a migrare nella vicina Malesia per sopravvivere, ma ricevendo un contributo direttamente da Terre Des Hommes.
“Costruite le strutture di accumulo dell’acqua abbiamo introdotto l’orticoltura – ha spiegato Michelon – Sono stati realizzati gli orti familiari dai 10 agli 80 metri quadrati, in base all’ampiezza del gruppo. Oltre a portare un beneficio nel sistema alimentare delle persone col miglioramento delle loro condizioni di vita, di cui i bambini sono i primi a beneficiarne, ha portato un miglioramento alla loro condizione economica”. I gruppi di produzione nelle serre hanno iniziato a vendere parte della produzione che non viene direttamente consumata, permettendo loro di acquistare altri alimenti introducendo nel loro stile di vita alimentare quei prodotti che mancavano, soprattutto carne e pesce.

Un concreto esempio di sviluppo integrale dell’uomo quello condotto in Myanmar, grazie al lavoro di Nicola e alle 64 persone cheIMG_1035 coordinava in 45 villaggi, che ha visto nell’arco di tre anni un miglioramento delle condizioni di vita grazie ad una alimentazione più varia e ad una potenzialità di redditto con la gestione degli orti: se prima il reddito di una famiglia di sei persone era di 45 euro al mese, ora ha avuto un incremento del 40%. E se a capo del progetto c’è un uomo, in questo caso, è pur vero dietro a un grande uomo c’è una grande donna, in questo caso Carol Damasio, la moglie di Nicola che lo segue e lo supporta nelle sue missioni che oltre di lavoro sono di umanità.

A congratularsi con Nicola, Maria Teresa Sperotto, sindaco di Fara Vicentino: “Sono contenta di conoscere Nicola fin da prima che iniziasse questo suo percorso che l’ha visto operare nel mondo. Il lavoro che fa è immenso e dà grandi possibilità a queste famiglie estremamente povere di poter vivere dignitosamente – concludendo – Mi auguro che altri prendano il suo esempio”.

Paola Viero

 

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