Il dono del sangue rappresenta, nella sua essenza più pura, uno dei pilastri fondamentali su cui poggia il tessuto sociale di una comunità civile e consapevole. Non è un semplice atto medico, né una mera procedura burocratica: è un gesto di profonda umanità, che trasforma il proprio essere in una risorsa vitale per l’altro. Donare il sangue significa riconoscere l’esistenza di un legame invisibile, ma indissolubile, che ci unisce al nostro prossimo, sancendo l’idea che la salute e il benessere non sono beni privati, ma beni collettivi da proteggere insieme”. Con queste parole il presidente di Fidas Vicenza, Mariano Morbin, è intervenuto questa mattina alla chiesetta del donatore al Monte Cengio, per rinnovare l’importante promessa a donare il proprio sangue, nonché per ringraziare i quasi 19 mila donatori attivi al 31 dicembre 2025, che hanno effettuato oltre 28 mila donazioni, e gli instancabili volontari impegnati nel territorio.
Oltre ogni barriera. “La bellezza del dono risiede nella sua natura universalmente inclusiva. Il sangue è, in ogni essere umano, il medesimo fluido vitale. Non conosce distinzioni di censo, provenienza, credo o orientamento. Essere donatori – ha spiegato il presidente Morbin – significa abbracciare un messaggio di uguaglianza radicale: non esistono preclusioni. Ogni persona, nel rispetto dei criteri di idoneità sanitaria stabiliti per tutelare sia il ricevente che il donatore, può diventare parte di questa rete di salvezza. È un atto che abbatte le barriere del pregiudizio, dimostrando che, nel momento del bisogno, siamo tutti uguali e tutti necessari”.
Il protagonismo delle nuove generazioni. “Un segnale incoraggiante arriva dai giovani, che si stanno affacciando al mondo dell’associazionismo con rinnovato entusiasmo. Vedere ragazzi e ragazze comprendere l’importanza di investire il proprio tempo libero per il bene altrui è il segno tangibile di una società che sa guardare al futuro con responsabilità. La loro energia, il loro sguardo critico e la capacità di utilizzare nuovi linguaggi per promuovere la cultura della donazione – ha sottolineato il presidente Morbin – stanno dando nuova linfa al settore. I giovani non sono solo i donatori di domani, ma sono i testimoni attivi di oggi, capaci di rendere il dono un gesto dinamico, moderno e socialmente desiderabile”.
Il valore del volontariato: un ponte tra passato e futuro. “Questo slancio giovanile, tuttavia, non sarebbe altrettanto efficace senza il prezioso lavoro dei volontari storici. Coloro che hanno dedicato anni della propria vita a costruire le basi di Fidas Vicenza – ha spiegato il presidente Morbin – rappresentano la memoria e la solidità del sistema. La loro esperienza, la pazienza nel tessere reti relazionali e la capacità di gestire le complessità organizzative sono il terreno fertile su cui i giovani possono innestare le proprie idee. Il volontariato del dono è un esempio virtuoso di passaggio di testimone: un dialogo costante tra generazioni diverse che, insieme, garantiscono la continuità di un servizio essenziale per il Sistema sanitario nazionale”.
Responsabilità e passione contagiosa. “Ciò che accomuna ogni donatore, dal neofita al veterano, è un profondo senso di responsabilità civile. Essere donatori significa aver compreso che il sangue non è riproducibile in laboratorio e che la sua disponibilità dipende unicamente dalla generosità spontanea dei cittadini. Ma questa responsabilità – ha aggiunto il presidente Morbin – non sarebbe sostenibile nel tempo senza la passione. È proprio quella contagiosa passione che anima le sedi associative, che trasforma l’attesa in una sala donatori in un momento di incontro e che spinge il donatore a diventare, a sua volta, un promotore”.
Donare il sangue è, in definitiva, un atto di libertà. “È la scelta consapevole di dire “io ci sono” per qualcuno che non conosco, ma di cui sento la necessità. È un esercizio quotidiano di empatia – ha concluso il presidente Morbin – che rende le nostre comunità più forti, più coese e, soprattutto, più umane. In un mondo spesso frammentato, il dono del sangue rimane uno dei linguaggi più universali e potenti per ribadire il valore della vita”.
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