E’ ancora acceso il dibattito sul tetto di studenti stranieri nelle scuole e mentre ci si concentra spesso su numeri, percentuali e sulla presenza di bambini italiani e stranieri, c’è chi invita a cambiare prospettiva e a tornare a guardare alle persone. È la riflessione di Dahir Abdelhadi, cittadino thienese, genitore che ha scritto alla nostra redazione per raccontare una piccola esperienza familiare diventata, per lui, l’occasione per riflettere sul ruolo delle insegnanti e sul significato della scuola come luogo di incontro e crescita.

«In questi giorni sentiamo parlare tanto di bambini, percentuali, italiani e stranieri, come se a scuola dovessimo continuare a dividere», scrive Abdelhadi. Poi racconta ciò che vede ogni mattina accompagnando la figlia a scuola: «Vedo bambini italiani e stranieri correre ad abbracciare le loro maestre». Un’immagine quotidiana che, secondo il genitore, dice molto più di qualsiasi statistica.

A rafforzare questa convinzione è stato un episodio avvenuto durante una vacanza in Marocco. Abdelhadi racconta di aver detto alla figlia: «Prendi qualche regalo da portare ai tuoi amici a scuola». La bambina, però, ha scelto diversamente: «No papà, voglio portarlo alle mie maestre».

Una risposta semplice, ma che ha lasciato il segno nel padre. «E lì ho pensato che forse noi adulti parliamo troppo di divisioni, mentre i bambini ci insegnano una cosa molto più semplice: affetto, rispetto e riconoscenza non hanno nazionalità». Da questa esperienza nasce anche un appello alle istituzioni. «Prima di parlare soltanto di numeri, percentuali e divisioni, guardiamo alle persone che ogni giorno sono dentro le nostre scuole», scrive Abdelhadi.

Al centro della sua riflessione ci sono soprattutto le insegnanti, alle quali, secondo il genitore, dovrebbe essere riconosciuto un maggiore sostegno.

«Alle insegnanti servono più mezzi, più personale, più sostegno e condizioni di lavoro adeguate», sottolinea. E aggiunge: «Serve riconoscere concretamente il valore del loro insegnamento e della responsabilità che hanno nel crescere le nuove generazioni». Una responsabilità che va oltre la semplice trasmissione delle conoscenze. La scuola è anche il luogo in cui bambini con storie, origini e culture diverse si incontrano ogni giorno, imparando a conoscersi e a stare insieme.

«Investire nella scuola significa investire nei nostri figli e nel futuro di tutti noi», è la convinzione espressa nella lettera. Il messaggio finale è proprio sulle differenze: «Non devono diventare muri. A scuola possono diventare un’occasione per conoscersi, rispettarsi e crescere insieme». E così il ringraziamento alle maestre diventa anche una richiesta di maggiore attenzione nei loro confronti: «Alle nostre maestre, quindi, non solo grazie. Anche più rispetto, più attenzione e il sostegno concreto che meritano».

Multa fino a 1.000 euro per il burqa a scuola e tetto del 30% per gli alunni stranieri: c’è l’ok al decreto

“Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto“. È quanto si legge nella bozza del decreto legge che istituisce un tetto massimo del 30% di alunni stranieri per classe. Il Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, ha approvato il Decreto scuola.

“L’autorità competente all’irrogazione della sanzione di cui al comma 5 è il prefetto. L’accertamento della violazione è effettuato dal dirigente scolastico“, specifica il testo, che poi prosegue: “All’attuazione del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

IN CLASSI TETTO 30% STRANIERI DAL 2027-2028

Per quanto riguarda il tetto del 30%, nella bozza si legge: “Al fine di garantire un’equilibrata composizione delle classi, funzionale alla qualità dell’azione educativa e didattica, alla piena fruizione del diritto allo studio e alla integrazione degli studenti stranieri, le istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia, provvedono, a decorrere dall’anno scolastico 2027/28, a costituire le classi iniziali della scuola primaria, della scuola secondaria di primo e di secondo grado secondo criteri di equa distribuzione degli alunni e degli studenti, in modo che: a) nella scuola primaria, il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, non superi il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima; b) nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, il numero degli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione non superi il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima“.

MINORE FUORI FAMIGLIA SE GENITORI NON STUDIANO ITALIANO

“Nei casi di mancata osservanza, in assenza di comprovati motivi di salute, di cause di forza maggiore o di altri gravi impedimenti, dei contenuti del progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità” che permette di partecipare gratuitamente ai corsi di lingua italiana, il Tribunale dei minorenni può, infine, disporre il collocamento dei minori fuori della loro famiglia.

TENERE CONTO DOMICILIO ALUNNO, ESIGENZE FAMILIARI E DISABILITÀ

Si legge inoltre: “Qualora il numero delle domande di iscrizione degli alunni e degli studenti rientranti nei criteri di cui al comma 1 non consenta l’applicazione dei limiti ivi previsti, gli Uffici scolastici di ambito territoriale, d’intesa con i dirigenti scolastici interessati, adottano le misure organizzative necessarie a garantire una presenza equilibrata di tali alunni e studenti tra le istituzioni scolastiche viciniori, nel rispetto del principio di prossimità e di effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative”.

ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI DIVENTANO LICEI

“Gli istituti tecnici assumono la denominazione di ‘licei tecnologici’ e gli istituti professionali assumono la denominazione di ‘licei professionali’”.

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