La Pedemontana Veneta resta una ferita aperta. Quantomeno sul versante della salute sull’ombra dei Pfas che si allunga. Finalmente, il consiglio regionale del Veneto affronta il tema. “È una vittoria del centrosinistra veneto” commenta  Carlo Cunegato ai margini della seduta consiliare, che aggiunge: “bisogna evitare che esploda questa nuova bomba ecologica” annunciando che verrò convocata una commissione congiunta sanità e ambiente.

I numeri della contaminazione
I numeri sono preoccupanti. Quattromila tonnellate di Pfas usate per accelerare la presa dei calcestruzzi nella costruzione della Pedemontana Veneta.  Il 40% disperso. Tre milioni di metri cubi di materiale contaminato da perfluoroalchilici spostati in 29 siti del Vicentino. “Se questo accade nel nostro territorio dopo il caso Miteni- denuncia Cunegato- significa che non abbiamo imparato nulla dalla storia e che continuiamo a essere accecati dalla logica del profitto”, che aggiunge: ” dal 17 giugno 2025, grazie a un tavolo tecnico della Regione, sappiamo che ci sono 9 pozzi inquinati da Pfas nei comuni di Caldogno e Dueville. Sollecitiamo quindi la giunta regionale a rispondere quanto prima alla nostra interrogazione, nella quale chiediamo se si possano davvero escludere rischi per la sicurezza dell’acqua potabile, ricordando che i termini per la risposta risultano scaduti già da due settimane”.

Un allarme che viene rilanciato anche dai consiglieri regionali Chiara Luisetto e Antonio Dalla Pozza. “Non possiamo più accettare risposte parziali. La salute dei cittadini e la tutela delle riserve idriche devono venire prima di ogni logica di cantiere-dichiarano commentando la richiesta di un intervento urgente per fermare la contaminazione da Pfas nelle le gallerie di Malo e Sant’Urbano e nelle aree dove è stata stoccata la terra di scavo.
“Nonostante l’installazione di sistemi di filtraggio a carbone attivo-sottolinea Luisetto-i rilievi Arpav e la relazione Ispra dello scorso luglio continuano a mostrare concentrazioni preoccupanti, con punte di 13.900 nanogrammi per litro registrate nelle acque di dilavamento delle gallerie che si immettono nei corsi d’acqua circostanti”. Secondo Luisetto, prima firmataria della mozione discussa in Consiglio regionale, la situazione è resa ancora più critica dal potenziale rischio di contaminazione legato allo stoccaggio delle terre e rocce da scavo in 29 cave e siti dell’Alto Vicentino.

La commissione congiunta come banco di prova
“In risposta alla nostra mozione, abbiamo accettato l’impegno assunto dall’assessore Zecchinato in aula di riunire congiuntamente in tempi rapidi la seconda commissione, infrastrutture e ambiente,  e la quinta commissione, socio-sanità,  per un’audizione urgente-conclude la consigliera-affinché la giunta e i tecnici presentino nel dettaglio cosa stanno facendo e cosa intendono fare per scongiurare i rischi per la salute delle popolazioni e del territorio su cui insistono le gallerie, i corsi d’acqua e le cave”.

“Siamo estremamente preoccupati per la progressiva estensione della contaminazione da Pfba dall’Alto Vicentino verso l’area in cui insiste la falda che alimenta gli acquedotti di Vicenza e Padova, e nella quale si trovano Comuni come Dueville privi di acquedotto-sottolinea il consigliere Dalla Pozza-Oggi il tema non è quello della ricerca delle responsabilità, che arriverà, ma quello della messa in sicurezza delle popolazioni interessate, attraverso un potenziamento dei presidi di sicurezza a monte. Bene quindi la disponibilità data dell’assessore Zecchinato, e attendiamo il confronto in commissione”.

di Redazione AltovicentinOnline

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