Se n’è andata in pensione qualche giorno fa Emilia Laugelli, dirigente dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Ulss 7 Pedemontana, che ha avuto diverse volte gli onori delle cronache nazionali per aver fondato il telefono antisuicidio dell’allora Ulss 4. Ha salvato vite, ha accompagnato alla morte malati oncologici, ha riempito di umanità una struttura sanitaria dove, per questa professionista, i pazienti non erano numeri ma persone. Una grande donna, prima che una grande professionista, a cui l’Alto Vicentino deve dire grazie per lo sforzo, per la dedizione, per l’impegno, per la missione che hanno contraddistinto la sua carriera, fatta non solo di riconoscimenti istituzionali, ma anche di quel lavoro in sordina che faceva con il camice bianco che le donava tantissimo.

«Ho timbrato per l’ultima volta col sorriso forzato, imbarazzata, ma l’ho fatto – racconta emozionata –. Con questo gesto chiudo il cerchio lavorativo fatto delle 40 ore settimanali, dei rituali del badge. Ma chi, come me, ha lavorato in ospedale sa che, per quanto si interrompa il rapporto lavorativo, non ci si stacca mai più. L’ospedale è il luogo dove l’umanità ha un senso, è il luogo della vera comunità, dove le persone abbassano le difese e si affidano. È il luogo della fiducia, della cura, della capacità di guardarsi negli occhi e fidarsi. Ho respirato a fondo, per molti anni, l’odore di tutti i reparti del mio ospedale, dove era pregnante quello della paura, delle incertezze, dei timori dei ricoveri, del terrore delle diagnosi. Ma anche quello della speranza, della fiducia e della guarigione. Ho incrociato occhi persi, storie drammatiche e diagnosi che hanno travolto vite e famiglie. Siamo stati dentro, insieme, a dolori acuti, a quelli che lacerano l’esistenza e non la ricompongono più com’era prima. Ho condiviso fatiche, al fianco di donne lacerate che hanno vissuto il dolore più grande che esista al mondo: Melania, Giulia, Luciana, Francesca, Monica, donne straordinarie che mi sono entrate dentro per sempre. E poi tutti i pazienti e le pazienti pervasi dalla malattia, in tutte le sue forme.
L’ospedale è un concentrato del mondo, ma quello speciale: il posto dove si riesce a essere autenticamente veri».

E poi la formazione, in cui Emilia Laugelli crede molto, perché del suo bagaglio non andasse perso nulla. E il senso di squadra, che è raro nel mondo ospedaliero: «Ho avuto anche una squadra di colleghi, in questo percorso, a cominciare da Giovanna Calapai, con la quale abbiamo aperto e fatto decollare la prima Unità Operativa di Psicologia Clinica della nostra Ulss. E poi Silvia D’Accordi, Francesca Zorzo e le decine e decine di tirocinanti e specializzande/i: per esempio Francesca Busolo, Giovanna Girardello, Nicole Tresso, Massimo Garzotto, Marianna Stella, Giulia Muriago, Eleonora Frassoni, Federica Filippi, Marta Mazzotta, Eleonora “Ele” Lagrotteria, Marta C., Sara Tescari, Valentina S., ecc. ecc. E infine Giulia Lucchini, che ora lascio da sola».

«Se sono soddisfatta? Molto, moltissimo. Posso solo essere grata per aver incontrato e conosciuto nel profondo persone che mi hanno dato tanto: medici, infermieri, operatori a vari livelli. Sono nate amicizie vere che porterò per sempre nelle cellule della mia esistenza. E a chi si lamenta per cose superflue o a chi si impegna a spargere odio e cattiverie, suggerirei di trascorrere qualche giorno negli ospedali. Dove arriva il dolore, non c’è spazio per l’odio».

Con il pensionamento di Emilia Laugelli, l’Ulss 7 perde un pezzo di umanità autentica, ma resta l’impronta ben segnata che questa dottoressa di origine calabrese lascerà in chi erediterà ciò che lei ha saputo insegnare con l’umiltà di chi crede che qualcuno debba continuare il suo mandato.

Grazie, dottoressa Laugelli, grazie da parte di chi ha avuto il privilegio di imbattersi in lei, di poter contare sulla sua professionalità capace di cambiare e dare la svolta alla propria esistenza.

Natalia Bandiera

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