L’ondata di gioia per il passaggio del Vicenza Calcio in Serie B travolge l’Alto Vicentino, che allo stadio, ogni anno, fa la parte del leone con una rappresentanza molto nutrita. A rappresentare questa gioia, spiccando come sa fare con il suo stile artistico e diventando meta di semplici cittadini ma anche di scolaresche, è Gunter Panozzo. Nella sua ditta di via Monte Pasubio a Zanè, dove dà lavoro a 120 dipendenti, sono state installate vere e proprie opere d’arte ispirate alla vittoria del Vicenza, che vogliono rappresentare l’atmosfera di festa che vive il nostro territorio per il successo di una squadra che non regala felicità solo per i gol o perché sa avere il sopravvento sull’avversario di turno.
«Andare allo stadio significa stringere amicizie, fare gruppo e ritrovarsi abbracciati a colui che prima era un perfetto estraneo e magari diventerà un compagno con cui condividere la passione per la squadra del cuore. Vi posso assicurare che quello che avviene allo stadio, oltre allo spettacolo sportivo, è magico ed emozionante». Panozzo non è nuovo a queste opere d’arte, che nascono sempre da una sua idea. La sua fabbrica di verniciature e polveri ha avuto gli onori della cronaca nazionale quando fece piazzare un cannone che sparava fiori nel giardino d’ingresso dello stabile: era l’inizio della guerra in Ucraina e questo imprenditore, originario di Piovene Rocchette e residente a Thiene, non riuscì a rimanere indifferente a qualcosa di così grave che stava accadendo nel mondo.
Si potrebbero citare tantissime altre circostanze in cui questo imprenditore talentuoso ha attirato l’attenzione su di sé, perché basta scambiare due parole con lui per capire che la sua missione non è solo quella di essere attrattivo per egocentrismo, come qualcuno semplicisticamente pensa.
«Un’azienda è casa – spiega con l’umiltà che contraddistingue i grandi – non è un luogo dove si produce solo reddito, ma un posto dove si respirano le preoccupazioni per i fatti che accadono nel mondo di cui facciamo parte, che questi avvengano a due passi da noi o in luoghi lontani».
E poi c’è il benessere dei suoi dipendenti, che per Panozzo è imprescindibile per il successo di un’azienda: «Vedere che i miei dipendenti postano sui loro social personali le installazioni che mettiamo all’ingresso e all’interno della ditta è per me gratificante. È il segnale che la nostra realtà non è solo il luogo dove si guadagna lo stipendio di fine mese, ma qualcosa di cui andare fieri. Perché, diciamola tutta, una fabbrica, un posto di lavoro, non sono solo freddi ambienti dove trascorrere qualche ora. Qui passiamo la parte più importante della nostra vita».
Basta visitare la palestra con tanto di sauna e attrezzi costosissimi per comprendere cosa voglia dire Panozzo, che non bada a spese quando deve investire sulla qualità della vita dei suoi lavoratori, che in fabbrica devono sentirsi a casa.
«Gunter Panozzo è il nostro orgoglio – dice di lui il sindaco di Zanè, Alberto Busin –. Le sue opere d’arte, curate nei dettagli, danno lustro al nostro paese e questo imprenditore, a cui dobbiamo dire grazie perché offre lavoro a molti concittadini, ha una marcia in più. Non si limita a realizzare queste strutture che attirano l’attenzione di tutti, abbellendo una parte del paese, ma ci tiene a condividerle con noi. Ricordo quando installò la famosa mano gigante: volle chiedere a noi amministratori se eravamo d’accordo. Avrebbe potuto non farlo, ma ci tenne a coinvolgerci e questo la dice lunga sul suo senso di appartenenza alla comunità. I suoi capolavori sono un museo a cielo aperto, un valore, e non possiamo che dire grazie».
Panozzo è un grande comunicatore perché, in fondo, le opere che realizza, dopo aver condiviso i suoi progetti con Gabriele Thiella e Francesco Apolloni, non sono altro che l’emblema di una spiccata sensibilità, che diventa creatività emozionale. Che si tratti della gioia sfrenata per l’ascesa della sua squadra del cuore, trasmessa dalla figlia Giulia di 23 anni, o della preoccupazione per una guerra.
E a proposito di quest’ultima, il titolare di Univer 2000 di Zanè si fa molto serio: «Sono molto preoccupato e non riesco a essere positivo per il futuro. L’Europa è inesistente – conclude con tono amaro Panozzo –. Gli imprenditori stanno svendendo e non si crede nello Stato. Si percepisce sfiducia e prevedo una grossa scrematura, con le piccole aziende che spariranno. Come se già la burocrazia non bastasse, adesso la situazione è davvero drammatica».
Natalia Bandiera (ph Pierpaolo Lovato e Vittoria Pauletto)
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