Un silenzio carico di commozione ha accompagnato l’ultimo saluto a don Francesco Andreoli e Alberto Fioretto. Migliaia di persone hanno riempito il PalaRomare di Schio, scelto come sede delle esequie congiunte per consentire a un’intera comunità di rendere omaggio ai due tragicamente scomparsi nell’incidente stradale avvenuto la scorsa settimana nella galleria di Malo della Pedemontana Veneta.

Un colpo d’occhio impressionante, quello offerto dal palazzetto sportivo gremito in ogni ordine di posto da fedeli, amici, autorità e semplici cittadini. Una partecipazione che richiama quella della fiaccolata di lunedì scorso, quando oltre diecimila persone avevano attraversato in silenzio le vie della città per testimoniare vicinanza e affetto. A presiedere il rito è stato il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard, giunto per guidare il momento di preghiera e di raccoglimento. Tra le autorità presenti anche il governatore del Veneto, Alberto Stefani.

Un dolore collettivo, composto e profondo, che ha trovato spazio nelle parole dell’omelia. Il celebrante ha ripreso il messaggio inviato dal vescovo di Udine: “Prego il Signore che sia lui a consolarvi”. Un invito alla speranza rivolto a una comunità ferita, chiamata a fare i conti con un vuoto difficile da colmare.

“Loro sono qui con noi e vogliono che usciamo dal dolore”
“Ciascuno di noi ha bisogno di essere consolato” inizia così l’omelia. La scomparsa di don Francesco e Alberto lascia infatti un’assenza che pesa nelle famiglie, nelle amicizie, nelle parrocchie e in tutti coloro che hanno condiviso con loro anche solo un tratto di strada. Di fronte a una tragedia così improvvisa, ha aggiunto, emergono inevitabilmente i tanti “perché” dell’uomo, domande che spesso restano senza risposta. “Questo deve consolarci – ha proseguito  l’officiante– Alberto e Francesco sono morti insieme, mentre condividevano la strada dell’oratorio, dello spendersi per gli altri. E anche l’ultimo istante terreno li ha visti fianco a fianco. Questa è l’essenza dell’oratorio: camminare insieme per salvare le anime”.
Poi il passaggio rivolto alla famiglia di Alberto: “don Francesco ha portato vostro figlio a Dio: una perla preziosa, di così alto valore”. Infine lo sguardo ai giovani presenti: “siete in tanti, la vostra amicizia è il regalo più bello per Alberto”.

Quindi un ricordo personale e intenso di don Francesco: “Sei stato lampada che ha illuminato e sale che ha dato gusto alle relazioni. Con te in molti si sono sentiti accolti e custoditi. Ora sei la vite potata da Dio affinché porti più frutti. Hai scelto il cortile come spazio del tuo servizio: ora corri per il cortile del Paradiso. Tieni per mano Alberto e, insieme a don Bosco, fate una carezza alle vostre mamme, ai vostri papà e ai vostri familiari. Consolateli. E poi consolate tutti noi”.

A Schio, al PalaRomare, resta una comunità segnata ma non spezzata: unita da un dolore che non si cancella e da una presenza che, per molti, continua a rivivere nei gesti condivisi e nelle strade percorse insieme a don Francesco e ad Alberto. Storie che non trovano una fine nell’addio, ma continuano a parlare nel ricordo.

di Redazione AltovicentinOnline

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