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Sparatoria a Fara. Indagato il carabiniere che ha ucciso Soufine Boubagura. Voleva finire l’agente Alex Frusti

La Procura della Repubblica di Vicenza ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio commesso per eccesso colposo nell’utilizzo legittimo delle armi  il vice brigadiere che ieri mattina, 24 aprile 2023, ha fatto fuoco uccidendolo Soufine Boubagura, di origine nordafricana, vittima della sparatoria avvenuta in via Crosara a Fara Vicentino, al confine con Breganze. Un atto dovuto da parte del magistrato che indaga sul fatto di sangue che ha scioccato l’Alto Vicentino, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia Locale. Migliorano intanto, le condizioni dell’agente Alex Frusti, che stava per rimetterci la vita se non fosse stato per il sottufficiale che lo ha freddato. Frusti è ricoverato all’ospedale di Santorso, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, non è in pericolo, ma la prognosi è ancora riservata. Pare che Boubagura, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti che ne hanno disposto l’autopsia per mercoledì, si era avvicinato al poliziotto, dopo averlo già colpito al torace e ad una gamba, per ‘finirlo’. Impugnava la pistola d’ordinanza sottratta all’appuntato scelto, che aveva poco prima aggredito, riuscendo a ‘scarrellarre” più volte la semiautomatica di cui si è impossessato e con la quale avrebbe potuto commettere una strage. Perchè quell’uomo era fuori di se, urlava in arabo, diceva ” Allah Akbar” e sembrava volere fare fuori chiunque si trovasse sul suo cammino.

I carabinieri lo avevano intercettato dopo le segnalazioni arrivate alla centrale operativa, che verso le 10,30, mettevano in guardia le forze dell’ordine della presenza di un uomo vestito con una tunica grigia, che camminava scalzo e urlava frasi sconnesse. Sbatteva i piedi nelle pozzanghere d’acqua accumulata con la pioggia e guai ad avvicinarsi. Soufine Boubagura era alterato e avrebbe danneggiato anche l’auto di un bancario. Quando i carabinieri lo hanno trovato, gli hanno intimato di fermarsi, ma lui ha ignorato i militari che a quel punto hanno usato il taser. Lo hanno utilizzato ben due volte ed è stato lì, che la situazione si è fatta estrema con il nordafricano che si è accasciato a terra per poi rialzarsi e ritrovarsi a tu per tu con l’appuntato, che nel tentativo di chiamare rinforzi via radio, sarebbe stato spintonato sul sedile. E’ stato in quel momento che la vittima è riuscita a sfilargli la pistola d’ordinanza, con cui ha iniziato a fare fuoco diverse volte. Alla vista della pattuglia della Polizia Locale è diventato ancora più aggressivo e ha iniziato a sparare verso l’agente Frusti, che è caduto a terra dopo essere stato attinto al torace con una pallottola che si è conficcata nel polmone. Il compagno di pattuglia di Frusti e gli altri due carabinieri erano riusciti, intanto a ripararsi dalla furia di quell’uomo armato e pericolosissimo. La gente del posto atterrita ha intuito subito che fosse accaduto qualcosa di veramente grave.  Boubagura si è avvicinato all’agente, ha ricaricato la pistola, ma a quel punto è arrivato il vice brigadiere, che lo ha fermato uccidendolo.

Boubagura, che risulta residente a Scafati, era privo di documenti, ma era già stato oggetto di foto segnalamento. E’ stato identificato grazie alle impronte digitali, quindi il riconoscimento da parte della sorella, unico parente che avrebbe in Italia.

In serata, la comunicazione della Procura di Vicenza che ha indagato il carabiniere che ha ucciso il nordafricano. Ma questo, sia chiaro, non è sinonimo di colpevolezza, ma di garanzia per il militare in quanto dovranno essere svolti degli accertamenti di rito per un certo tipo d’indagini, che necessitano di perizie. Un atto dovuto, insomma, da parte della magistratura quando si registrano certi fatti di sangue. Sotto sequestro le pistole d’ordinanza dei due carabinieri in servizio ieri mattina e al centro di una vicenda, che presenta ancora dei lati oscuri da chiarire.

Natalia Bandiera

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