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La grande truffa collaudata alla Bpvi: ‘Il crac bancario veneto poteva essere limitato’

Un crac che ha portato a conseguenze devastanti non solo per le ripercussioni sull’economia del Veneto, ma per tutto quello che ha provocato in cittadini scossi, scioccati, qualcuno si è suicidato a Schio per non aver retto al colpo: lo hanno trovato impiccato nel suo fienile e aveva solo 49 anni. Qualche altra vittima ha tentato il suicidio e non si riprenderà mai per la fiducia tradita. Un crac che si sarebbe potuto almeno limitare.

E’ stato presentato , a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale, il libro di Renzo Mazzaro “Banche, banchieri e sbancati – La grande truffa dal Veneto al resto d’Italia”, un volume che, come sottolineato dall’autore, “non fa sconti a nessuno, neppure alla Regione Veneto, ma offre al lettore gli strumenti necessari per maturare un’idea consapevole su quanto è veramente successo alle due Banche Popolari Venete”.

Mazzaro scrisse qualche anno fa il libro ‘I padroni del Veneto’, che riguardava la spartizione degli appalti gestita dalla ‘politica che conta’.

 

“Ho cercato di ricondurre a unità quanto era stato scritto sul fallimento delle due Popolari Venete, sicuramente bene e con i giusti approfondimenti, ma disperso in molteplici fonti – ha chiarito Mazzaro – Ho sentito quindi la necessità di dare una veste unitaria e armonica almeno agli elementi fondamentali e alle versioni contrastanti, non rinunciando al mio apporto critico. Credo che non vadano assolutamente taciute quelle che sono state le responsabilità locali, di chi ha prestato soldi a quanti non ne avevano i requisiti, e che vi sia una responsabilità sociale che purtroppo i Tribunali non potranno mai sanzionare. Credo che i truffatori sono coloro che hanno gestito in modo troppo disinvolto le due banche, e sarà compito della Magistratura individuare i responsabili, auspico solo che si faccia presto. Sicuramente, vittime e carnefici facevano parte dello stesso sistema”. “210.000 risparmiatori truffati, 300.000 ipoteche immobiliari ancora da escutere. Questi sono i numeri e le conseguenze dei crac bancari solo del Veneto, ma con cifre diverse è accaduto lo stesso in altre parti d’Italia, come la triste catena di suicidi documenta – ha ricordato Renzo Mazzaro in conclusione – Il libro offre anche uno strumento per il confronto e per contribuire a fare emergere aspetti nascosti”.

Il consigliere regionale Antonio Guadagnini (Siamo Veneto) ha introdotto la presentazione, ringraziando “i colleghi Ruzzante e Berlato per aver fortemente voluto, assieme al sottoscritto, che il libro di Mazzaro venisse presentato in questa sede istituzionale. D’altra parte, il Consiglio Regionale ha avuto molto a cuore la vicenda delle Popolari Venete, dando vita a due Commissioni di Inchiesta che hanno prodotto risultati apprezzabili, ricostruendo bene come si sono effettivamente svolti i fatti”. “Ho trovato il libro molto ben fatto, soprattutto perché ha il pregio di dare voce alle vittime, con interviste significative a quanti hanno subito le conseguenze del crac delle Banche Venete – ha sottolineato Guadagnini – Mazzaro riesce ad affrontare in modo semplice e avvincente temi estremamente complessi, e di questo è doveroso dargliene merito. Tuttavia, secondo il mio punto di vista, se da una parte è chiaro che la truffa c’è stata, credo però che sia ancora tutta da scrivere la pagina relativa ai veri colpevoli, che andrebbero ricercati fuori dai confini regionali. Lasciamo comunque alla Magistratura fare il proprio lavoro, ma penso che i fatti accaduti fino agli anni 2014/2015 non siano sufficienti a spiegare compiutamente i motivi e la genesi del fallimento delle Banche Venete. Quel che ritengo sicuro è piuttosto la colpevole latitanza della Politica veneta, basti pensare al diverso impegno assunto dai politici pugliesi nel salvataggio della Popolare di Bari, difendendo così il territorio di riferimento”. “Forse – ha concluso Antonio Guadagnini – un diverso atteggiamento da parte della Politica e degli Organi di vigilanza avrebbe potuto evitare il crac, magari prestando maggiore attenzione ai criteri fissati dal Parlamento Europeo che hanno favorito le Banche del Nord Europa, penalizzando invece le nostre”.

 

Piero Ruzzante (LeU) ha evidenziato subito come “la presentazione del libro di Renzo Mazzaro, qui a palazzo Ferro Fini, possiede un elevato valore simbolico”. “Ho trovato veramente bella questa pubblicazione – ha spiegato Ruzzante – perché ha un pregio straordinario, aver tradotto una vicenda complicata e ostica in modo semplice e a portata di chi non è un esperto di banche, risparmi ed economia; dopo aver letto il volume, anche il più digiuno in materie economiche potrà orientarsi in modo sufficiente. E, soprattutto, Mazzaro ha avuto il coraggio di fare nomi e cognomi di chi ha intascato i soldi dei veri truffati, i piccoli e medi risparmiatori. Perché i soldi non possono svanire nel nulla, ma transitano sempre dalle tasche di qualcuno a quelle di qualcun altro, e il libro, questo, lo spiega bene, facendo chiarezza su coloro che sono stati baciati dalla fortuna, comprando azioni con il capitale delle banche, e che hanno ricevuto lauti finanziamenti, risultando poi inadempienti”. “Con questo libro, Mazzaro ci offre una importante lezione da tenere presente per il futuro, al fine di evitare il ripetersi di vicende dolorose e gravi come quelle che hanno interessato le nostre banche – ha concluso Piero Ruzzante – sicuramente, dobbiamo diffidare da chi ci offre guadagni facili e immediati”.

 

Prezioso è stato il contributo offerto da Giorgio Roverato, Docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Padova, per il quale “Il libro di Mazzaro ricostruisce bene le vicende di un enorme disastro, che non è solo ascrivibile a disinvolti banchieri e malfattori, ma che investe in profondità l’intero modello di società veneta, una intera classe dirigente economica e politica. Il crac delle Banche Venete ha origine nel momento in cui degenera il modello di Banca Popolare, di società cooperativa pensato da Luzzati nella seconda metà dell’Ottocento, ovvero una banca del territorio nata per supportare l’economia minuta, una banca urbana fondata sulla conoscenza e la fiducia reciproche, su un rapporto stretto tra direttore e risparmiatore, con quest’ultimo che non è un azionista, bensì un socio della banca. Il sistema è imploso quando è stata contraddetta la natura stessa della Banca Cooperativa, nel momento in cui le banche hanno voluto espandersi troppo, perdendo così quel legame che le univa al territorio di riferimento, e quando hanno fatto ricorso a cooptazioni all’interno dei loro CdA”.

“Credo che il crac delle Banche Venete si sarebbe potuto almeno limitare se si fosse tenuta in considerazione la parabola discendente imboccata da AntonVeneta – ha spiegato in conclusione del suo intervento Giorgio Roverato – quando con l’aumento delle proprie dimensioni ha dovuto necessariamente assumere la veste di SpA, fino alla sua estinzione”.