Vuole riprendere in mano le redini di Sarcedo. Dove ha amministrato per dieci anni, durante i quali la sua missione non era quella di dare il ‘contentino’ al singolo cittadino, ma di fare il bene della collettività.
Giorgio Meneghello, 58 anni,  con ‘Vivere Sarcedo’ è pronto alla sfida che andrà in scena il 26 maggio, quando tenterà di togliere la poltrona da primo cittadino all’uscente Luca Cortese. Quest’ultimo ha preferito non sbilanciarsi, ma in paese tutti sanno che vuole fare il bis.

Meneghello, come mai ha deciso di candidarsi?

Me lo hanno chiesto ed ho accettato di collaborare con la Lega per riconquistare quel ruolo da sindaco che mi manca.  Abbiamo scelto di correre tutti insieme, questa volta, per fare fronte comune e riportare questo paese di 5300 abitanti ad avere quel ruolo da protagonista che un tempo Sarcedo aveva all’interno della comunità dell’ Alto vicentino. Non sono attaccabile, so di avere fatto bene e non temo gli avversari.

Allora conta di farcela?
Partecipo per vincere e conto di farlo perché credo ci sia bisogno di recuperare il senso di responsabilità, ma soprattutto di progettualità, che ogni amministratore dovrebbe avere.

Cosa vuol dire?
Il sindaco Cortese ha amministrato seguendo le mie orme. Le faccio un esempio, quando si parla di Ca’ Dotta si parla di un fiore all’occhiello per il quale ho lavorato io. Ecco perché l’ho voluta fortemente come protagonista del simbolo della mia lista. Oggi,  rappresenta un importante polo che porta 12mila giovani da tutta la Regione, coinvolgendoli in progetti di prevenzione per gli stila di vita sani,  studiati e realizzati in collaborazione con l’Ulss 7.  Per progettualità intendo proprio l’investimento che bisogna fare su questo flusso di ragazzi che non devono venire a Sarcedo solo per le attività. Dobbiamo lavorare per farli fermare, dando modo loro di visitare il nostro territorio, creando anche dei pacchetti di offerta che li facciano soffermare nel nostro comprensorio  per più tempo. L’alto vicentino è dotato di bellezze storiche ed artistiche, del valore incommensurabile. Da Sarcedo devono partire gli stimoli per portare l’utenza a fruire di posti che possono donare un bagaglio culturale e formativo di livello. Quando parlo di progettualità  intendo il lavoro che voglio fare, e che sembra essersi fermato dopo di me, per ipotizzare Sarcedo nei prossimi anni.

Oltre Ca’ Dotta, di che cosa va fiero?
Grazie al mio lavoro ed all’impegno profuso,  ho dato l’impulso vitale alle associazioni di paese. Grazie allo spirito di collaborazione, che con me non è mai mancato, Sarcedo ha avuto la sua Pro Loco, che fino a prima non aveva – continua -Il Gruppo Giovani, che si trovava ancora allo stato embrionale, ha potuto svilupparsi e diventare grande col nostro sostegno. Grazie agli accordi tra pubblico e privato, siamo riusciti a dare a Sarcedo un centro culturale, trovando la giusta sede della biblioteca nelle ex scuole elementari –  e ancora – una sede per la Protezione Civile in via Fossalunga,  l’ecocentro e come non ricordare la bretella che scarica il traffico in zona artigianale. Se a Sarcedo, oggi, si può utilizzare il vecchio stadio dell’Orto è grazie al manto sintetico installato da noi, che ha dato nuova vita alla struttura che altrimenti rischiava di essere inutilizzata.
Spesso ci si vanta di risultati omettendo chi nella sostanza ha lavorato veramente per idearli e realizzarli. Come per i percorsi permanenti ‘scippati’ da chi ora si prende il merito, senza avere l’umiltà di riconoscere che già con me, tra il 2009 ed il 2010, avevo un  di percorso già definito  nell’ambito della salute e, con la Pro Loco ed il Gruppo Podisti Sorriso, si erano già iniziati a definire i percorsi di Sarcedo.

Che sindaco è stato?
Sicuramente in parte ‘anomalo’. Non di certo quel sindaco che al primo cittadino, che bussa alla porta del comune, risponde ‘si, si può fare’. Preferisco la coerenza e l’onestà, all’esigenza di dovere accontentare a tutti i costi chi si può fare attendere, rispettando il parere di una giunta che potrà dire sì o no.

Quindi un sindaco più autorevole?
Certamente. Ben vengano le idee dei cittadini, che devono essere sempre tenute in considerazione. Ma non si deve mai perdere di vista il proprio ruolo, che a volte ti costringe a dire ‘non si può fare’.  Riconosco questo mio senso pratico, ma sono molto più attento di chi, agli occhi della massa, appare disponibile con tutti. Ad esempio non mi è potuta sfuggire la situazione, sicuramente peggiorata, che si registra all’interno del municipio. Una struttura in cui si è registrato turn over di personale comunale negli ultimi cinque anni:  con 6 dipendenti su 22 che se ne sono andati. Frutto credo di una gestione troppo ‘personale’ e credo sia arrivato il momento di ridare coesione e tranquillità a chi lavora negli uffici comunali.

 

Meneghello, quando lei era primo cittadino aveva un ruolo molto attivo all’interno della conferenza dei sindaci, dell’ex ulss 4. Sarcedo non è più in prima linea…
L’argomento ospedale l’ho seguito quando ero al timone di Sarcedo e continuo a  farlo, perché la salute è un valore, come quello della sicurezza su cui non si può essere superficiali. Ecco perché ho sempre partecipato alle riunioni coi colleghi sindaci, votando anche contro la maggioranza se c’era da difendere i servizi del mio territorio. Oggi, la situazione è molto delicata, con un ospedale costruito in tre anni e mezzo e  in quattro mesi protagonista di un accorpamento non facile, che ha portato a delle conseguenze fisiologiche. Di una cosa sono certo, l’ospedale Alto Vicentino è una struttura all’avanguardia  che va difesa strenuamente con la forza, e la personalità, di primi cittadini che devono fare squadra per fare valere un territorio vastissimo.

Natalia Bandiera

Paola Viero

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