Una visione  che sposta l’attenzione dal controllo alla cura delle radici del fenomeno.

Il dibattito sulle mozioni relative al disagio giovanile presentate da Fratelli d’Italia e Lega, attese in discussione mercoledì  22 marzo in Consiglio comunale a Thiene, si arricchisce della posizione del consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra, Aladeine Kaabouri. Impegnato al Parlamento Europeo e impossibilitato a partecipare alla seduta, il consigliere ha diffuso una nota per contribuire al confronto pubblico su un tema che definisce “delicato e complesso”.

Al centro della riflessione, un richiamo preliminare al linguaggio utilizzato nel dibattito politico e mediatico. L’espressione “baby gang” – afferma – è “profondamente fuorviante”, perché riduce fenomeni articolati a etichette semplificate. Una scorciatoia che, secondo Kaabouri, rischia di alimentare percezioni emergenziali e risposte affrettate.

Pur riconoscendo l’esistenza di episodi di violenza e comportamenti devianti tra i giovani, il consigliere invita a non limitarsi alla gestione immediata dell’ordine pubblico. Le misure proposte nelle mozioni,  più pattugliamenti, videosorveglianza, daspo urbano, controlli serrati,  “possono avere una loro utilità”, ma non possono rappresentare il fulcro di una politica complessiva. L’idea che più controllo significhi automaticamente più sicurezza, sostiene, non trova conferma né nell’esperienza italiana né in quella internazionale.

Per Kaabouri, la questione cruciale è un’altra: andare oltre gli effetti visibili e interrogarsi sulle cause profonde. Le radici del disagio giovanile, osserva, affondano spesso in fragilità familiari, dispersione scolastica, povertà educativa, mancanza di opportunità formative e lavorative, assenza di luoghi di aggregazione, sfiducia nelle istituzioni. Particolare attenzione viene riservata alle seconde generazioni, spesso in bilico tra cittadinanza formale e reale inclusione sociale. “Non basta essere presenti in una comunità per sentirsi parte di essa”, sottolinea.

La risposta, dunque, non può essere solo repressiva, ma strutturale e continuativa. Kaabouri chiede un investimento deciso nelle politiche giovanili: prevenzione nella scuola, contrasto alla dispersione, spazi aggregativi attrattivi e accessibili, attività sportive e culturali, educazione emotiva, supporto psicologico, educatori di strada capaci di operare nei contesti informali. Una “comunità educante”, insomma, presente non solo quando il problema esplode.

A questo si aggiunge un elemento che definisce decisivo: il rapporto tra adulti e giovani, oggi segnato da distanza e incomprensione reciproca. Ricostruire un dialogo credibile, per il consigliere, è essenziale per prevenire derive problematiche e sostenere genitori, insegnanti e operatori.

Kaabouri porta nella sua analisi anche l’esperienza maturata da  consigliere alle politiche giovanili. Una prospettiva che lo porta a vedere nei giovani,  anche in quelli protagonisti di episodi negativi,  potenzialità spesso inespresse. “Il cambiamento è possibile”, afferma, “ma richiede uno sforzo collettivo”.

Nessun attacco frontale alle mozioni del centrodestra, precisa il consigliere, ma la consapevolezza che esse siano “parziali e sbilanciate”, concentrate sugli interventi a valle più che sulle condizioni che generano il disagio. “Per affrontare davvero queste tematiche – conclude il consigliere amato dai giovani– servono politiche integrate, capaci di tenere insieme sicurezza, prevenzione e inclusione”.

di Redazione AltovicentinOnline

 

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